sai come si chiama e dove si trova l'ambiente che vedi sotto.
Nella foto di ieri l'ex Cartiera Latina.
La ex Cartiera Latina si trova al civico 32 della via Appia Antica, dal 1998 sede del
parco Regionale dell'Appia Antica, è attivo un centro visitatori dove è
possibile usufruire di numerosi servizi, è centro espositivo e sede di
convegni. Una vasta sala convegni è intitolata ad Antonio Cederna. Già sede della
biblioteca della Bicicletta Lucos Cozza, oggi è sede della Biblioteca “Fabrizio Giucca”. Contiene circa
3.000 titoli, su archeologia e beni culturali da un lato e su natura e aree
protette su un altro con particolare riferimento al parco dell’Appia Antica. E’
attivo un gruppo di lettura.
Storia.
Dal medioevo questo luogo ha avuto una spiccata vocazione artigianale per la
presenza del fiume. Un documento del 1081 attesta la presenza nell’area di
impianti per la follatura
dei tessuti di lana fondata sullo sfruttamento del flusso delle acque della
Marrana. Nel XV secolo tali strutture sono chiamate gualchiere o valche dal
termine logobardo “walkan” rotolare. Il termine valca veniva utilizzato
prevalentemente per gli impianti per la follatura della lana, a volte anche per
le cartiere. Quando nel 1656 Roma venne colpita dalla peste, la valca
d’Acquataccio, qui localizzata, fu utilizzata per la disinfezione delle lane
dei materassi. Nel 1677 il modenese Domenico Atimani acuqistò dai fratelli Muti
duchi di Rignano la valca d’Acquataccio e gli edifici annessi al prezzo di 2000
scudi e ne cedette il libero uso ai Cappucci per valcare e purgare tutte le
pezze di panno di lana e le coperte che si fabbricavano nel loro convento di
Santa Maria della Concezione in via Veneto.
Il 16 dicembre 1804 la valca d’Acquataccio
fu concessa a Giuseppe Pericoli che ottenne il permesso di trasformare la valca
in mola per marinare la vallonea. La polvere estratta dalle ghiande della
quercia vallonea era utilizzata nella concia delle pelli, poiché conteneva buone
quantità di tannino. I Cappuccini ricevettero in cambio della mancata valcatura
un compenso di 15 scudi annui.
Un documento del 1855 cita la valca ma lo
stesso atto parla anche di mola, i due termini sono usati come sinonimi. In un
documento del 1875 la mola viene definita “molinello da colori”. L’impianto era
stato adattato alla macinazione di colori destinati alle fabbriche di
ceramiche. Tale struttura rimase di proprietà dei Cappuccini fino al 1912, anno
in cui fu intestata a Giuseppe Borghese principe di Poggio Nativo (Rieti).
Nel 1919 al civico 12 dell’Appia Antica
era attestata una porzione di casa ad uso cartiera con caldaia a vapore a tre
motori elettrici della forza complessiva di 67 Ampere, con corte annessa: il
proprietario era il principe Giuseppe Borghese. Il 21 settembre 1923 si
costituì la Società Anonima per Azioni Cartiera Appia”, dal 10/1/1931 divenne
Società Anonima Cartiera Latina, mentre la proprietà degli immobili era passata
a Loreto Costatini e Enrico Zuanelli. Negli anni Trenta nella cartiera
lavoravano 40 operai e l’azienda produceva carta di qualità per l’editoria
dagli stracci di cotone. Dal 1937 lavorò per qualche anno alla Cartiera, come
ragazzo di macchina, con salario di 30 lire a settimana, un giovanissimo Claudio
Villa, la cui famiglia abitava in quegli anni sulla via Ardeatina. Dal PRG del
1931 la cartiera si trovava nell’area di rispetto dell’Appia Antica che
configura il futuro parco.
Nel 1966 lo
stabilimento occupava 60 operai e produceva anche sacchetti di carta. Nel 1971
venne emanato dal Comune di Roma un decreto di esproprio in quanto ricadeva
nella zona N – Verde Pubblico del PRG. La chiusura dell’impianto avvenne nel
1986.