Quando non c'era la libertà di parola, di stampa, di opinione, di riunione, allora le statue di Roma parlavano. Una di queste era Madama Lucrezia.
Dialogava con l’Abate Luigi e con Marforio
la statua di MADAMA LUCREZIA collocata in piazza San Marco tra la
basilica omonima e il ricostruito
palazzetto Venezia. Si tratta sempre di una statua romana, diverse sono le
attribuzioni, chi sostiene che si tratta della dea Iside, chi Lucrezia moglie
di Collatino, altri propendono per Faustina moglie di Antonino Pio, altri
infine sostengono che sia stata donata a Lucrezia D’Alagna, amante di Alfonso
d’Aragona re di Napoli. A sostegno di quest’ultima tesi si può dire che il
termine madama non è mai stato usato in Roma, mentre era in uso a Napoli.
Si narra che papa Gregorio XIV,
sentendosi venir meno, si fece portare a palazzetto Venezia che era protetto da
una staccionata, quindi luogo tranquillo. Nonostante ciò vi morì il 16 ottobre
1591. Madama Lucrezia parlò:
“La morte entrò attraverso i cancelli”.
Sembra che durante l’occupazione francese
del 1799 qualcuno la buttasse a terra, il giorno dopo un ignoto mise sulla
statua sdraiata sul selciato il cartello:
“Non ne posso vedè più”.
Sulla piazza si teneva il “Ballo de li
poveretti”, cosiddetto perché vi partecipavano nani e storpi, la statua di
Madama Lucrezia veniva addobbata con collane di cipolle, capi d’aglio e
peperoncini.