mercoledì 24 giugno 2026

Evviva! Pedonalizzato il cuore del quartiere Coppedè.

 


   Il quartiere Coppedè è stato costruito dall’architetto Gino Coppedè[1] tra il 1919 e il 1926, è un incredibile incrocio di linguaggi architettonici che ben ci riportano nell’atmosfera borghese di inizio Novecento. “E’ un tardo episodio liberty, del tutto anacronistico e spaesato. La decorazione è sovrabbondante e fantastica, vi prevalgono gli elementi neo medioevali e manieristici”[2]. Ilaria Beltramme in “101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita”, ed. Newton, 2007, invita a visitare il quartiere Coppedè (pag.278).

     Entrando da via Dora (già via Diagonale, al civico 2 ha abitato Gino Coppedè) abbiamo ai lati i palazzi degli Ambasciatori (completati nel 1921[3]) collegati tra loro attraverso la soluzione scenografica del grande arcone (illuminato da un elegante lampadario in ferro battuto), ornato da un grande mascherone in stucco sorretto da due efebi michelangioleschi. In asse col mascherone, tra le finestre del primo piano l’architetto colloca poi l’emblema dei Medici, probabile omaggio alla sua città Firenze. Verso la torretta d’angolo con via Arno, la decorazione diventa maggiormente ricca: nei bassorilievi si ravvisano figure di donne rappresentate con vasi, incensieri, civette e farfalle, mentre le figure maschili mostrano altri attributi, tra cui un braciere, un gallo e una lepre. La firma dell’architetto va scoperta nell’arcone e precisamente  tra le colonne[4].



     Piazza Mincio è stata riqualificata in questi giorni e inaugurata ieri. Al centro della piazza si trova la fontana delle Rane, del 1920 – 24, con grandi conchiglie sorrette da coppie di uomini inginocchiati. Una rivisitazione in chiave ironica della fontana delle tartarughe in piazza Mattei. Otto esemplari del simpatico anfibio compaiono sul bordo del catino superiore, mentre in atto di spiccare un salto gettano zampilli d’acqua nella vasca. Altre quattro rane, più grandi, ritornano al centro delle valve di conchiglia tenute da coppie di giovani che con le gote gonfie spruzzano l’acqua nel bacino più basso polilobato[5]. Nel settembre 2019 / gennaio 2020 la fontana è stata restaurata, tra le criticità il parziale cedimento strutturale di alcuni centimetri verso Est.

     Nel caldo giugno 1965 i Beatles a Roma per un concerto al teatro Adriano di piazza Cavour, si tuffarono completamente vestiti nella fontana, dopo una serata trascorsa con il giornalista Gianni Minà a girare tra i locali, compreso il vicino Piper, da: Dall’Oglio Giustini, Roma fuori centro, ed. Efesto, 2025, pag.91.


[1] Gino Coppedè (Firenze1886- Roma1927) architetto, scultore e decoratore. Fu un artista eclettico, sviluppò un suo stile ornamentale che coincise con i caratteri dello stile liberty. Il suo primo importante lavoro fu il castello Mackenzie (1897-1902) a Genova dove si trasferì. Realizzò ville signorili, progettò l’arredamento dei piroscafi, hotel di lusso, stabilimenti balneari. A Roma ha realizzato anche il palazzo al n. 7 di via Veneto ornato con iscrizioni latine e un’altana a colonne, si tratta della sua ultima opera (1925-27). Aveva sposato, nel 1889, Beatrice Romanelli, figlia dello scultore Pasquale, da lei ebbe tre figlie. E’ sepolto in San Miniato. Da Irene de Guttry, Guida di Roma Moderna, ed. De Luca; da it.wikipedia.org. La notizia del palazzo di via Veneto da: Guida di Roma del Tci, 1993. Il progetto originario prevedeva 18 palazzi e 27 villini, non tutti costruiti. Da rivista: “Roma ieri oggi e domani”, ed. Newton, n. 49.

[2] Riferimento da Irene de Guttry, cit.

[3] Palazzi degli ambasciatori. La notizia dell’anno di fine lavori dalla rivista: “Roma ieri, oggi e domani”, ed. Newton, n.49, anche scritto sulla facciata del palazzo stesso.

[4] Palazzi degli Ambasciatori. Le notizie da: Pratesi – Rendina (a cura di), Roma liberty. Fascino e storia di uno stile. Palombi editore, 2001.

[5] Fontana delle Rane. Le notizie da : Pratesi – Rendina, cit. Invece per la rivista “Roma ieri, oggi e domani”, ed. Newton, n. 49, la fontana è del 1925.

Sei romano de Roma se...

 sai come si chiama e dove si trova l'ospedale che vedi sotto.


Nelle foto di ieri le due statue che si trovano all'ingresso dell'IFO a Mostacciano, realizzate su modelli di Salvatore Fiume ma realizzate in marmo da Carmelo Lizzio, raffigurano l'arcangelo Raffaele che dice a Tobia come curare la cecità del padre.

martedì 23 giugno 2026

Un nuovo splendido percorso ciclopedonale a Roma

 


Da pochi giorni Roma ha un nuovo percorso ciclo-pedonale all'interno della valle dei Casali con vista sulla stupenda villa York.




Sei romano de Roma se...

 sai come si chiama e dove si trova la statua che vedi sotto.


Nelle foto di ieri il ponte di Mezzocammino o ponte di Spinaceto su cui passa il GRA.

lunedì 22 giugno 2026

Un appuntamento a cui non si può mancare

 


Soprattutto se sei romano di San Giovanni, Appio Latino o Tuscolano.

     La festa di San Giovanni, si è sempre tenuta sulla piazza e lungo il primo tratto di via Appia; si disponevano i tavoli delle osterie e i banchi di venditori di lumache. La ricetta caratteristica era quella delle “lumache al sugo”. Bisognava prenderle nelle vigne, poi metterle a spurgare per due giorni in un catino, insieme alle molliche di pane e foglie di lattuga fatte a pezzi, quindi lavaggio con acqua, aceto e un pizzico di sale. Nel frattempo si preparava il soffritto per il sugo. Le corna delle lumache rappresentavano discordie e preoccupazioni, mangiarle voleva dire distruggere le avversità, la cena avveniva tra profumi di spighetta e suoni di campanacci. Durante e dopo si ballava il Saltarello[1]. La festa si concludeva all’alba con l’arrivo del Papa per celebrare la messa e impartire la benedizione dalla loggia della basilica.

     In occasione della festa sfilavano dei carri allegorici e caricaturali che prendevano le mosse da ponte Lungo.

     “Quando arrivava la festa di San Giovanni la mamma ci preparava e si usciva senza dimenticare di mettere la scopa capovolta dietro la porta di casa per impedire l’ingresso delle streghe, che in quella notte, si diceva, girassero per la città. Noi bambini avevamo trombe, campanelli, lingue di Menelik e camminavamo tenendo coriandoli e stelle filanti. Le trattorie erano piene di gente in attesa dei carri allegorici che… raffiguravano parodie di personaggi allora in vista”[2]. “Le strade si riempivano di bancarelle, piene di cose tipiche di queste circostanze (spighette di lavanda, trombette, lingue di suocera, croccantini, zucchero a velo e altro ancora)”[3]. Sulla piazza di porta San Giovanni si tenevano corse al sacco e alberi della cuccagna. La festa traeva origine da una leggenda del 1782, secondo la quale Erodiade, moglie adultera di Erode Antipa, avrebbe istigato il marito a condannare a morte Giovanni Battista in quanto non ricambiata nel suo amore. Erodiade avrebbe chiamato a raccolta le streghe sui prati della basilica nella notte che precede la festa del santo (24 giugno). La notte di San Giovanni aveva anche un altro significato, propiziatorio e purificatorio, per i raccolti della terra. Al 23 giugno, due giorni dopo il solstizio d’estate, in tempo di mietitura, si tenevano le cerimonie in onore della dea Cerere, protettrice dei raccolti.

     Alla festa di San Giovanni era collegato il Festival della Canzone Romana, la cui prima edizione ci fu nel 1891, il proprietario dell’osteria Facciafresca (era più o meno al civico 20/24 della via) aveva fatto allestire un palco con l’orchestrina, ma tale fu la ressa che il palco crollò inghiottendo cantante e orchestrali. La manifestazione fu spostata al teatro Grande Orfeo sotto la Galleria Regina Margherita in quella che oggi è via Depretis, vinse “Le streghe” cantata da Leopoldo Fregoli in procinto di diventare il trasformista per eccellenza. L’idea del festival venne in mente a Edoardo Perino, editore del Rugantino, rivista fondata nel 1848, la cui direzione era di Gigi Zanazzo, voleva imitare il festival di Piedigrotta. Da allora ogni anno si tenne il festival, qualche volta si spostò al teatro Morgana ora Brancaccio o al cinema teatro Massimo dove oggi è Coin. Quante canzoni nacquero in questa occasione? Affacciate Nunziata (1893 considerata una delle più belle canzoni di fine secolo), Nina si voi dormite (1901), Appresso alla reale, Casetta de Trastevere, Vecchia Roma, Serenata Celeste, Barcarolo romano (di cesare Balzani del 1910), Chitarra romana (1934), Quanto sei bella Roma (1934). Il festival ha perso via via importanza come la stessa festa di San Giovanni. L’ultima edizione del concorso fu nel 1955, allora si impose Arrivederci Roma di Renato Rascel, scritta in lingua.


[1] Saltarello. Ballo tipico dell’Italia Centrale, si presenta come danza di coppia. E’ di origine rinascimentale, nel Seicento si diffuse negli ambienti popolari. E’ stato ripreso nell’ultimo movimento della Sinfonia opera 90 di Felix Mendelsshon (compositore tedesco dell’Ottocento).

[2] Festa di San Giovanni. Racconto di Maria Aprile nata nel 1913, dal libro: AA.VV. I nonni di Roma raccontano la storia, Comune di Roma, 2006, pag. 21.

[3] Festa di San Giovanni. Racconto di Charis Gattone nata nel 1908, dal libro: AA.VV. I nonni di Roma raccontano la storia. Comune di Roma, 2006, pag. 311.

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 sai come si chiama e dove si trova il ponte che vedi sotto.



Nelle foto di ieri alcuni ingressi al parco dei Fumetti che si trova a Mezzocammino.

domenica 21 giugno 2026

La fantastica Roma dei Barberini

 


Questa mattina, sotto un bel sole caldo, anche troppo, VediROMAinBici ha organizzato una bellissima passeggiata in bici alla scoperta dei luoghi di Roma segnati dalla presenza dei Barberini, una famiglia di provenienza toscana che a Roma ha lasciato una traccia importante. Siamo stati a palazzo Barberini, a palazzo della Sapienza e a via dei Giubbonari dove c'era il primo palazzo della famiglia oggi liceo Vittoria Colonna. Un grande grazie al nostro amico Alberto che ci ha fatto da guida.



Sei romano de Roma se...

 sai come si chiama e dove si trova il parco che ha queste "porte".




Nelle foto di ieri piazza Andrea Pazienza che è al centro del quartiere di Mezzocammino nato nei primi anni 2000 su una superficie di 190 ettari di cui 40 di parco pubblico. Nel 2009 è stata inaugurata la piazza dedicata al creatore di fumetti e pittore.

sabato 20 giugno 2026

Più ordine, più sicurezza, più rispetto della natura a Ostia

 


L'assemblea Capitolina ha approvato il Piano degli Arenili detto PUA sugli 11 Km di costa. Ci saranno varchi ogni 300 metri, ora bandi pluriennali per gestire gli stabilimenti balneari. Gualtieri: "Una svolta storica per il mare di Roma".

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 sai come si chiama e dove si trova la piazza che vedi sotto.




Nella foto di ieri il castello della Magliana Vecchia.

venerdì 19 giugno 2026

Avanza una nuova pista ciclabile

 


Si sta realizzando una nuova pista ciclabile a Roma, in via La Spezia nel quartiere Tuscolano. Fa parte del percorso ciclabile lungo le mura Aureliane che da porta San Paolo arriverà a porta Maggiore e di cui esistono già alcuni importanti tratti: ad esempio quello tra porta Metronia e porta Latina. Una buona notizia per tutti  i ciclisti romani e per tutti coloro che vogliono incrementare la mobilità alternativa.


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 sai come si chiama e dove si trova il Castello che vedi sotto.



Nella foto di ieri il Castello della Magliana Vecchia. 

     Una prima costruzione ad uso di casina di caccia, si deve a Gerolamo Riario, nipote di Sisto IV, in essa, il 10 aprile 1480, ospitò il duca di Sassonia. Nel 1490 Innocenzo VIII[1] vi fece costruire un casino che corrisponde al palazzetto attualmente dislocato sul lato meridionale con architettura di Graziadeo Pichi da Brescia, intorno aveva un giardino con mura di cinta coronate di merli come gli edifici fortificati. Tra il 1505 e il 1510, Giulio II[2] fece realizzare l’ampliamento da Giuliano Da Sangallo[3] e la cappella dal Bramante, mentre usufruttuario della villa era il cardinale Francesco Alidosi. La villa fu prediletta da Leone X[4] che trascorreva qui lunghi periodi di riposo (sei o sette mesi l’anno come ricorda Paolo Giovio) e fu lui a far completare gli affreschi della cappella (sotto la loggia – all’interno è visitabile la torre campanaria) e della sala delle Muse (ora salone – gli affreschi sono stati staccati  e giacciono dei depositi della sovrintendenza, è previsto il ritorno in questa sede) come teatrino. Donato Bramante lascia il segno con un portico a cinque archi e una parete scenografica con due ordini di nicchiette. “Nel salone si fanno le ore piccole, in compagnia di musici, letterati e politici che papa Leone riunisce intorno a sé in un cenacolo. Vi prendono parte Michelangelo, il giovane Raffaello e il filosofo Niccolò Macchiavelli, insieme con lo storico Guicciardini e l’architetto Bramante”. Da: Antonello Anappo, Storia della Magliana, ed. Typimedia, 2020, pag. 90. E’ alla Magliana che Leone matura la decisione di scomunicare Lutero. Pio IV[5] fece costruire al centro del cortile la fontana (forse dal Bramante), spesso veniva a fargli visita Cosimo de Medici signore di Firenze con una numerosa comitiva di cui fa parte Carlo Borromeo che Pio IV nominerà cardinale nel 1562 (da non confondersi con Federico Borromeo citato da Manzoni nei Promessi Sposi). Le partite di caccia erano alternate con riunioni poetiche, banchetti sontuosi, divertimenti di varia natura.

     Nel Seicento la località iniziò a decadere forse per timore della malaria, nel Settecento la villa papale era abbandonata e la zona malarica.  “Nell’Ottocento il castello cade in mano ai briganti. Il topografo Nibby, che ha modo di visitarlo nel 1827, stende un racconto desolante, con le stanze papali ormai ridotte a dormitorio di bifolchi. Il loro capo, l’arrogante Giuseppe Vitelli, ha fatto costruire una tribuna sopraelevata davanti alla cappellina del Battista, per assistere alle funzioni separato dai campagnoli. Da: Antonello Anappo, Storia della Magliana, ed. Typimedia, 2020, pag.106.

     Nel 1886 la villa fu restaurata dallo Stato italiano e dal 1957 è di proprietà del Sovrano Militare Ordine di Malta che ne ha fatto una struttura ospedaliera, affiancandola nel 1960-61 all’ Ospedale San Giovanni Battista di Julio Lafuente e Gaetano Rebecchini[6]. Davanti all’ingresso del Castello si vedono le vecchie scuderie.


[1] Innocenzo VIII. Giovanni Battista Cybo (Genova 1432 – Roma 1492), papa dal 1484. Appoggiò la congiura dei baroni contro Ferdinando I d’Aragona, alleato di Lorenzo Il Magnifico ne creò cardinale il figlio tredicenne poi  papa Leone X.

[2] Giulio II. Giuliano Della Rovere (Albisola 1443 – Roma 1513) papa dal 1503. Nipote di Sisto Iv, succedette a Pio III. Riorganizzò la Stato, convocò il concilio ecumenico Lateranense, promosse la lega di Cambrai contro Venezia e quella Santa contro la Francia. Pose la prima pietra della nuova basilica di San Pietro, incaricò Michelangelo di dipingere il soffitto della Cappella Sistina e di fare la sua tomba (Mosè). Martin Lutero nel suo viaggio a Roma lo conobbe.

[3] Giuliano da Sangallo. (Firenze 1445-1516), architetto, scultore e ingegnere militare, figlio di un intagliatore di mobili. Il fratello Antonio da Sangallo il Vecchio e il nipote Antonio da Sangallo il Giovane furono architetti anch’essi. La sua opera più celebre è la villa di Poggio a Caiano (1480), a lui è attribuito il Castello di Ostia e la fortificazione di Grottaferrata.

[4] Leone X. Giovanni de’ Medici (Firenze 1475 – Roma 1521) papa dal 1513. Si adoperò per il ritorno dei Medici a Firenze.  Fu grande mecenate, si alleò con i francesi nei primi anni del suo pontificato, appoggiò l’elezione imperiale di Carlo V assecondandone poi la politica. Promosse la vendita delle indulgenze e fu criticato da Martin Lutero nel 1517, successivamente pronunciò la scomunica a Lutero (1520). Famoso un suo ritratto opera di Raffaello.

[5] Pio IV. Giovanni Angelo Medici (Milano 1499-Roma 1565) papa dal 1559. Convocò per la terza volta il concilio di Trento approvandone i decreti conclusivi (1564). Coadiuvato dal nipote Carlo Borromeo avviò la riforma della curia.

[6] Julio Lafuente e Gaetano Rebecchini. Nati rispettivamente nel 1921 e nel 1924. Hanno progettato e realizzato il collegio Massimo all’Eur, l’ippodromo di Tor di Valle negli anni 1959-60. Oltre alle opere qui menzionate.

giovedì 18 giugno 2026

Un'installazione di arte contemporanea?

 


Ci troviamo a Castel Porziano, spiaggia libera molto amata dai romani che la chiamano più semplicemente "I cancelli". Lungo la riva si trova questa sedia, sembra reggersi in piedi per incanto. Sarà un'opera di un artista dei nostri tempi? No, è semplicemente una sedi lasciata sul bagnasciuga. 

Sei romano de Roma se...

 sai come si chiama e dove si trova il castello che vedi sotto.


Nella foto di ieri la chiesa di San Mauro a Laurentino 38. Venne scelto di dedicare la chiesa a questo santo per la vicinanza con i benedettini delle Tre Fontane, infatti Mauro fu il primo discepolo di San Benedetto. La parrocchia venne creata il primo novembre 1980 con decreto del cardinale Ugo Poletti, provvisoriamente ebbe sede al terzo ponte. IL 31 ottobre 1990 venne consacrata, il progetto è dell'architetto Ennio Canino che ha Roma ha costruito tredici chiese, tra le altre quella di Corviale e San Marco Evangelista nel quartiere dei Giuliani e Dalmati.

mercoledì 17 giugno 2026

Partono i lavori per un'altra ciclabile romana

 


Partono i lavori per la ciclabile che collega la ciclabile Dorsale Tevere con l'ex Mattatoio sede - tra gli altri - della facoltà di architettura. Sarà lunga 800 metri, dal ponte dell'industria fino all'ingresso sul lungotevere, percorrerà lungotevere degli Artigiani e attraverserà il Tevere su ponte Testaccio.