Restituita
la villa ai cittadini dopo gli ultimi interventi dello scorso novembre che l'hanno riqualificata, ora si
punta sulla rigenerazione dell'impianto vegetazionale ma nel rispetto dell’impianto originario
dell’architetto Raffaele De Vico (1923-24).
Il parco si estende su una superficie di
25 ettari. Il Comune di Roma, con delibera del 23 ottobre 1923, decise di
trasformare l’area dove oggi è villa Glori, in Parco della Rimembranza dedicato
ai caduti della Grande Guerra. Il progetto del nuovo parco fu affidato a
Raffaele de Vico, architetto del Servizio Giardini, in soli otto mesi creò un
giardino per passeggiate immerse nel verde mediterraneo di pini, lecci, querce,
lauri, aceri, cedri, ippocastani ed ulivi, tutti puntigliosamente allineati a
filari. Il parco fu inaugurato il 18 maggio 1924 alla presenza della madre di
Enrico Toti. Una grande croce e un enorme altare sono la memoria tangibile dei
caduti in guerra.
Venne scelto questo luogo perché il 23
ottobre 1867 qui avvenne uno scontro tra le truppe pontificie e una settantina
di patrioti al comando dei fratelli Cairoli. Tale azione doveva scatenare
l’insurrezione della popolazione romana, cosa che avvenne ma in misura minore,
ma soprattutto doveva anticipare e giustificare l’intervento di volontari
guidati da Garibaldi. Purtroppo i patrioti vennero sopraffatti dalle truppe
pontificie e uccisi, sulla sommità dell’altura si trova ancora un ramo secco di
mandorlo dove morì Enrico Cairoli,
mentre il fratello Giovanni, gravemente ferito, morì poco dopo. I superstiti
raggiunsero Mentana dove combatterono con Garibaldi. In quegli anni vi era una
vigna proprietà di un tale Vincenzo Glori, in essa anche un casale poi
riadattato ad uso agricolo.
L’idea di farne un parco pubblico era già
prevista dal piano regolatore del 1883, si iniziò con gli espropri e nel 1895
fu inaugurata una colonna in marmo di Pietrasanta a ricordo dei patrioti del
1867. Nel 1924 il parco venne inaugurato. Nel 1929 fu avviata la costruzione di
tre padiglioni in legno destinati ad ospitare una colonia estiva per i bambini
dalla salute precaria, il Dispensario Marchiafava. Dal 1988 tali padiglioni
sono stati affidati alla Caritas che
ne hanno fatto una casa famiglia per malati di Aids. Nel 1997, su idea della
critica d’arte Daniela Fonti, il Comune di Roma ha promosso la costituzione di
un parco di scultura contemporanea all’aperto intitolato “Varcare la soglia”
che voleva esprimere la possibilità di integrazione tra luogo di sofferenza e
luogo di svago. Sono state così installate opere di Dompè “Meditazione”,
Mattiacci “Ordine”, Mochetti “Arco-laser”, Caruso “Portale mediterraneo”,
Castagna “Monadi”, Kounellis “Installazione”, Nunzio “Linea”, Staccioli
“Installazione”. Nel 2000 si sono aggiunti “La porta del Sole” di Giuseppe
Uncini e “Uomo erba” di Paolo Canevari.
Nel 2003, alle spalle del mandorlo di
Enrico Cairoli, è stata collocata una piccola lapide dedicata ai carabinieri
morti a Nassiryia, in Iraq. All’ingresso si trova un busto del Maresciallo Jozef Pilsudski. Il viale
principale è intitolato viale dei
Settanta, qui si trova un chiosco bar e un maneggio.