Il quartiere Coppedè è stato costruito dall’architetto Gino
Coppedè[1] tra
il 1919 e il 1926, è un incredibile incrocio di linguaggi architettonici che
ben ci riportano nell’atmosfera borghese di inizio Novecento. “E’ un tardo
episodio liberty, del tutto anacronistico e spaesato. La decorazione è
sovrabbondante e fantastica, vi prevalgono gli elementi neo medioevali e
manieristici”[2]. Ilaria Beltramme in “101
cose da fare a Roma almeno una volta nella vita”, ed. Newton, 2007, invita a
visitare il quartiere Coppedè (pag.278).
Entrando da via Dora (già via Diagonale,
al civico 2 ha abitato Gino Coppedè) abbiamo ai lati i palazzi degli Ambasciatori (completati
nel 1921[3]) collegati
tra loro attraverso la soluzione scenografica del grande arcone (illuminato da
un elegante lampadario in ferro battuto), ornato da un grande mascherone in
stucco sorretto da due efebi michelangioleschi. In asse col mascherone, tra le
finestre del primo piano l’architetto colloca poi l’emblema dei Medici,
probabile omaggio alla sua città Firenze. Verso la torretta d’angolo con via
Arno, la decorazione diventa maggiormente ricca: nei bassorilievi si ravvisano
figure di donne rappresentate con vasi, incensieri, civette e farfalle, mentre
le figure maschili mostrano altri attributi, tra cui un braciere, un gallo e
una lepre. La firma dell’architetto va scoperta nell’arcone e precisamente tra le colonne[4].
Piazza Mincio è stata riqualificata in questi giorni e inaugurata ieri. Al centro della piazza si trova la fontana delle Rane,
del 1920 – 24, con grandi conchiglie sorrette da coppie di uomini
inginocchiati. Una rivisitazione in chiave ironica della fontana delle
tartarughe in piazza Mattei. Otto esemplari del simpatico anfibio compaiono sul
bordo del catino superiore, mentre in atto di spiccare un salto gettano
zampilli d’acqua nella vasca. Altre quattro rane, più grandi, ritornano al
centro delle valve di conchiglia tenute da coppie di giovani che con le gote
gonfie spruzzano l’acqua nel bacino più basso polilobato[5]. Nel
settembre 2019 / gennaio 2020 la fontana è stata restaurata, tra le criticità
il parziale cedimento strutturale di alcuni centimetri verso Est.
Nel caldo giugno 1965 i Beatles a Roma per un concerto al teatro Adriano di piazza Cavour, si tuffarono completamente vestiti nella fontana, dopo una serata trascorsa con il giornalista Gianni Minà a girare tra i locali, compreso il vicino Piper, da: Dall’Oglio Giustini, Roma fuori centro, ed. Efesto, 2025, pag.91.
[1] Gino Coppedè
(Firenze1886- Roma1927) architetto, scultore e decoratore. Fu un artista
eclettico, sviluppò un suo stile ornamentale che coincise con i caratteri dello
stile liberty. Il suo primo importante lavoro fu il castello Mackenzie
(1897-1902) a Genova dove si trasferì. Realizzò ville signorili, progettò
l’arredamento dei piroscafi, hotel di lusso, stabilimenti balneari. A Roma ha
realizzato anche il palazzo al n. 7 di via Veneto ornato con iscrizioni latine
e un’altana a colonne, si tratta della sua ultima opera (1925-27). Aveva sposato,
nel 1889, Beatrice Romanelli, figlia dello scultore Pasquale, da lei ebbe tre
figlie. E’ sepolto in San Miniato. Da Irene de Guttry, Guida di Roma Moderna,
ed. De Luca; da it.wikipedia.org. La notizia del palazzo di via Veneto da:
Guida di Roma del Tci, 1993. Il progetto originario prevedeva 18 palazzi e 27
villini, non tutti costruiti. Da rivista: “Roma ieri oggi e domani”, ed.
Newton, n. 49.
[2] Riferimento da Irene de
Guttry, cit.
[3] Palazzi degli
ambasciatori. La notizia dell’anno di fine lavori dalla rivista: “Roma
ieri, oggi e domani”, ed. Newton, n.49, anche scritto sulla facciata del
palazzo stesso.
[4] Palazzi degli
Ambasciatori. Le notizie da: Pratesi – Rendina (a cura di), Roma liberty.
Fascino e storia di uno stile. Palombi editore, 2001.
[5] Fontana delle Rane. Le notizie da : Pratesi – Rendina, cit. Invece per la rivista “Roma ieri, oggi e domani”, ed. Newton, n. 49, la fontana è del 1925.






















