Veramente originale il giro in bici per Roma proposto oggi da VediROMAinBici, siamo andati alla scoperta di quelle sirene antiaeree che davano l'allarme in caso di un attacco aereo nemico durante l'ultima guerra mondiale.
Il blog di chi scopre Roma dal sellino della bici
Veramente originale il giro in bici per Roma proposto oggi da VediROMAinBici, siamo andati alla scoperta di quelle sirene antiaeree che davano l'allarme in caso di un attacco aereo nemico durante l'ultima guerra mondiale.
sai come si chiama e dove si trova il borghetto che vedi sotto.
Nella foto di ieri lo stabilimento Battistini, il primo di Ostia sorto nel 1919,
C'è una rara e bellissima mostra a Roma in questi giorni da non perdere. Si trova ai musei Capitolini, è a ingresso gratuito. Attraverso una cinquantina di quadri e sculture si riesce a fare una storia della rappresentazione degli angeli dai primi tempi del Cristianesimo fino ai giorni nostri. Dall'arte paleocristiana, a quella Romanica, Gotica, al Rinascimento, fino all'arte neoclassica e romantica vediamo come gli artisti di secoli diversi hanno rappresentato gli angeli. Non mancano alcuni artisti contemporanei. Da non perdere!
sai come si chiama e dove si trova lo stabilimento balneare che vedi sotto.
Nella foto di ieri l'Antiquarium di Lucrezia Romana.
Sono partiti i lavori per un'altra ciclabile romana. Collegherà la ciclabile del Tevere, all'altezza del ponte di Ferro, all'ex Mattatoio. Si snoda principalmente su lungotevere degli Artigiani. L'opera è finanziata da Fondazione Roma con 1,3 milioni. La ciclabile è lunga 800 metri ed è pensata per agevolare e incrementare gli studenti di architettura di Roma Tre che vogliono raggiugere l'Università con la bici. Un'ottima notizia, più persone vanno in bici, meglio si vive in città.
sai come si chiama e dove si trova il museo che vedi sotto.
Nella foto di ieri l'Antiquarium di Lucrezia Romana.
Il nome ricorda Lucrezia, moglie di Lucio
Tarquinio Collatino, vittima della violenza subita ad opera di Sesto Tarquinio,
figlio dell’ultimo re di Roma, Tarquinio il Superbo. Questo episodio causò la
cacciata di Tarquinio e la fine della monarchia.
L’antiquarium è stato inaugurato il 28 marzo 2015 con lo scopo di ospitare e rendere fruibili i reperti archeologici trovati lungo l’antica via Latina negli ultimi 25 anni. I reperti risalgono al periodo preistorico, una necropoli dell’età del rame (III millennio a.C.), insediamenti dell’età del bronzo (II millennio a.C.), necropoli relative alla civiltà latina (XI-VI secolo a.C.), testimonianze di opere di bonifica del periodo repubblicano romano, corredi di tombe a camera sempre del periodo repubblicano. A queste si aggiungono statue in marmo di ville, frammenti decorativi di edifici e sepolcri di tarda età repubblicana e della prima età imperiale. E’ così possibile ricostruire un artigianato specializzato: vasi, lucerne, monili, materiali da lavoro e per la toletta femminile, giocattoli.
Al via il restauro del palazzo dei Congressi con luci hi-tech, pdiglioni modulari e tetto trasparente. Un intervento da 15 milioni in due azioni: recupero e restauro degli elementi architettonici e adeguamento funzionale con inserimento di nuovi elementi in grado di modificare i flussi con ampliamenti di dotazioni tecniche. Saranno restaurati i fregi decorativi di Gino Severini con luci per essere visibili anche all'esterno.
Nel progetto originario del
quartiere, questo palazzo, doveva chiamarsi “palazzo dei Ricevimenti e dei Congressi”, così è
ancora chiamato nella Guida di Roma del Tci del 1962. Progettato da Adalberto
Libera[1] del
1938 ma terminato nel 1942. Notevolissimo per originale concezione
architettonica, modernità impianti e completezza di servizi. Portico di
ingresso, nucleo centrale a forma di cubo di
"La mensola gigante che ancora sporge dal lato frontale del cubo avrebbe dovuto ospitare, secondo il progetto originale, un gruppo statuario di quattro cavalli al traino di un carro trionfale guidato dalla dea Vittoria. Nonostante il pubblico concorso indetto nel 1940, l'incarico venne affidato direttamente allo scultore Francesco Messina, oggi famoso per il cavallo simbolo della Rai a viale Mazzini. Le vicende belliche arrestarono l'opera di Messina, che all'epoca aveva prodotto solo i calchi in forma ridotta dei quattro cavalli, i quali restarono negli scantinati dell'Accademia di Brera - di cui Messina era direttore - fino al 1969, anno del suo pensionamento. Dovendo quindi sgombrare i locali dai propri oggetti e temendo danni per i modelli in gesso, Messina trovò in Giovanni Leone - all'epoca non ancora Presidente della Repubblica - il mecenate che ne finanziò la fusione in bronzo. Ancor oggi i quattro eleganti cavalli bronzei sono sistemati nel giardino della villa della famiglia Leone in località Le Rughe, poco fuori Roma lungo la via Cassia." Da Memorie di Roma del 24.7.23 articolo a firma di Stefano Pozzi
Il palazzo è stato spesso set
cinematografico, tra questi si ricorda “La dolce vita” di Federico Fellini del
[1] Adalberto Libera (Villa Lagarina TR 1903 – Roma 1963) Autore dell’ufficio postale di via Marmorata, del quartiere Ina Casa orizzontale Tuscolano a via Selinunte, il Villaggio Olimpico (in coll.), il quartiere di Casal Palocco (in coll.), il quartiere Incis a Decima, la cattedrale di La Spezia. Case ad Ostia sul lungomare.
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Nella foto di ieri l'ospedale IFO a Mostacciano.
Il quartiere Coppedè è stato costruito dall’architetto Gino
Coppedè[1] tra
il 1919 e il 1926, è un incredibile incrocio di linguaggi architettonici che
ben ci riportano nell’atmosfera borghese di inizio Novecento. “E’ un tardo
episodio liberty, del tutto anacronistico e spaesato. La decorazione è
sovrabbondante e fantastica, vi prevalgono gli elementi neo medioevali e
manieristici”[2]. Ilaria Beltramme in “101
cose da fare a Roma almeno una volta nella vita”, ed. Newton, 2007, invita a
visitare il quartiere Coppedè (pag.278).
Entrando da via Dora (già via Diagonale,
al civico 2 ha abitato Gino Coppedè) abbiamo ai lati i palazzi degli Ambasciatori (completati
nel 1921[3]) collegati
tra loro attraverso la soluzione scenografica del grande arcone (illuminato da
un elegante lampadario in ferro battuto), ornato da un grande mascherone in
stucco sorretto da due efebi michelangioleschi. In asse col mascherone, tra le
finestre del primo piano l’architetto colloca poi l’emblema dei Medici,
probabile omaggio alla sua città Firenze. Verso la torretta d’angolo con via
Arno, la decorazione diventa maggiormente ricca: nei bassorilievi si ravvisano
figure di donne rappresentate con vasi, incensieri, civette e farfalle, mentre
le figure maschili mostrano altri attributi, tra cui un braciere, un gallo e
una lepre. La firma dell’architetto va scoperta nell’arcone e precisamente tra le colonne[4].
Piazza Mincio è stata riqualificata in questi giorni e inaugurata ieri. Al centro della piazza si trova la fontana delle Rane,
del 1920 – 24, con grandi conchiglie sorrette da coppie di uomini
inginocchiati. Una rivisitazione in chiave ironica della fontana delle
tartarughe in piazza Mattei. Otto esemplari del simpatico anfibio compaiono sul
bordo del catino superiore, mentre in atto di spiccare un salto gettano
zampilli d’acqua nella vasca. Altre quattro rane, più grandi, ritornano al
centro delle valve di conchiglia tenute da coppie di giovani che con le gote
gonfie spruzzano l’acqua nel bacino più basso polilobato[5]. Nel
settembre 2019 / gennaio 2020 la fontana è stata restaurata, tra le criticità
il parziale cedimento strutturale di alcuni centimetri verso Est.
Nel caldo giugno 1965 i Beatles a Roma per un concerto al teatro Adriano di piazza Cavour, si tuffarono completamente vestiti nella fontana, dopo una serata trascorsa con il giornalista Gianni Minà a girare tra i locali, compreso il vicino Piper, da: Dall’Oglio Giustini, Roma fuori centro, ed. Efesto, 2025, pag.91.
[1] Gino Coppedè
(Firenze1886- Roma1927) architetto, scultore e decoratore. Fu un artista
eclettico, sviluppò un suo stile ornamentale che coincise con i caratteri dello
stile liberty. Il suo primo importante lavoro fu il castello Mackenzie
(1897-1902) a Genova dove si trasferì. Realizzò ville signorili, progettò
l’arredamento dei piroscafi, hotel di lusso, stabilimenti balneari. A Roma ha
realizzato anche il palazzo al n. 7 di via Veneto ornato con iscrizioni latine
e un’altana a colonne, si tratta della sua ultima opera (1925-27). Aveva sposato,
nel 1889, Beatrice Romanelli, figlia dello scultore Pasquale, da lei ebbe tre
figlie. E’ sepolto in San Miniato. Da Irene de Guttry, Guida di Roma Moderna,
ed. De Luca; da it.wikipedia.org. La notizia del palazzo di via Veneto da:
Guida di Roma del Tci, 1993. Il progetto originario prevedeva 18 palazzi e 27
villini, non tutti costruiti. Da rivista: “Roma ieri oggi e domani”, ed.
Newton, n. 49.
[2] Riferimento da Irene de
Guttry, cit.
[3] Palazzi degli
ambasciatori. La notizia dell’anno di fine lavori dalla rivista: “Roma
ieri, oggi e domani”, ed. Newton, n.49, anche scritto sulla facciata del
palazzo stesso.
[4] Palazzi degli
Ambasciatori. Le notizie da: Pratesi – Rendina (a cura di), Roma liberty.
Fascino e storia di uno stile. Palombi editore, 2001.
[5] Fontana delle Rane. Le notizie da : Pratesi – Rendina, cit. Invece per la rivista “Roma ieri, oggi e domani”, ed. Newton, n. 49, la fontana è del 1925.
sai come si chiama e dove si trova l'ospedale che vedi sotto.
Nelle foto di ieri le due statue che si trovano all'ingresso dell'IFO a Mostacciano, realizzate su modelli di Salvatore Fiume ma realizzate in marmo da Carmelo Lizzio, raffigurano l'arcangelo Raffaele che dice a Tobia come curare la cecità del padre.
Da pochi giorni Roma ha un nuovo percorso ciclo-pedonale all'interno della valle dei Casali con vista sulla stupenda villa York.
sai come si chiama e dove si trova la statua che vedi sotto.
Nelle foto di ieri il ponte di Mezzocammino o ponte di Spinaceto su cui passa il GRA.
Soprattutto se sei romano di San Giovanni, Appio Latino o Tuscolano.
La festa di San Giovanni, si è sempre tenuta sulla
piazza e lungo il primo tratto di via Appia; si disponevano i tavoli delle
osterie e i banchi di venditori di lumache. La ricetta caratteristica era
quella delle “lumache al sugo”. Bisognava prenderle nelle vigne, poi metterle a
spurgare per due giorni in un catino, insieme alle molliche di pane e foglie di
lattuga fatte a pezzi, quindi lavaggio con acqua, aceto e un pizzico di sale.
Nel frattempo si preparava il soffritto per il sugo. Le corna delle lumache
rappresentavano discordie e preoccupazioni, mangiarle voleva dire distruggere
le avversità, la cena avveniva tra profumi di spighetta e suoni di campanacci.
Durante e dopo si ballava il Saltarello[1]. La
festa si concludeva all’alba con l’arrivo del Papa per celebrare la messa e
impartire la benedizione dalla loggia della basilica.
In occasione della festa sfilavano dei carri allegorici e
caricaturali che prendevano le mosse da ponte Lungo.
“Quando arrivava la festa di San Giovanni
la mamma ci preparava e si usciva senza dimenticare di mettere la scopa
capovolta dietro la porta di casa per impedire l’ingresso delle streghe, che in
quella notte, si diceva, girassero per la città. Noi bambini avevamo trombe,
campanelli, lingue di Menelik e camminavamo tenendo coriandoli e stelle
filanti. Le trattorie erano piene di gente in attesa dei carri allegorici che…
raffiguravano parodie di personaggi allora in vista”[2]. “Le
strade si riempivano di bancarelle, piene di cose tipiche di queste circostanze
(spighette di lavanda, trombette, lingue di suocera, croccantini, zucchero a
velo e altro ancora)”[3].
Sulla piazza di porta San Giovanni si tenevano corse al sacco e alberi della
cuccagna. La festa traeva origine da una leggenda del 1782, secondo la quale
Erodiade, moglie adultera di Erode Antipa, avrebbe istigato il marito a
condannare a morte Giovanni Battista in quanto non ricambiata nel suo amore.
Erodiade avrebbe chiamato a raccolta le streghe sui prati della basilica nella
notte che precede la festa del santo (24 giugno). La notte di San Giovanni
aveva anche un altro significato, propiziatorio e purificatorio, per i raccolti
della terra. Al 23 giugno, due giorni dopo il solstizio d’estate, in tempo di
mietitura, si tenevano le cerimonie in onore della dea Cerere, protettrice dei
raccolti.
Alla festa di San Giovanni era collegato il Festival della Canzone Romana, la cui prima edizione ci fu nel 1891, il proprietario dell’osteria Facciafresca (era più o meno al civico 20/24 della via) aveva fatto allestire un palco con l’orchestrina, ma tale fu la ressa che il palco crollò inghiottendo cantante e orchestrali. La manifestazione fu spostata al teatro Grande Orfeo sotto la Galleria Regina Margherita in quella che oggi è via Depretis, vinse “Le streghe” cantata da Leopoldo Fregoli in procinto di diventare il trasformista per eccellenza. L’idea del festival venne in mente a Edoardo Perino, editore del Rugantino, rivista fondata nel 1848, la cui direzione era di Gigi Zanazzo, voleva imitare il festival di Piedigrotta. Da allora ogni anno si tenne il festival, qualche volta si spostò al teatro Morgana ora Brancaccio o al cinema teatro Massimo dove oggi è Coin. Quante canzoni nacquero in questa occasione? Affacciate Nunziata (1893 considerata una delle più belle canzoni di fine secolo), Nina si voi dormite (1901), Appresso alla reale, Casetta de Trastevere, Vecchia Roma, Serenata Celeste, Barcarolo romano (di cesare Balzani del 1910), Chitarra romana (1934), Quanto sei bella Roma (1934). Il festival ha perso via via importanza come la stessa festa di San Giovanni. L’ultima edizione del concorso fu nel 1955, allora si impose Arrivederci Roma di Renato Rascel, scritta in lingua.
[1] Saltarello. Ballo tipico dell’Italia Centrale, si presenta come
danza di coppia. E’ di origine rinascimentale, nel Seicento si diffuse negli
ambienti popolari. E’ stato ripreso nell’ultimo movimento della Sinfonia opera
90 di Felix Mendelsshon (compositore tedesco dell’Ottocento).
[2] Festa di San Giovanni. Racconto di Maria Aprile nata nel 1913, dal
libro: AA.VV. I nonni di Roma raccontano la storia, Comune di Roma, 2006, pag.
21.
[3] Festa di San Giovanni. Racconto di Charis Gattone nata nel 1908, dal libro: AA.VV. I nonni di Roma raccontano la storia. Comune di Roma, 2006, pag. 311.
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Nelle foto di ieri alcuni ingressi al parco dei Fumetti che si trova a Mezzocammino.
Questa mattina, sotto un bel sole caldo, anche troppo, VediROMAinBici ha organizzato una bellissima passeggiata in bici alla scoperta dei luoghi di Roma segnati dalla presenza dei Barberini, una famiglia di provenienza toscana che a Roma ha lasciato una traccia importante. Siamo stati a palazzo Barberini, a palazzo della Sapienza e a via dei Giubbonari dove c'era il primo palazzo della famiglia oggi liceo Vittoria Colonna. Un grande grazie al nostro amico Alberto che ci ha fatto da guida.