La BBC celebra la Metro C con un lungo reportage è stato dedicato alla stazione museo del Colosseo aperta a fine 2025. Roma riesce sempre a sorprendere, non solo noi romani, da migliaia di anni è nel cuore di tutti. Roma, non basta una vita!
Il blog di chi scopre Roma dal sellino della bici
La BBC celebra la Metro C con un lungo reportage è stato dedicato alla stazione museo del Colosseo aperta a fine 2025. Roma riesce sempre a sorprendere, non solo noi romani, da migliaia di anni è nel cuore di tutti. Roma, non basta una vita!
sai come si chiama e dove si trova la villa che vedi sotto.
Nella foto di ieri le catacombe di Domitilla.
Si tratta di una delle più vaste di Roma con 17 Km di gallerie e corridoi distribuiti in quattro differenti livelli per un totale di 150.000 sepolture. Visitandole si ha la possibilità di conoscere più da vicino alcuni aspetti della vita dei cristiani dei primi secoli. La catacomba si trova nell’antico praedium Domitillae, attestato da fonti letterarie e da ritrovamenti epigrafici. L’area fu donata ai cristiani da Flavia Domitilla, nipote dell’imperatore Vespasiano tra la fine del II secolo e l’inizio del III. Fin dall’antichità la catacomba è conosciuta come luogo di sepoltura dei martiri Nereo e Achilleo. Il loro martirio avvenne nel V o VI secolo, benché fantasiosa è molto ricca di particolari. La tradizione afferma pure che qui si trova la figlia di san Pietro, santa Petronilla. L’errore risale alla derivazione del nome: Petrus anziché Petronius.
Scavi archeologici del Novecento hanno portato alla luce un cimitero di età repubblicana e tardo imperiale. Un altro cimitero sotterraneo si sviluppò invece nel II – III secolo. Papa Damaso trasformò il luogo in santuario e divenne luogo di pellegrinaggi. Abbandonata e dimenticata fu scoperta da Antonio Bosio alla fine del Cinquecento e studiata da Giovanni Battista De Rossi nella metà dell’Ottocento.
Dall’attuale ingresso si accede alla basilica di Nereo e Achilleo, databile fra il 390 e il 295, nella zona dell’abside sono stati scoperti i resti del ciborio edificato sopra la tomba dei martiri. La regione più conosciuta è quella denominata ipogeo dei Flavi, è del II secolo, di carattere familiare e in origine pagano, è formata da un’ampia galleria con ricca decorazione, su di essa si aprono quattro nicchioni ove erano i sarcofagi dei membri più importanti della famiglia, in fondo i servi e liberti.
Nella pineta di Castel Fusano si stanno piantando 12.900 nuovi alberi su 12,9 ettari nella zona denominata "Bella Signora". E' una buona notizia questa cura del verde! La pineta si estende su una superficie di
[1] Sacchetti proprietari della pineta. Con loro c’erano anche i dromedari che dovevano servire per i trasporti, ma non riescono ad ambientarsi qui. Non fu un tentativo strano se si pensa che dal Seicento all’ultima guerra mondiale, i dromedari erano allevati nella tenuta di San Rossore. Nel 204 si è tentato di reintrodurli grazie alla donazione di due maschi e una femmina.
sai come si chiamano e dove si trovano le catacombe di cui le foto sotto.
Nelle foto di ieri l'ex Cartiera Latina con le macchine per la produzione della carta.
Inaugurato il giorno 18 il museo della ex Cartiera Latina a 40 anni dalla sua chiusura. Il nuovo percorso multimediale - con audioguida per adulti e bambini in italiano e inglese con contenuti video delle Teche Rai accessibili tramite QR code - accompagna i visitatori alla scoperta della storia millenaria del sito e della produzione della carta, dall'artigianato all'industria fino alla chiusura del 1986.
sai come si chiama e dove si trova l'ambiente che vedi sotto.
Nella foto di ieri l'ex Cartiera Latina.
La ex Cartiera Latina si trova al civico 32 della via Appia Antica, dal 1998 sede del parco Regionale dell'Appia Antica, è attivo un centro visitatori dove è possibile usufruire di numerosi servizi, è centro espositivo e sede di convegni. Una vasta sala convegni è intitolata ad Antonio Cederna. Già sede della biblioteca della Bicicletta Lucos Cozza, oggi è sede della Biblioteca “Fabrizio Giucca”[1]. Contiene circa 3.000 titoli, su archeologia e beni culturali da un lato e su natura e aree protette su un altro con particolare riferimento al parco dell’Appia Antica. E’ attivo un gruppo di lettura.
Storia. Dal medioevo questo luogo ha avuto una spiccata vocazione artigianale per la presenza del fiume. Un documento del 1081 attesta la presenza nell’area di impianti per la follatura[2] dei tessuti di lana fondata sullo sfruttamento del flusso delle acque della Marrana. Nel XV secolo tali strutture sono chiamate gualchiere o valche dal termine logobardo “walkan” rotolare. Il termine valca veniva utilizzato prevalentemente per gli impianti per la follatura della lana, a volte anche per le cartiere. Quando nel 1656 Roma venne colpita dalla peste, la valca d’Acquataccio, qui localizzata, fu utilizzata per la disinfezione delle lane dei materassi. Nel 1677 il modenese Domenico Atimani acuqistò dai fratelli Muti duchi di Rignano la valca d’Acquataccio e gli edifici annessi al prezzo di 2000 scudi e ne cedette il libero uso ai Cappucci per valcare e purgare tutte le pezze di panno di lana e le coperte che si fabbricavano nel loro convento di Santa Maria della Concezione in via Veneto.
Il 16 dicembre 1804 la valca d’Acquataccio fu concessa a Giuseppe Pericoli che ottenne il permesso di trasformare la valca in mola per marinare la vallonea. La polvere estratta dalle ghiande della quercia vallonea era utilizzata nella concia delle pelli, poiché conteneva buone quantità di tannino. I Cappuccini ricevettero in cambio della mancata valcatura un compenso di 15 scudi annui.
Un documento del 1855 cita la valca ma lo stesso atto parla anche di mola, i due termini sono usati come sinonimi. In un documento del 1875 la mola viene definita “molinello da colori”. L’impianto era stato adattato alla macinazione di colori destinati alle fabbriche di ceramiche. Tale struttura rimase di proprietà dei Cappuccini fino al 1912, anno in cui fu intestata a Giuseppe Borghese principe di Poggio Nativo (Rieti).
Nel 1919 al civico 12 dell’Appia Antica era attestata una porzione di casa ad uso cartiera con caldaia a vapore a tre motori elettrici della forza complessiva di 67 Ampere, con corte annessa: il proprietario era il principe Giuseppe Borghese. Il 21 settembre 1923 si costituì la Società Anonima per Azioni Cartiera Appia”, dal 10/1/1931 divenne Società Anonima Cartiera Latina, mentre la proprietà degli immobili era passata a Loreto Costatini e Enrico Zuanelli. Negli anni Trenta nella cartiera lavoravano 40 operai e l’azienda produceva carta di qualità per l’editoria dagli stracci di cotone. Dal 1937 lavorò per qualche anno alla Cartiera, come ragazzo di macchina, con salario di 30 lire a settimana, un giovanissimo Claudio Villa, la cui famiglia abitava in quegli anni sulla via Ardeatina. Dal PRG del 1931 la cartiera si trovava nell’area di rispetto dell’Appia Antica che configura il futuro parco.
Nel 1966 lo stabilimento occupava 60 operai e produceva anche sacchetti di carta. Nel 1971 venne emanato dal Comune di Roma un decreto di esproprio in quanto ricadeva nella zona N – Verde Pubblico del PRG. La chiusura dell’impianto avvenne nel 1986.
[1] Fabrizio Giucca guardiaparco e naturalista, ha partecipato alla redazione del Piano del Parco.
[2] Follatura. La follatura è un’operazione del processo di fissaggio dei tessuti di lana che consiste nel compattare il tessuto attraverso l’infeltrimento per renderlo compatto e in alcuni casi impermeabile (da: it.wikipedia.org).
Questa mattina VediROMAinBici ha organizzato una bellissima passeggiata in bici sui luoghi che ricordano la famiglia Tudor, re di Scozia, quindi re di Inghilterra. Hanno concluso la loro parabola a Roma. Un grazie particolarmente sentito alla nostra amica Daniela che ci ha fatto da guida, con lei è assicurato un livello culturale alto.
Roma non basta una vita! E' proprio vero, ed è così che una mattina di splendido sole, ti trovi a passare per la chiesa di San Giovanni a Porta Latina e trovi il pozzo antistante la chiesa così, come lo vedi nella foto. Ma che bello! Che gioia per gli occhi!
sai come si chiama e dove si trova l'edificio che vedi sotto.
Nella foto di ieri la colonna del primo miglio (un miglio = 1.478 metri) della via Appia Antica. Si tratta di una copia, l'originale è sul Campidoglio.
Passando ieri in via dei Fori Imperiali abbiamo visto enormi strutture che lavorano al restauro della millenaria torre dei Conti.
sai come si chiama e dove si trova la colonna che vedi sotto.
Nella foto di ieri la fontanella che si trova all'inizio di via Appia Antica, davanti porta San Sebastiano, formata dai resti di un sarcofago romano.
Sempre più turisti a Roma, un vero e proprio boom con tutti i vantaggi per l'economia romana e con i problemi che comporta avere una massa così grande di persone che arrivano da tutto il mondo per visitare la nostra città. Gli alloggi per turisti sono passati da 4.000 a 45.000 in dieci anni. Fontana di Trevi con il ticketa a 2 euro ha avuto dal 2 febbraio al 7 aprile 545.919 visitatori. Adesso tocca al Comune di Roma prendere tutti i provvedimenti necessari per fare si che il turista non si rivolga solo al Colosseo, San Pietro, e agli altri luoghi più gettonati, ma visiti altri luoghi spettacolari, meravigliosi, che ci sono nella nostra città come il parco degli Acquedotti, la Centrale Montemartini, Ostia Antica e tanti altri. Nella foto in alto l'acquedotto Claudio nel parco degli Acquedotti.
sai come si chiama e dove si trova la fontana o fontanella che vedi sotto.
Nella foto di ieri la chiesa di San Francesco d'Assisi ad Acilia Nord. La chiesa è stata eretta in parrocchia il 16 ottobre 1954 con decreto del cardinale vicario Clemente Micara, il progetto architettonico dell’edificio è di Vincenzo Passarelli.
La facciata si sviluppa molto in altezza e
presenta un tetto a zig zag. Sull’abside si erge il campanile a mattoni rosa di
due tonalità con grandi x nere, la base è un rombo molto schiacciato.
L’interno si sviluppa molto in altezza, dietro l’altare maggiore una statua del santo che porta la croce di grandi dimensioni. Le navate laterali sono basse e appena accennate, più una corsia di accesso alle panche, non ha cappelle. Lungo le pareti laterali si trovano quattro trittici moderni con la vita del santo. Una lapide all’ingresso a sinistra fa riferimento al papa Giovanni Paolo II con la data del 28 aprile 1985.
Villa Flora è una villa che si trova sulla via Portuense tra il quartiere Portuense e il Gianicolense. Si tratta di un importante esempio di villa storica romana che attende un’opera di recupero e valorizzazione. L’area è costituita da un casino nobile di gusto eclettico, con torre provvista di bifore e merli, da due edifici ad uso agricolo e da due pregiate serre in ghisa e vetro in stile neo-medioevale. Il parco è caratterizzato da un lungo viale fiancheggiato da cipressi, le pendici del colle sono piantate a pini e altre essenze tipiche della flora romana.
Si hanno documenti di insediamenti abitativi e produttivi a partire dal Seicento. In alcuni documenti dell’Ottocento si chiamava villa Signorini. Il nome deriva dal complesso della Casa Generalizia dell’Ordine dei Servi di Maria dai quali passò nel 1975 alla Regione Lazio (presidente Rinaldo Santini, DC), nel 1978 passò al comune di Roma (sindaco Argan). La buona notizia è che è stato aggiudicato l’appalto relativo al primo lotto dei lavori di recupero del Casino Nobile di villa Flora e degli edifici annessi.
sai come si chiama e dove si trova la chiesa che vedi sotto.
Nelle foto di ieri piazza Capelvenere ad Acilia.