venerdì 20 marzo 2026

Rinasce la Casa del Popolo di Valle Aurelia

 


In questi giorni si lavora al restauro della Casa del Popolo di Valle Aurelia. Ci sarà un'aula studio e una sala a disposizione dei residenti per eventi vari. Obiettivo riaprirla per il 25 aprile.

Ci troviamo in un luogo di Roma che da secoli è chiamato valle dell’Inferno perché giorno e notte le ciminiere delle fornaci sbuffavano fumo e i forni s’illuminavano di fuoco per produrre mattoni. Il nome è appropriato anche per descrivere le condizioni di vita degli operai che vi lavoravano, i cosiddetti fornaciari. Di quei tempi rimane la Casa del Popolo, una “pietra d’inciampo” per Alberto Di Giacomo e due lapidi. Sembra che qui sia venuto anche Lenin che ha definito questo luogo “la piccola Russia”. Il sociologo Franco Ferrarotti ha raccolto le memorie degli abitanti del borghetto. Negli anni del primo dopoguerra qui erano attivi gli “Arditi del Popolo”. Questi abitavano case o baracche di legno sulle colline di monte Ciocci dove è stato girato il film “Brutti, sporchi e cattivi” (1976) di Ettore Scola con un giovane Nino Manfredi. Il film vinse il festival di Cannes. Nella foto la valle dell'Inferno in un'immagine del 1930.

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Rischia di chiudere la tramvia fra Termini e Centocelle

 


In seguito al deragliamento di un tram nel tratto presso presso ponte Casilino la tramvia che da Termini arriva a parco di Centocelle rischia di chiudere se dovessero essere troppo onerosi i costi per la riparazione della linea stessa e anticipare così la chiusura prevista tra pochi mesi. Questa linea tramviaria è quanto rimane del tram che raggiugeva Fiuggi. Nella foto in alto un'immagine del tram per Fiuggi a piazza del Pigneto nel 1954.

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Sei romano de Roma se...

 sai come si chiama e dove si trova la caserma che vedi sotto.


Nella foto di ieri uno dei Casali di bonifica dello Statuario.

giovedì 19 marzo 2026

La Biblioteca Nazionale compie 150 anni

 


La più grande biblioteca d'Italia compie 150 anni con visite e docufilm. Questa è l'occasione per vedere manoscritti preziosi e il museo "Spazi900". 


Fondata nel 1877 con il materiale della biblioteca dei Gesuiti del Collegio Romano al quale si aggiunsero altre 70 biblioteche claustrali, da allora è stata continuamente accresciuta.  E' di carattere generale con pregevoli fondi speciali come topografia romana, riproduzione di codici, libri arabi, cinesi e giapponesi, opere relative alla storia della Compagnia di Gesù, raccolte di quotidiani, riviste, atti ufficiali e accademici italiani e stranieri. Si estende su una superficie di oltre 50.000 mq, possiede circa 7.000.000 libri, 8.000 manoscritti, 120.000 autografi, 1.877 incunaboli[1], circa 50.000 periodici, 27.154 autografi (questi dati sono aggiornati al primo luglio 2018; il quotidiano la Repubblica, in quella data affermava che l’incremento dei libri dal 2002 al 2012 è stato del 14%; la biblioteca ha 241 dipendenti, ma solo dieci anni prima erano 324). Si articola in quattro corpi: il deposito dei libri su dieci piani; gli uffici, l’atrio e lo spazio mostre su cinque piani; la sala conferenze; la sala letture su piano unico.

     L'edificio che ospita la biblioteca è stato costruito tra il 1959 e il 1969 da Castellazzi, Vitellozzi[2] e D'Andrea e rientra nella tipologia dello "stile internazionale", o "scatole di vetro". E’ stata inaugurata il 31 gennaio 1975 dall’allora ministro dei Beni Culturali Giovanni Spadolini.

     Dal 1990 il suo catalogo è on line. E' sede espositiva, vi si svolgono convegni e presentazioni di libri. I compiti istituzionali sono: raccogliere e conservare la produzione editoriale italian, documentare la principale produzione estera in particolare quella dedicata al nostro paese, produrre servizi bibliografici e diffondere il proprio patrimonio. Attraverso l’ufficio deposito legale riceve dagli editori una copia di tutto quello che viene pubblicato nel Paese. Al suo interno si trova la Biblioteca Braille Regina Margherita.

     Nella biblioteca a sede l’Istituto di Bibliografia Musicale. Dal 1979 svolge attività di ricerca e di catalogazione promuovendo convegni di studio nel settore bibliografico-musicale e sotorico musicologico. Vanta un ricco catalogo editoriale in cui si segnalano i tre volumi del Dizionario Storico Biografico del Lazio.

     Nella biblioteca si trova il Centro Studi sulla Cultura e l’Immagine di Roma, fondato nel 1982 presso l’Accademia dei Lincei da Giulio Carlo Argan. Promuove e coordina ricerche sulla storia di Roma e sul ruolo della città nella cultura europea soprattutto rispetto alle arti all’architettura e all’urbanistica. Possiede una biblioteca e una fototeca, il suo archivio è dichiarato di notevole interesse.


[1] Icunabolo  o incunabulo dal latino "in culla". Si riferisce ad un documento stampato con la tecnica dei caratteri mobili realizzato tra la metà del XV secolo e l'anno 1550 incluso. A volte è detto anche quattrocentina. Non presentano frontespizi. Sono i primi libri moderni, cioè realizzati in serie con delle modalità proto industriali, ma circa 10.000 dei 40.000 testi noti sono costituiti da fogli sciolti perchè erano bandi, proclami, lettere di indulgenza, modulistica. 1/4 degli icunaboli si trovano in Italia. Il più antico è la Bibbia di Gutenberg del 1452.

[2] Vitellozzi Annibale (Anghiari 1902 – Roma 1990) Stazione Termini con altri, stadio Olimpico nel 1960 con altri, complesso sportivo dell'Acqua Acetosa con Ligini, la nuova sede della Biblioteca Nazionale a Castro Pretorio nel 1969, lo stadio del nuoto al foro Italico con Del Debbio nel 1960.

Sei romano de Roma se...

 sai come si chiama e dove si trova il casale di bonifica che vedi sotto.


Nella foto di ieri la villa delle Vignacce che si trova nel parco degli acquedotti limitrofa a via Lemonia.

     La villa risale al 125-130 d.C. attribuita a Quinto Servilio Pudente, ricco produttore di laterizi (filinator) dei tempi di Adriano[1] (117-138) come dimostrano i bolli laterizi e i tubi in bronzo (fistulae) recanti il suo nome. Dalle sue fabbriche arrivano i mattoni usati per costruire villa Adriana a Tivoli. Servilio Pudente ha sposato Ceionia Plauzia, figlia di Lucio Elio Cesare, il giovane che Adriano ha deciso di adottare per essere il suo successore all’impero. Lucio però muore per una malattia fulminante a soli 37 anni il primo gennaio del 138 d.C.[2]. I resti sono riferibili al complesso termale e a una cisterna a due piani alimentata dal vicino acquedotto Marcio. Notare le anfore nelle murature per alleggerirle, come in Tor Pignattara. Notare le murature in opera reticolata, formata di mattoncini a piramide, di questi è visibile la base.

     E' da questa villa che provengono la testa colossale marmorea di "Giulia Domna", le statue di "Tyche" di Antiochia e di "Ganimede rapito dall'aquila" custodite ai musei Vaticani[3]. Ganimede era il principe dei troiani, per Omero era il più bello dei mortali; venne rapito da Zeus per farne il coppiere degli dei. Anche la statua “Marsia” in marmo rossastro che si trova alla Centrale Montemartini. Marsia era così bravo a suonare l’aulos (strumento a fiato) che osò sfidare Apollo, le Muse decretarono vincitore Apollo, allora il dio lo legò ad un albero e lo scorticò vivo per superbia.

     La villa compare nel film “Mamma Roma”[4], si vede che i resti archeologici era ben più grandi.


[1] Adriano imperatore dal 117 al 138. Uomo colto e amante dei viaggi, fece costruire il vallo di Adriano in Bretagna, la Mole Adriana oggi Castel Sant’Angelo e la villa che porta il suo nome a Tivoli dove fece riprodurre i monumenti che aveva visto in giro per il mondo.

[2] Quinto Servilio Pudente. La info dei mattoni per villa Adriana e le info sul matrimonio da: Sara Fabrizi, Storia di Cinecitta, Don Bosco, ed. Typimedia, pag. 42.

[3] Statue proveniente dalla villa delle Vignacce la notizia da: "I rioni e i quartieri di Roma" op.cit. vol. VIII pag. 2224.

[4] Film Mamma Roma vedi alla fine del testo “Il parco degli Acquedotti nel cinema”.

mercoledì 18 marzo 2026

Evviva! Si profila la riapertura del Circolo degli Artisti

 


 Evviva! Si parla di riaprire il Circolo degli Artisti. Il locale di via Casilina Vecchia è chiuso dal 2015. Per l'assessore al Patrimonio sarà riaperto in estate per i Mondiali di calcio, non sarà una discoteca ma ospiterà cultura e verde. Intanto si lavora a rimuovere l'amianto e i manufatti non recuperabili all'interno della struttura. Una notizia che farà felice monti giovani.

Pronto il progetto del nuovo mercato di via Orvieto

 


Il mercato di via Orvieto (quartiere Tuscolano) non sarà uno spartitraffico, Si è in attesa di un mutuo di 4,4 milioni da parte di Cassa Depositi e Prestiti e via ai lavori che termineranno nel 2026. Sarà riqualificata tutta l'area con una piazza pedonale sul lato di via La Spezia. Ci saranno 32 box, altri quattro per servizi tra cui i bagni.

Sei romano de Roma se...

 sai come si chiamano e dove si trovano i ruderi che vedi sotto.


Nella foto di ieri la via Latina nel tratto interno al parco degli Acquedotti.

martedì 17 marzo 2026

Buone nuove per ponte Flaminio!

 


Uno dei ponti più spettacolari di Roma. Può piacere o no, ma ci sono buone notizie che riguardano questo ponte sul Tevere, che ha l'impronta di stile degli anni Venti/Trenta del Novecento. Sono iniziati i lavori per una nuova illuminazione del ponte. Areti procederà con una nuova illuminazione della carreggiata e dei marciapiedi compreso il restauro delle otto lanterne. Sarà un ponte dal volto nuovo! Nella foto in alto un'immagine del ponte del 1962.



     E’ il ponte attraversato da Corso Francia. Doveva chiamarsi “ponte XXVIII ottobre”, in ricordo della marcia su Roma, ma cambiò nome prima in ponte di Tor di Quinto, quindi nell’attuale. E’ lungo 254,9 metri, è largo 27 metri, è stato progettato da Armando Brasini che nei dintorni aveva progettato la chiesa di piazza Euclide (Chiesa del Sacro Cuore di Maria), e la sua dimora (probabilmente il Castellaccio omonimo). Il ponte si rese necessario per l’insufficienza di ponte Milvio, richiese una variante della via Cassia e della via Flaminia. I lavori per la sua costruzione iniziarono nel 1938 e furono sospesi nel 1943 per gli eventi bellici. Ripresero nel 1947, fu inaugurato nel 1951. Negli anni Sessanta il ponte fu chiuso per un problema strutturale al quinto pilone che causò un cedimento del piano stradale, provvisoriamente venne costruito a monte il ponte Bailey, è ancora visibile uno dei piloni di questo ponte provvisorio che ora non c’è più. Fu riaperto nel 1964.

     Il ponte è realizzato in calcestruzzo, rivestito di travertino.

     Il ponte compare nel film “Poveri ma belli” di Dino Risi (1956), “Caro diario” (1993) di Nanni Moretti, nel film “Tre metri sopra il cielo” (2004) con Riccardo Scamarcio, tratto dall’omonimo romanzo di Federico Moccia. Il tutto nasce da una scritta di vernice nera sul ponte che diceva appunto “Io e te tre metri sopra il cielo”.   Nel film “SMS sotto mentite spoglie” (2007) di Vincenzo Salemme con Vincenzo Salemme, Giorgio Panariello, Luisa Ranieri, Lucrezia Lante della Rovere e Enrico Brignano compare più volte il ponte Flaminio visto dall’alto dell’abitazione di Tommaso e Francesca (gli attori Salemme e della Rovere) anche nella scena in cui il cameriere perde il controllo di sé.

     Alcune immagini di questo blog sono attinte da internet e quindi considerate di pubblico dominio. Vi prego di avvertirmi in caso di un’involontaria violazione del copyright, in modo che io provveda subito all’eliminazione dell’immagine usata per errore.

Domani interrogo

 


Un film ambientato a Roma, nella sua periferia, a Ponte Mammolo, anche se nel film si dice Rebibbia, ma è questo il nome ufficiale del quartiere. Nel film scorrono le immagini delle case a torre di Tor Bella Monaca, della grande Croce del Giubileo, della metro C. Una storia dura, un film drammatico, una storia comunque positiva di una professoressa di inglese di una scuola Media Superiore che si trova a contatto con una gioventù disperata, tra famiglie distrutte, ragazzi trascurati dalle famiglie, in mezzo a problemi seri come la droga e la delinquenza. In tutto ciò la professoressa riesce a guadagnarsi la stima dei propri alunni, a salvarne alcuni, ma non tutti. Un film che merita di essere visto. Brava l'attrice protagonista Anna Ferzetti, il film è tratto da un romanzo di Gaja Cenciarelli.

Sei romano de Roma se...

 sai come si chiama e dove si trova la strada romana che vedi sotto.


Nella foto di ieri la cosiddetta "Tomba dai Cento Scalini" che si trova nel parco degli Acquedotti.

lunedì 16 marzo 2026

Buone nuove per il bilancio del Campidoglio

 


Ci sono buone nuove per il bilancio del Comune di Roma e per tutti noi su cui ricade il debito del comune stesso. La vice sindaca e assessore al Bilancio Silvia Scozzese ha affermato che il disavanzo del Comune si è ridotto del 12,5% e i fornitori sono saldati quattro giorni prima della scadenza rispetto ai 30 previsti per gli enti pubblici. Una buona notizia tratta dai quotidiani romani del 10.3.26.

Nella foto l'aula Giulio Cesare dove si riunisce il Consiglio Comunale.

Via Veneto tornerà la strada della "Dolce Vita"

 


Il Comune ha stanziato 4,5 milioni per una riqualificazione complessiva di via Veneto, via ai lavori il 13 aprile, inaugurazione a ottobre. Saranno fatti lavori su strade, marciapiedi, luci e aiuole. Via gli orologi rotti, i pali con cartelli pubblicitari e gli armadietti elettrici.

Sei romano de Roma se...

 sai come cosa chiude questa lastra di metallo che si trova nel parco degli Acquedotti.


Nella foto di ieri lo stagno che si trova all'interno del parco degli Acquedotti, è stato ricreato ricordando il Fosso dell'Acqua Mariana.

     Si tratta di un fosso artificiale fatto realizzare da papa Callisto II[1] nel 1120 per riportare a Roma l'acqua degli acquedotti Tepula e Julia, il fosso era in gran parte era scoperto. Già nel Medioevo prese il nome di Marrana e tale nome presero in seguito tutti i fossi presenti nell'Agro Romano. Tale fosso ha origine nel bacino della Molara tra i colli Tuscolani e quelli Albani in essa confluiscono le acque della valle di Squarciarelli, anche da infiltrazioni del lago di Albano. Anticamente andava in direzione di Morena, poi Tor Sapienza (fosso di Tor Tre Teste) e si immetteva nell'Aniene. Fu il papa Callisto II a deviarlo da Morena (Centroni) sulla via Latina verso il corso dell'acquedotto Claudio e portarlo a Roma. Passava davanti a porta San Giovanni dove formava un laghetto usato come abbeveratoio, entrava nelle mura da porta Metronia, seguiva l'attuale via Druso, Circo Massimo, e sfociava nel Tevere presso la Cloaca Massima. Lungo il suo percorso c’erano mulini, un esempio è la torre Moletta al Circo Massimo. La manutenzione era affidata al senatore della città, poi Bonifacio IX la demandò al capitolo di San Giovanni in Laterano. Innocenzo XII Pignatelli (1691-1700) durante la piena del Tevere del 1695 ordinò lo sbarramento dell'Acqua Mariana prima della confluenza nel Tevere, questo causò l'allagamento delle terre lungo il percorso. Con l'Unità d'Italia fu immessa nel collettore sinistro all'altezza della cosiddetta Passeggiata Archeologica, alla vigilia della prima Guerra Mondiale il fosso venne coperto da porta San Giovanni, negli anni Venti e Trenta venne coperto anche il tratto precedente lungo gli acquedotti. Nel 1957 il suo corso fu deviato nel fiume Almone.



[1] Callisto II papa dal 1119 al 1124. Fu ecclesiastico riformatore e aveva un forte punto di vista sulla “lotta per le investiture”, ma fu disposto a negoziare con Enrico V che lo portò a raggiungere il Concordato di Worms con il quale venivano stabiliti i mutui diritti di Chiesa e Impero. Nel 1123 tenne il Primo Concilio Laterano. Era di nascita francese.

domenica 15 marzo 2026

I campanili di Roma in bici

 


   Questa domenica VediROMAinBici ha proposto a tutti gli amici una bellissima passeggiata nel cuore della città eterna alla scoperta di alcuni campanili di Roma. Se Roma è la città con 1.000 tra chiese, cappelle, basiliche, altrettanti sono i campanili. Come prima tappa siamo stati a Santa Maria Maggiore il cui campanile è il più alto di Roma (m75), la seconda tappa è stata al Pantheon, ma qui dove sono i campanili? Niente né al Pantheon né sulla piazza si vedono campanili. E allora il mistero si risolve vedendo un antico dipinto o qualche stampa. Il Pantheon ebbe nel Seicento due campanili voluti da Urbano VIII Barberini e progettati da Bernini. Ai romani non piacquero subito, li chiamarono "le orecchie d'asino". Furono demoliti dopo il 1870. La terza e ultima tappa in Trastevere a piazza in Piscinula dove abbiamo la chiesa di San Benedetto con il campanile più piccolo di Roma.