martedì 30 giugno 2026

Completato il restauro di piazza Mincio

 


Una bella notizia per tutti gli amanti di Roma. E' stata semipedonalizzata piazza Mincio, pedonalizzata via Dora, restaurata la fontana delle Rane. Stiamo parlando del quartiere Coppedé. 

     Costruito dall’architetto Gino Coppedè[1] tra il 1919 e il 1926, è un incredibile incrocio di linguaggi architettonici che ben ci riportano nell’atmosfera borghese di inizio Novecento. “E’ un tardo episodio liberty, del tutto anacronistico e spaesato. La decorazione è sovrabbondante e fantastica, vi prevalgono gli elementi neo medioevali e manieristici”[2]. Ilaria Beltramme in “101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita”, ed. Newton, 2007, invita a visitare il quartiere Coppedè (pag.278).



[1] Gino Coppedè (Firenze1886- Roma1927) architetto, scultore e decoratore. Fu un artista eclettico, sviluppò un suo stile ornamentale che coincise con i caratteri dello stile liberty. Il suo primo importante lavoro fu il castello Mackenzie (1897-1902) a Genova dove si trasferì. Realizzò ville signorili, progettò l’arredamento dei piroscafi, hotel di lusso, stabilimenti balneari. A Roma ha realizzato anche il palazzo al n. 7 di via Veneto ornato con iscrizioni latine e un’altana a colonne, si tratta della sua ultima opera (1925-27). Aveva sposato, nel 1889, Beatrice Romanelli, figlia dello scultore Pasquale, da lei ebbe tre figlie. E’ sepolto in San Miniato. Da Irene de Guttry, Guida di Roma Moderna, ed. De Luca; da it.wikipedia.org. La notizia del palazzo di via Veneto da: Guida di Roma del Tci, 1993. Il progetto originario prevedeva 18 palazzi e 27 villini, non tutti costruiti. Da rivista: “Roma ieri oggi e domani”, ed. Newton, n. 49.

[2] Riferimento da Irene de Guttry, Guida di Roma moderna, ed. De Luca, 1989.

Sei romano de Roma se...

 sai come si chiama e dove si trova la caserma dei Vigili del Fuoco che vedi sotto.


Nella foto di ieri le case popolari di corso Duca di Genova (Ostia) progettate dall'architetto Camillo Palmerini nel 1929.

lunedì 29 giugno 2026

Un nuovo auditorium per Roma

 


Il 28 giugno è stato inaugurato l'Auditorium Albergotti nel XIII municipio. Ideato nel 2003, nel 2016 venne distrutto da un incendio, è stato completamente ricostruito, è adiacente al parco del Pineto. Un bel giorno per Roma.


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 sai come si chiama e dove si trova questo edificio di case popolari.


Nelle foto di ieri il Borghetto dei Pescatori che si trova ad Ostia lungo il canale omonimo.

Il Borghetto di Pescatori venne inaugurato il 4 aprile del 1933, è stato riqualificato e pedonalizzato nel 2010; è un luogo dalla storia unica, di fronte una darsena e un ponte pedonale.

     “Alla fine dell’Ottocento arrivarono in questo punto pescatori di origine napoletana, a loro si aggiunsero altri da Anzio, Procida, Minturno, Mondragone e dalla Puglia. Nel 1931 si doveva realizzare il lungomare Duilio, gli abitanti si rivolsero al capo del governo Mussolini per non scomparire, questi si interessò alla storia singolare di questa comunità e dispose l’edificazione del borghetto con una piazza centrale con la statua di san Nicola, della darsena, la cementificazione degli argini. Ancora oggi vivono qui i discendenti degli antichi pionieri che praticano la pesca. Si tratta di una comunità culturalmente e socialmente ben definita e riconoscibile”[1]. Ogni anno, a settembre si svolge la “Sagra delle Telline”, nel 2007 sono stati offerti 5.000 piatti di pasta. “Durante la sagra della Tellina si tiene lo sposalizio del mare. La Madonna Stella Maris viene portata in processione, una barca la conduce in mare aperto, giunti all’altezza del pontile, una corona di alloro viene gettata in mare con due fedi, un giovane si getta in mare e ne recupera una. Secondo un’altra fonte il borghetto – allora battezzato Villaggio – venne realizzato per interessamento di Margherita Sarfatti, amante del duce”[2].


[1] Da: La scuola adotta un monumento 2005/07, pag. 209, ed. Palombi; buone informazioni anche sul sito internet del comune di Roma. 

[2] Questo periodo da: Sara Fabrizi, Storia di Ostia, ed. Typimedia, pag. 141.

domenica 28 giugno 2026

Le sirene antiaeree di Roma

 


Veramente originale il giro in bici per Roma proposto oggi da VediROMAinBici, siamo andati alla scoperta di quelle sirene antiaeree che davano l'allarme in caso di un attacco aereo nemico durante l'ultima guerra mondiale. 



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 sai come si chiama e dove si trova il borghetto che vedi sotto.



Nella foto di ieri lo stabilimento Battistini, il primo di Ostia sorto nel 1919,

sabato 27 giugno 2026

Angeli, messaggeri, custodi e viandanti.

 


C'è una  rara e bellissima mostra a Roma in questi giorni da non perdere. Si trova ai musei Capitolini, è a ingresso gratuito. Attraverso una cinquantina di quadri e sculture si riesce a fare una storia della rappresentazione degli angeli dai primi tempi del Cristianesimo fino ai giorni nostri. Dall'arte paleocristiana, a quella Romanica, Gotica, al Rinascimento, fino all'arte neoclassica e romantica vediamo come gli artisti di secoli diversi hanno rappresentato gli angeli. Non mancano alcuni artisti contemporanei. Da non perdere!


Carlo Dolci, Angelo Annunziante, 1650.


Bartolomeo Caporali, Madonna con Bambino e angeli, 1480.


Pietro Berrettini detto Pietro da Cortona, L'angelo custode, 1656.



Carlo Saraceni, Santa Cecilia con l'Angelo, 1610.

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 sai come si chiama e dove si trova lo stabilimento balneare che vedi sotto.


Nella foto di ieri l'Antiquarium di Lucrezia Romana.

venerdì 26 giugno 2026

Al via un'altra ciclabile romana

 


Sono partiti i lavori per un'altra ciclabile romana. Collegherà la ciclabile del Tevere, all'altezza del ponte di Ferro, all'ex Mattatoio. Si snoda principalmente su lungotevere degli Artigiani. L'opera è finanziata da Fondazione Roma con 1,3 milioni. La ciclabile è lunga 800 metri ed è pensata per agevolare e incrementare gli studenti di architettura di Roma Tre che vogliono raggiugere l'Università con la bici. Un'ottima notizia, più persone vanno in bici, meglio si vive in città.

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 sai come si chiama e dove si trova il museo che vedi sotto.


Nella foto di ieri l'Antiquarium di Lucrezia Romana. 

     Il nome ricorda Lucrezia, moglie di Lucio Tarquinio Collatino, vittima della violenza subita ad opera di Sesto Tarquinio, figlio dell’ultimo re di Roma, Tarquinio il Superbo. Questo episodio causò la cacciata di Tarquinio e la fine della monarchia.

     L’antiquarium è stato inaugurato il 28 marzo 2015 con lo scopo di ospitare e rendere fruibili i reperti archeologici trovati lungo l’antica via Latina negli ultimi 25 anni. I reperti risalgono al periodo preistorico, una necropoli dell’età del rame (III millennio a.C.), insediamenti dell’età del bronzo (II millennio a.C.), necropoli relative alla civiltà latina (XI-VI secolo a.C.), testimonianze di opere di bonifica del periodo repubblicano romano, corredi di tombe a camera sempre del periodo repubblicano. A queste si aggiungono statue in marmo di ville, frammenti decorativi di edifici e sepolcri di tarda età repubblicana e della prima età imperiale. E’ così possibile ricostruire un artigianato specializzato: vasi, lucerne, monili, materiali da lavoro e per la toletta femminile, giocattoli.

giovedì 25 giugno 2026

Al via il restauro dei palazzo dei Congressi

 


   Al via il restauro del palazzo dei Congressi con luci  hi-tech, pdiglioni modulari e tetto trasparente. Un intervento da 15 milioni in due azioni: recupero e restauro degli elementi architettonici e adeguamento funzionale con inserimento di nuovi elementi in grado di modificare i flussi con ampliamenti di dotazioni tecniche. Saranno restaurati i fregi decorativi di Gino Severini con luci per essere visibili anche all'esterno.

   Nel progetto originario del quartiere, questo palazzo, doveva chiamarsi “palazzo dei Ricevimenti e dei Congressi”, così è ancora chiamato nella Guida di Roma del Tci del 1962. Progettato da Adalberto Libera[1] del 1938 ma terminato nel 1942. Notevolissimo per originale concezione architettonica, modernità impianti e completezza di servizi. Portico di ingresso, nucleo centrale a forma di cubo di 40 metri di lato. Ardita volta a crociera che poggia solo sugli spigoli, quattro lunettoni lasciano passare la luce. Sulla terrazza un teatro pensile. Il salone ha una cubatura superiore a quella del Pantheon! Due fontane fiancheggiano il piazzale di ingresso. Fra le persone impegnate nella costruzione dell’Eur si racconta che il colonnato che caratterizza la facciata fu fatto realizzare da Piacentini all’insaputa di Libera.

   "La mensola gigante che ancora sporge dal lato frontale del cubo avrebbe dovuto ospitare, secondo il progetto originale, un gruppo statuario di quattro cavalli al traino di un carro trionfale guidato dalla dea Vittoria. Nonostante il pubblico concorso indetto nel 1940, l'incarico venne affidato direttamente allo scultore Francesco Messina, oggi famoso per il cavallo simbolo della Rai a viale Mazzini. Le vicende belliche arrestarono l'opera di Messina, che all'epoca aveva prodotto solo i calchi in forma ridotta dei quattro cavalli, i quali restarono negli scantinati dell'Accademia di Brera - di cui Messina era direttore - fino al 1969, anno del suo pensionamento. Dovendo quindi sgombrare i locali dai propri oggetti e temendo danni per i modelli in gesso, Messina trovò in Giovanni Leone - all'epoca non ancora Presidente della Repubblica - il mecenate che ne finanziò la fusione in bronzo. Ancor oggi i quattro eleganti cavalli bronzei sono sistemati nel giardino della villa della famiglia Leone in località Le Rughe, poco fuori Roma lungo la via Cassia." Da Memorie di Roma del 24.7.23 articolo a firma di Stefano Pozzi

     Il palazzo è stato spesso set cinematografico, tra questi si ricorda “La dolce vita” di Federico Fellini del 1961, in cui il palazzo diventa un ospedale e ne “Il conformista” del 1970 di Bernardo Bertolucci. Fellini diceva: “L’Eur è un quartiere molto congeniale a chi fa di professione il rappresentante di immagini”.


[1] Adalberto Libera (Villa Lagarina TR 1903 – Roma 1963) Autore dell’ufficio postale di via Marmorata, del quartiere Ina Casa orizzontale Tuscolano a via Selinunte, il Villaggio Olimpico (in coll.), il quartiere di Casal Palocco (in coll.), il quartiere Incis a Decima, la cattedrale di La Spezia. Case ad Ostia sul lungomare.

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Nella foto di ieri l'ospedale IFO a Mostacciano.

mercoledì 24 giugno 2026

Evviva! Pedonalizzato il cuore del quartiere Coppedè.

 


   Il quartiere Coppedè è stato costruito dall’architetto Gino Coppedè[1] tra il 1919 e il 1926, è un incredibile incrocio di linguaggi architettonici che ben ci riportano nell’atmosfera borghese di inizio Novecento. “E’ un tardo episodio liberty, del tutto anacronistico e spaesato. La decorazione è sovrabbondante e fantastica, vi prevalgono gli elementi neo medioevali e manieristici”[2]. Ilaria Beltramme in “101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita”, ed. Newton, 2007, invita a visitare il quartiere Coppedè (pag.278).

     Entrando da via Dora (già via Diagonale, al civico 2 ha abitato Gino Coppedè) abbiamo ai lati i palazzi degli Ambasciatori (completati nel 1921[3]) collegati tra loro attraverso la soluzione scenografica del grande arcone (illuminato da un elegante lampadario in ferro battuto), ornato da un grande mascherone in stucco sorretto da due efebi michelangioleschi. In asse col mascherone, tra le finestre del primo piano l’architetto colloca poi l’emblema dei Medici, probabile omaggio alla sua città Firenze. Verso la torretta d’angolo con via Arno, la decorazione diventa maggiormente ricca: nei bassorilievi si ravvisano figure di donne rappresentate con vasi, incensieri, civette e farfalle, mentre le figure maschili mostrano altri attributi, tra cui un braciere, un gallo e una lepre. La firma dell’architetto va scoperta nell’arcone e precisamente  tra le colonne[4].



     Piazza Mincio è stata riqualificata in questi giorni e inaugurata ieri. Al centro della piazza si trova la fontana delle Rane, del 1920 – 24, con grandi conchiglie sorrette da coppie di uomini inginocchiati. Una rivisitazione in chiave ironica della fontana delle tartarughe in piazza Mattei. Otto esemplari del simpatico anfibio compaiono sul bordo del catino superiore, mentre in atto di spiccare un salto gettano zampilli d’acqua nella vasca. Altre quattro rane, più grandi, ritornano al centro delle valve di conchiglia tenute da coppie di giovani che con le gote gonfie spruzzano l’acqua nel bacino più basso polilobato[5]. Nel settembre 2019 / gennaio 2020 la fontana è stata restaurata, tra le criticità il parziale cedimento strutturale di alcuni centimetri verso Est.

     Nel caldo giugno 1965 i Beatles a Roma per un concerto al teatro Adriano di piazza Cavour, si tuffarono completamente vestiti nella fontana, dopo una serata trascorsa con il giornalista Gianni Minà a girare tra i locali, compreso il vicino Piper, da: Dall’Oglio Giustini, Roma fuori centro, ed. Efesto, 2025, pag.91.


[1] Gino Coppedè (Firenze1886- Roma1927) architetto, scultore e decoratore. Fu un artista eclettico, sviluppò un suo stile ornamentale che coincise con i caratteri dello stile liberty. Il suo primo importante lavoro fu il castello Mackenzie (1897-1902) a Genova dove si trasferì. Realizzò ville signorili, progettò l’arredamento dei piroscafi, hotel di lusso, stabilimenti balneari. A Roma ha realizzato anche il palazzo al n. 7 di via Veneto ornato con iscrizioni latine e un’altana a colonne, si tratta della sua ultima opera (1925-27). Aveva sposato, nel 1889, Beatrice Romanelli, figlia dello scultore Pasquale, da lei ebbe tre figlie. E’ sepolto in San Miniato. Da Irene de Guttry, Guida di Roma Moderna, ed. De Luca; da it.wikipedia.org. La notizia del palazzo di via Veneto da: Guida di Roma del Tci, 1993. Il progetto originario prevedeva 18 palazzi e 27 villini, non tutti costruiti. Da rivista: “Roma ieri oggi e domani”, ed. Newton, n. 49.

[2] Riferimento da Irene de Guttry, cit.

[3] Palazzi degli ambasciatori. La notizia dell’anno di fine lavori dalla rivista: “Roma ieri, oggi e domani”, ed. Newton, n.49, anche scritto sulla facciata del palazzo stesso.

[4] Palazzi degli Ambasciatori. Le notizie da: Pratesi – Rendina (a cura di), Roma liberty. Fascino e storia di uno stile. Palombi editore, 2001.

[5] Fontana delle Rane. Le notizie da : Pratesi – Rendina, cit. Invece per la rivista “Roma ieri, oggi e domani”, ed. Newton, n. 49, la fontana è del 1925.

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Nelle foto di ieri le due statue che si trovano all'ingresso dell'IFO a Mostacciano, realizzate su modelli di Salvatore Fiume ma realizzate in marmo da Carmelo Lizzio, raffigurano l'arcangelo Raffaele che dice a Tobia come curare la cecità del padre.

martedì 23 giugno 2026

Un nuovo splendido percorso ciclopedonale a Roma

 


Da pochi giorni Roma ha un nuovo percorso ciclo-pedonale all'interno della valle dei Casali con vista sulla stupenda villa York.