Piazza Mincio - il cuore del quartiere Coppedé - sarà pedonalizzata, saranno rimossi gli spartitraffico.
L’inaugurazione a breve, al posto degli spartitraffico bianchi e
rossi ci saranno colonnotti in travertino. Dai quotidiani romani del 20.3.26.
Costruito dall’architetto Gino Coppedè[1] tra il 1919 e il 1926, è un incredibile incrocio di linguaggi architettonici che ben ci riportano nell’atmosfera borghese di inizio Novecento. “E’ un tardo episodio liberty, del tutto anacronistico e spaesato. La decorazione è sovrabbondante e fantastica, vi prevalgono gli elementi neo medioevali e manieristici”[2]. Ilaria Beltramme in “101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita”, ed. Newton, 2007, invita a visitare il quartiere Coppedè (pag.278).
Entrando da via Dora (già via Diagonale, al civico 2 ha abitato Gino Coppedè) abbiamo ai lati i palazzi degli Ambasciatori (completati nel 1921[3]) collegati tra loro attraverso la soluzione scenografica del grande arcone (illuminato da un elegante lampadario in ferro battuto), ornato da un grande mascherone in stucco sorretto da due efebi michelangioleschi. In asse col mascherone, tra le finestre del primo piano l’architetto colloca poi l’emblema dei Medici, probabile omaggio alla sua città Firenze. Verso la torretta d’angolo con via Arno, la decorazione diventa maggiormente ricca: nei bassorilievi si ravvisano figure di donne rappresentate con vasi, incensieri, civette e farfalle, mentre le figure maschili mostrano altri attributi, tra cui un braciere, un gallo e una lepre. La firma dell’architetto va scoperta nell’arcone e precisamente tra le colonne[4].
Piazza Mincio è stata riqualificata nel 2010, pedonalizzandola e allargando i marciapiedi in sampietrini (nel novembre 2023 si sta sostituendo la pavimentazione, sarà in sampietrini, i lavori dovrebbero terminare nel dicembre 2023). Al centro della piazza si trova la fontana delle Rane, del 1920 – 24, con grandi conchiglie sorrette da coppie di uomini inginocchiati. Una rivisitazione in chiave ironica della fontana delle tartarughe in piazza Mattei. Otto esemplari del simpatico anfibio compaiono sul bordo del catino superiore, mentre in atto di spiccare un salto gettano zampilli d’acqua nella vasca. Altre quattro rane, più grandi, ritornano al centro delle valve di conchiglia tenute da coppie di giovani che con le gote gonfie spruzzano l’acqua nel bacino più basso polilobato[5]. Nel settembre 2019 / gennaio 2020 la fontana è stata restaurata, tra le criticità il parziale cedimento strutturale di alcuni centimetri verso Est.
Nel caldo giugno 1965 i Beatles a Roma per un concerto al teatro Adriano di piazza Cavour, si tuffarono completamente vestiti nella fontana, dopo una serata trascorsa con il giornalista Gianni Minà a girare tra i locali, compreso il vicino Piper, da: Dall’Oglio Giustini, Roma fuori centro, ed. Efesto, 2025, pag.91.
[1] Gino Coppedè (Firenze1886- Roma1927) architetto, scultore e decoratore. Fu un artista eclettico, sviluppò un suo stile ornamentale che coincise con i caratteri dello stile liberty. Il suo primo importante lavoro fu il castello Mackenzie (1897-1902) a Genova dove si trasferì. Realizzò ville signorili, progettò l’arredamento dei piroscafi, hotel di lusso, stabilimenti balneari. A Roma ha realizzato anche il palazzo al n. 7 di via Veneto ornato con iscrizioni latine e un’altana a colonne, si tratta della sua ultima opera (1925-27). Aveva sposato, nel 1889, Beatrice Romanelli, figlia dello scultore Pasquale, da lei ebbe tre figlie. E’ sepolto in San Miniato. Da Irene de Guttry, Guida di Roma Moderna, ed. De Luca; da it.wikipedia.org. La notizia del palazzo di via Veneto da: Guida di Roma del Tci, 1993. Il progetto originario prevedeva 18 palazzi e 27 villini, non tutti costruiti. Da rivista: “Roma ieri oggi e domani”, ed. Newton, n. 49.
[2] Riferimento da Irene de Guttry, Roma moderna, ed. De Luca, 1989.
[3] Palazzi degli ambasciatori. La notizia dell’anno di fine lavori dalla rivista: “Roma ieri, oggi e domani”, ed. Newton, n.49, anche scritto sulla facciata del palazzo stesso.
[4] Palazzi degli Ambasciatori. Le notizie da: Pratesi – Rendina (a cura di), Roma liberty. Fascino e storia di uno stile. Palombi editore, 2001.
[5] Fontana delle Rane. Le notizie da : Pratesi – Rendina, cit. Invece per la rivista “Roma ieri, oggi e domani”, ed. Newton, n. 49, la fontana è del 1925.
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