sai come si chiama e dove si trova il gruppo statuario che vedi sotto.
Nella foto di ieri viale dell'obelisco che si trova al Pincio.
sai come si chiama e dove si trova il gruppo statuario che vedi sotto.
Nella foto di ieri viale dell'obelisco che si trova al Pincio.
Dai quotidiani del 28 ottobre scorso: il I municipio chiede di pedonalizzare via
del Portico d’Ottavia e via Giulia. L’idea è
quella di creare una piazza come a Borgo Pio. Sono d’accordo residenti e
commercianti che chiedono l’eliminazione dei marciapiedi. All'agenzia Romamobilità
l’incarico di studiare percorsi alternativi. Entrambe le strade rientrano
nell’intervento da 30 milioni per il rifacimento dei selciati storici. Speriamo che tale progetto si realizzi presto, via Giulia è il cuore rinascimentale di Roma, via del Portico d'Ottavia è il cuore del "Ghetto ebraico", anche lì si respira tutta la storia di Roma, dal periodo imperiale, al medioevo, alla storia contemporanea. Speriamo bene! Nella foto in alto via Giulia con il passetto di palazzo Farnese.
Roma, non basta una vita!
sai come si chiama e dove si trova il viale che vedi sotto.
Nella foto di ieri il viale degli Ippocastani al Pincio. Il viale è fiancheggiato da ippocastani, alberi che fanno castagne non commestibili.
I quotidiani del primo novembre scorso hanno riportato la notizia che l'attaccante della Roma Paulo Dybala - davanti alla fontana di Trevi - si è inginocchiato e ha chiesto alla sua fidanzata Oriana Sabatini di sposarlo. In quel momento gli ha regalato un anello con diamanti. Contemporaneamente due giocatori della Roma con le loro moglie lo hanno filmato. Allora la nostra città è ancora capace di parlare al cuore dei giovani! La magia di Roma vive ancora!
Roma, non basta una vita!
sai come si chiama e dove si trova il viale che vedi sotto.
Nella foto di ieri viale Gabriele D'Annunzio al Pincio.
sai come si chiama e dove si trova il viale che vedi sotto.
Nella foto di ieri il teatro dei burattini al Pincio.
Sabato e domenica ingresso libero in tutti i musei, monumenti, aree archeologiche, gallerie d'arte di tutta Italia. Una bellissima occasione da prendere al volo. Un consiglio: ma certamente la Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea in viale delle Belle Arti, facilmente raggiungibile con la metro A dalla stazione Flaminio. E' l'unica raccolta statale di arte degli ultimi due secoli. Da non perdere i due quadri di Van Gogh, il Giardiniere e l'Arlesien.
sai come si chiama e dove si trova questo piccolo teatro.
Nelle foto di ieri il panorama su Roma dal Pincio, dalla terrazza che sovrasta viale Gabriele D'Annunzio.
Una bella notizia per tutti i ghiottoni come me! Tutti conosciamo la famosa gelateria Fassi, su via Principe Eugenio, vicino piazza Vittorio. Produce un gelato buonissimo dal 1880.
Ecco la novità di questi giorni! Adesso Fassi apre un locale in via Piave angolo piazza Fiume senza coni né coppette, sarà un punto vendita del tutto particolare. In vendita ci sono tutti i semifreddi storici di questo marchio ma non il normale gelato per coni e coppette: una pasticceria del gelato. Si paga in un totem automatizzato, non si può pagare in contanti. Nella foto sopra una cartolina di piazza Fiume, senza data, presumibilmente degli anni Cinquanta.sai come si chiama e dove si trova questo punto panoramico di Roma.
Nella foto di ieri l'orologio ad acqua del Pincio.
Costruito dal padre domenicano Giovanni Battista Embriaco nel 1873
(presentato all’Esposizione Internazionale di Parigi di quell’anno), studioso
di meccanica applicata. L’acqua mette in moto il pendolo, caricando così il suo
movimento e la suoneria. Possiede quattro quadranti. L’ambientazione è di
Gioacchino Ersoch[1],
una torre in finto legno (in realtà è ghisa) posta su un isolotto che vuole
rievocare una foresta. E’ stato restaurato e rimesso in opera il 29 giugno 2007
con una cerimonia pubblica a cui ha partecipato l’allora sindaco Walter
Veltroni. I lavori sono stati condotti dal Centro Elis, una scuola di
formazione professionale, dagli allievi del corso di orologeria, senza oneri
per il comune di Roma, ma sotto la supervisione della Sovrintendenza comunale.
Anche l’idrocronometro di palazzo Berardi in via del Gesù è di Embriaco.
[1] Gioacchino Ersoch (Roma 1815 - 1902) architetto, funzionario del Comune di Roma durante il dominio pontificio e dopo. Il padre era funzionario pontificio di origini svizzere. Collaboratore di Poletti nel restauro di alcune porte di Roma e nell'erezione della colonna dell'Immacolata Concezione in piazza di Spagna (1855). Ristrutturò palazzo Fiano al Corso, durante questi lavori emersero importanti resti dell'Ara Pacis. Il suo nome resta legato al Mattatoio di Testaccio costruito tra il 1888 e il 1894. Suo il mercato del pesce in via di San Teodoro poi autoparco comunale oggi Mercato a Km zero. Eresse l'idrocronometro del Pincio.
Ponte Milvio un luogo del cuore per tanti romani. In questi giorni alcuni operai di edilizia acrobatica stanno pulendo il ponte da piante selvatiche che lo possono danneggiare,
Il ponte è chiamato dai romani Mollo, perché
sta a mollo da lungo tempo. Costruito dal censore Marco Emilio Scauro
alla fine del II secolo a. C. Il nome del ponte sembrerebbe essere la
trasformazione del nome Emilio che trasformò le assi di legno con un piano
cementizio.
Luogo strategico per la conquista e la
difesa di Roma varie battaglie si sono svolte per il suo possesso, la più
celebre resta la battaglia tra Costantino
e Massenzio del 28 ottobre del
312 d. C. La battaglia si svolse in località Saxa Rubra, ma Costantino
bloccando il ponte impedì la ritirata a Massenzio che morì affogato nel
tentativo di attraversare il fiume a nuoto. I bizantini fortificarono il ponte
con una torretta sulla sponda destra del fiume. Ancora nel 1405 si scontrarono
i Colonna con le truppe di papa Innocenzo
VII che veniva
a ristabilire la sede papale dopo il periodo della cattività avignonese.
Compirono restauri Nicolò V, Callisto III Borgia che pose il suo stemma nell’arco del torrione. Nel 1805 un’alluvione
causò gravissimi danni e venne affidato all’architetto Giuseppe Valadier il
restauro, il torrione prese l’aspetto attuale. Valadier pose la statua di San
Giovanni Nepomuceno e la statua
dell’Immacolata sulla sponda sinistra.
Altre due statue vennero poste sulla sponda opposta: San Giovanni Battista e
Cristo al battesimo, di Francesco Mochi,
queste ultime nel 1956 furono portate al museo di Roma di palazzo Braschi,
quelle che ora si vedono sono presumibilmente delle copie. Sulla sponda destra,
dopo il chiosco bar e un grande platano si trova una grande statua del
Redentore.
Durante la Repubblica Romana del 1849 il
ponte venne minato da Garibaldi per ritardare l’avanzata dell’esercito
francese.
Negli anni Venti/Trenta un tram passava su ponte Milvio, ed era a doppio senso di marcia. Nel 1951 il ponte è stato pedonalizzato, si tratta della prima isola pedonale di Roma. Hai foto di ponte Milvio della piena del Tevere del 2012.
sai come si chiama e dove si trova la fontana che vedi sotto.
Nella foto di ieri l'obelisco di Antinoo o del Pincio che si trova in piazza Bucarest, al Pincio presso la Casina Valadier.
L’obelisco si trova al centro di una
piazza che è stata dedicata a Bucarest (capitale della Romania), è dedicato da
Adriano al suo favorito Antinoo, annegato nel Nilo nell’anno 130, rinvenuto presso la basilica di Santa Croce in
Gerusalemme spaccato in due pezzi (lapide in via Ozieri) nel Cinquecento nella
vigna dei fratelli Saccossi, nell’area del circo Variano che faceva parte del
Sessorium, la villa imperiale di Eliogabalo. Forse proviene dal tempio che
Adriano dedicò ad Antinoo, non si conosce la sua ubicazione, chi pensa al
Palatino, chi al mausoleo di Augusto, poi portato da Eliogabalo sulla spina del
circo Variano. Lo aveva fatto rialzare Urbano VIII e collocato davanti a palazzo
Barberini, ma siccome disturbava il passaggio delle carrozze lo regalarono a
Clemente XIV che lo depositò nel cortile della Pigna, finalmente venne qui
collocato nel 1822 per volere di papa Pio VII da Giuseppe Marini.
Studi recenti ipotizzano che l’obelisco si
trovasse a villa Adriana a Tivoli.
L’obelisco è in marmo rosa, misura m 9,2 ma con il basamento arriva a m 17,26. I geroglifici non furono scolpiti in Egitto, ma intagliati da artigiani locali che non avevano familiarità con il geroglifico per cui le iscrizioni risultano incerte e con contorni modificati.
Oggi con VediROMAinBici abbiamo fatto una stupenda pedalata fino al Miglio d'Arte. Una barriera anti-rumore posta lungo il Gra nel quartiere Torraccia, è diventata opera d'Arte con 99 opere di 99 artisti diversi provenienti da tutta Europa. L'installazione è sorta nel 2019. Merita una visita. Roma, non basta una vita!
sai come si chiama e dove si trova l'obelisco che vedi sotto.
Nella foto di ieri il monumento a Enrico Toti, eroe della Prima Guerra Mondiale, scultura di Arturo Dazzi.
Enrico Toti (Roma 1882- Monfalcone 1916), nato nel quartiere di San Giovanni da padre ferroviere e madre di Cassino. Arruolatosi nella marina militare, si congedò e fu assunto come ferroviere, nel 1908, mentre lavorava alla lubrificazione di una locomotiva nella stazione di Colleferro, scivolò e rimase incastrato sotto gli ingranaggi con la gamba sinistra che gli venne amputata. Perso il lavoro si dedicò alla realizzazione di piccole invenzioni che sono documentate nel museo dei bersaglieri di Roma. Nel 1911 pedalando in bici con una gamba sola raggiunse Parigi, da lì il Belgio, la Danimarca, la Finlandia, la Russia, la Polonia e rientrò in Italia. Nel 1913 raggiunse Alessandria d’Egitto e il confine con il Sudan dove le autorità inglesi gli imposero di concludere il viaggio. Allo scoppio della guerra mondiale Toti presentò tre domande per essere arruolato. Raggiunse in bicicletta il fronte a Cervignano del Friuli, qui fu accolto come civile volontario, riuscì a farsi trasferire presso i bersaglieri ciclisti del terzo battaglione, presso i quali iniziò a combattere. Il comandante maggiore Renzini gli consegnò le stellette e l’elmetto piumato da bersagliere. Nell’agosto 1916 cominciò la sesta battaglia dell’Isonzo che si concluse con la presa di Gorizia il 6 agosto. Enrico Toti, lanciatosi con il suo reparto all’attacco di Quota 85 a est di Monfalcone, fu ferito più volte dai colpi avversari, prima di morire scagliò la cruccia verso il nemico esclamando “Nun moro io”, “Io non muoio”. Nel 1922 la sua salma fu portata a Roma per ricevere solenni funerali. Nel clima incandescente che precedette la marcia su Roma, il feretro fu oggetto di colpi di arma da fuoco, ne seguirono scontri con un morto e 25 feriti, in zona San Lorenzo. E’ sepolto al Verano, in un riquadro rialzato a cinquanta metri dall’ingresso principale a sinistra.