venerdì 18 giugno 2021

Bello il nuovo ponte di piazza Zama

 



     Nel quartiere Appio Latino c'è un nuovo ponte, ho meglio grazie ai volontari di Retake e del Comitato Mura Latine, le spallette del ponte di piazza Zama sono state dipinte con un soggetto agreste. E' una bella idea, nella nostra città che ha tanti problemi ci vorrebbero tanti comitati come questo.

Sei romano de Roma se...

 sai come si chiama e dove si trova il palazzo che vedi sotto.


Nella foto di ieri i palazzi di Caltagirone al quartiere Collatino.

giovedì 17 giugno 2021

Nuova luce su ponte Milvio

 


Da pochi giorni ponte Milvio ha una nuova luce, pensata con criteri artistici, che valorizza la torretta di Valadier. E' bellissima!

PONTE MILVIO

     Per i romani “ponte Mollo”. Uno dei ponti più antichi di Roma, costruito, o meglio ricostruito, dal censore Marco Emilio Scauro, da cui il nome, alla fine del II secolo a. C., rimaneggiato nel XV secolo da Nicolò V[1], che aggiunse una torre di guardia, fatta ricostruire da Pio VII[2], in forma di porta fortificata su disegno del Valadier[3] nel 1805, fatto saltare da Garibaldi nel 1849 per ostacolare l’avanzata dei francesi durante la gloriosa repubblica romana[4], infine fu restaurato nel 1850 da Pio IX. Negli anni Trenta un tram vi passava sopra. E’ stato pedonalizzato negli anni Sessanta.

     I quattro archi mediani sono ancora quelli antichi. Verso la città la statua di San Giovanni Nepomuceno di Agostino Cornacchini (1731) e dell’Immacolata di Domenico Pigiani (dopo 1840). Presso il ponte ebbe termine la battaglia omonima tra Costantino e Massenzio (312), questa aprì la strada all’Editto di Milano (313) che sancì la libertà religiosa per i cristiani.

     Nel 2004 il ponte è diventato meta di innamorati da tutta Italia che giungevano a porvi i loro “lucchetti dell’amore” sulla base del successo del libro di Federico Moccia “Tre metri sopra il cielo”, un romanzo rosa per giovanissimi. La situazione aveva prodotto un degrado, il peso dei lucchetti, legati tra loro da catene ed appese ai lampioni, aveva addirittura fatto cadere alcuni campioni. Finalmente nel luglio 2007 il municipio installa dei paletti per gli amanti dei lucchetti.

     Bello il panorama che si gode dal ponte verso Monte Mario. Guardando a monte si vedono tre piloni solitari nel fiume. Sono stati edificati in fretta e furia nel 1962 per sostenere un ponte provvisorio, costruito quando uno dei piloni di ponte Flaminio crollò (da Colaicono, 501 luoghi di Roma, pag. 255). Guardando verso Monte Mario si vede la “Madonnina” così la chiamano i romani, si trova all’interno del Centro Don Orione. Col suo colore dorato sta lì dal 1953, nell’ottobre 2009 un forte temporale la fece crollare, venne ricollocata pochi mesi dopo con un elicottero. Sulla piazza di Ponte Milvio (quartiere Tor di Quinto, XV Municipio) si erge la Chiesa della Gran Madre di Dio, opera di Cesare Bazzani del 1933. Sul piazzale Cardinal Consalvi (quartiere Flaminio e Parioli, Municipio II) si trova una chiesetta con annesso piccolo cimitero per i pellegrini che giungevano nei pressi di Roma ma venivano a mancare sulla strada.



[1] Niccolò V. Tommaso Parentuccelli (Sarzana 1397 – Roma 1455), papa dal 1447. promosse la conclusione della pace di Lodi, fondò la biblioteca Vaticana. Invano promosse una crociata contro i turchi dopo la caduta di Costantinopoli nel 1453.

[2] Pio VII. Luigi Barnaba Chiaromonti (Cesena 1742 – Roma 1823), monaco benedettino, papa dal marzo 1800. Si recò a Parigi per incoronare Napoleone imperatore dei francesi nel 1804. Fu arrestato e deportato da Napoleone a Grenoble,Savona e Fointnenbleau.

[3] Giuseppe Valadier. Roma 1762 – 1839. architetto e archeologo neoclassico. Lasciò nello Stato della Chiesa e a Roma, dove sistemò piazza del Popolo e il Pincio con la Casina. Restaurò opere romane come l’Arco di Tito.

[4] Foto Ponte Milvio minato dai Garibaldini. In rivista Roma ieri, oggi e domani, n.44, pag. 75. Una lapide sotto l’arcata della torre valadieriana ne ricorda l’avvenimento. Una foto d’epoca di ponte Milvio con una piena del fiume in Roma ieri, oggi, domani n.18 pag. 172.


Sei romano de Roma se...

 sai come si chiamano e dove si trovano i palazzi che vedi sotto.



Nella foto di ieri il mercato San Romano nella via omonima.

mercoledì 16 giugno 2021

Sei romano de Roma se...

 sai come si chiama e dove si trova il mercato che vedi sotto.

Nella foto di ieri largo del Badile  a Santa Maria del Soccorso.

martedì 15 giugno 2021

Sei romano de Roma se...

 sai come si chiama e dove si trova il largo che vedi sotto.


Nella foto di ieri la Madonnella di largo Boiano.

lunedì 14 giugno 2021

Ancora interrotta la ciclabile della Colombo!

    Da ottobre 2020 la pista ciclabile della Colombo è interrotta perchè il ponte ciclo-pedonale su viale delle Tre Fontane è stato urtato da un tir ed è inagibile. Il Comune ha indetto una gara per rifare completamente il ponte. Purtroppo oggi sappiamo che la gara si è conclusa con l'aggiudicazione, ma la ditta vincitrice ha già avanzato delle obiezioni perché sostiene che nel frattempo sono lievitati i prezzi dei materiali (legno e acciaio) necessari per la costruzione del pezzo da sostituire. Tale richiesta di adeguamento del prezzo è adesso al vaglio del Dipartimento (ufficio comunale). Tutto questo rallenta i tempi, speriamo che la faccenda si risolva in poche settimane. Vi terrò informati.

Sei romano de Roma se...

 sai come si chiama e dove si trova la Madonnella che vedi sotto.



Nella foto di ieri largo Bach al Collatino.

domenica 13 giugno 2021

Omaggio a Gigi Proietti

 


   Per questa mattina VediROMAinBici ha organizzato una bella passeggiata fino al Tufello dove si trova un murales nel luogo in cui ha abitato il grande Gigi Proietti indimenticabile interprete della romanità, attore, cantante e tanto altro. La pedalata è stata occasione anche per fare una passeggiata nel quartiere del Tufello, poco conosciuto ma con alcune presenze storico-artistiche di rilievo.

Sei romano de Roma se...

 sai come si chiama e dove si trova il largo che vedi sotto.

Nella foto di ieri il quartiere INA Casa Tiburtino, via Cesana.

sabato 12 giugno 2021

Statue parlanti di Roma: l'abate Luigi.

 


Proseguiamo nella passeggiata per Roma che ci porta a conoscere le statue parlanti, la terza è l'Abate Luigi. Dialogava con Pasquino anche la statua dell’ABATE LUIGI in piazza Vidoni (a lato della chiesa di Sant'Andrea della Valle), si tratta di un console o magistrato dell’antica Roma, ritrovato nelle fondamenta di palazzo Vidoni[1], faceva parte dell’Hecatostylum (portico dalle cento colonne), a cui è stato dato il nome di un sacrestano della vicina chiesa del Sudario. La statua si trovava all’interno di palazzo Vidoni, poi è stata portata nel cortile di palazzo Chigi, quindi nel luogo attuale. Particolarità di essa è che la testa gli è stata rubata più volte per cui sulla sua base è scritto:

Fui dell’antica Roma un cittadino

ora Abate Luigi ognun mi chiama

conquistai con Marforio e con Pasquino

della satira urbana eterna fama

ebbi offese, disgrazie e sepoltura

ma qui vita novella e alfin sicura.

     Nel 1966 gli rubarono la testa e per l’ultima volta l’Abate Luigi parlò:

O tu che m’arrubbasti la capoccia

Vedi d’ariportalla immantinente

Sinnò, voi vede? Come fusse gnente

Me mannano ar governo. E ciò me scoccia.



[1] Palazzo Vidoni. La facciata ottocentesca ripete quella posteriore su via del Sudario costruita su disegno di Raffaello. E’ tradizione che l’imperatore Carlo V sia stato ospitato in questo palazzo. Oggi è proprietà dello Stato e sede ministeriale.

Sei romano de Roma se...

 sai come si chiama e dove si trova il quartiere popolare che vedi sotto.

Nella foto di ieri il quartiere INA Casa Tiburtino via Diego Angeli.

venerdì 11 giugno 2021

Sei romano de Roma se...

 sai come si chiama e dove si trova il quartiere che vedi sotto.


Nella foto di ieri il quartiere Ina Casa Tiburtino, case a ballatoio.

giovedì 10 giugno 2021

Statue parlanti di Roma

 


     Due giorni fa abbiamo parlato della principale statua parlante di Roma: Pasquino. Ma non è l'unica. Un'altra statua famosa, che dialogava con Pasquino fu quella di MARFORIO che oggi si trova nella piazza del Campidoglio, all’interno del cortile del palazzo Nuovo, prima era stata collocata in piazza San Marco, poi all’Aracoeli. La colossale statua giacente raffigurante una divinità fluviale, sotto di essa si trova una grande piovra con tentacoli attorcigliati, essa – dalla bocca – versa acqua nella sottostante vasca di travertino con il bordo arrotolato. La statua di Marforio ha una mano poggiata sul ginocchio e stringe una conchiglia, creata, insieme alla mano sinistra, al piede destro e a parte del volto nel restauro eseguito nel 1594 da Ruggero Bescapè. Marforio fu rinvenuto nel Foro di Marte (o di Augusto) da cui il nome.


Sei romano de Roma se...

 sai come si chiama e dove si trova il quartiere che vedi sotto.


Nella foto di ieri il quartiere INA Casa Tiburtino.

     Il quartiere Ina Casa Tiburtino (detto anche Tiburtino IV) sorge al Km 7 della via Tiburtina tra via Diego Angeli e via Lucatelli, fu costruito tra il 1949 e il 1954, fu progettato da Ludovico Quaroni[1] e Mario Ridolfi (capigruppo).

     Il quartiere Ina Casa Tiburtino fa parte del quartiere Collatino di Roma (Q XXII) che si sviluppa tra Tiburtina e Prenestina, via di Portonaccio e viale Palmiro Togliatti. Oggi il quartiere fa parte del IV Municipio del Comune di Roma che ha sede in via Tiburtina n. 1163. Le strade del quartiere sono intitolate a giornalisti.

     Area totale mq 88.000, area coperta mq 17.068, alloggi realizzati 771, vani 4.006.

     Spetta a Mario Ridolfi[2] e a Ludovico Quaroni coordinare un gruppo di giovani per la costruzione del primo quartiere Ina Casa romano: il Tiburtino. Progettazione ed esecuzione si svolgono in un clima di grandi aspettative, tipico del dopoguerra. Le perplessità sorgono in seguito. Quaroni definirà il Tiburtino “il paese dei barocchi”, Ridolfi non andrà mai più a vederlo. Nel 1974 in un’intervista a Controspazio n. 3 Ridolfi ricorda: “Avevo fatto il tracciato stradale, dato la posizione degli edifici. Mi ero raccomandato che i progetti seguissero l’andamento del terreno… di non alterare il carattere ambientale… volevamo dare un carattere paesano…”. Il populismo neorealista del Tiburtino nasce dalla consapevolezza di un ruolo sociale dell’architettura; alla retorica, alle manie di grandezza, all’autoritarismo del regime fascista si contrappone ora una modestia artigiana. Il dato reale è comunque quello di contenere i costi, usare materiali italiani; la dimensione “paese” offre la soluzione più economica e semplice.

    Nelle case in linea: strutture portanti in muratura di blocchi regolari di tufo con ricorsi in mattoni intonacate esternamente; nelle case a torre: struttura in cemento armato e tamponatura in forati intonacati. I colori degli esterni erano basati su due o tre gradazioni di “terre romane”. Ridolfi progetta quattro case a torre di sette piani, tre edifici a schiera di tre piani, tre edifici a quattro piani, quattro edifici a quattro e cinque piani nella zona centrale e i negozi. Quaroni e Fiorentino progettano l’edificio in linea a doppia T nella zona centrale.

     Tra via Tiburtina, via Diego Angeli e via Cesana ci sono le “Case a ballatoio”, si tratta di una tipologia di case a schiera di tre piani con un alloggio a piano, questo gira intorno a un patio da cui prende luce. Gli alloggi ai piani superiori sono distribuiti da un ballatoio, una sorta di strada sopraelevata. L’insieme reinventa le case cinque seicentesce dell’alto Lazio.

     In via dei Crispolti abbiamo le “Case in linea” di Quaroni e Fiorentino. Il lungo corpo snodato, elemento centrale del quartiere , è formato dall’assemblaggio di più corpi edilizi, a volte con leggeri slittamenti, altre con decise rotazioni. I punti di cerniera sono risolti , ad esempio, con le scale triangolari che smistano gli alloggi sfalsati in altezza. Le logge, ora esagonali, ora rettangolari, o di altra foggia, creano effetti volumetrici e chiaroscurali diversificati sulle facciate.

     Tra via Diego Angeli e via Luigi Cesana si trovano le tre “Case a torre”, alte sette piani, queste fanno da contrappunto alle case a schiera basse e vogliono rappresentare un elemento di eterogenità nel quartiere.

 

     Il quartiere è stato definito da alcuni critici “neorealista” per le contemporanee ricerche cinematografiche e artistiche per l’effettiva povertà dei mezzi tecnici dovuta al contenimento dei costi e per l’attenzione alla vita delle classi popolari.



[1] Ludovico Quaroni. (Roma1911-1987) La piazza dell'E42 oggi Marconi con altri, il quartiere INA Casa Tiburtino al settimo chilometro della Tiburtina, il quartiere "La Martella" a Matera, la palazzina la Tarataruga in via Innocenzo X con Carlo Aymonino nel 1951, il complesso polifunzionale a Grosseto in piazza Rosselli, la Chiesa Madre di Gibellina (1972), il quartiere di Casilino 23. A lui è intitolata la facoltà di architettura di Valle Giulia.

[2] Mario Ridolfi. (1904-)  Il palazzo postale di piazza Bologna nel 1933, il palazzo oggi della FAO nel 1938 con altri, intensivo in via Cesare Baronio 32 nel  1942, il quartiere INA Casa Tiburtino con altri, otto case a torre per INA assicurazioni tra viale Etiopia, via Galla e Sidama, via Adua e via Tripolitania con W. Frankl nel 1951-54. La palazzina Mancioli in via Lusitania 29 nel 1953, nel 1966 asilo nido e scuola elementare a Spinaceto.