lunedì 19 ottobre 2020

Sei romano de Roma se...

 sai come si chiama e dove si trova la strada che vedi sotto.

Nella foto di ieri la chiesa dei Santi Angeli Custodi in piazza Sempione a Monte Sacro.

     La CHIESA è in stile di passaggio fra fine Cinquecento e inizi Seicento, ha la facciata leggermente convessa con un elegante finestra al posto del rosone sotto il timpano. Sulla facciata la scritta “Angelis custodibus”, agli angeli custodi. Interno ad unica navata, splendente di marmi, entrando a sinistra lapide in latino del 1932 che ricorda il card. Selvaggiani e il papa Pio XI; a destra lapide che ricorda i benefattori della parrocchia. Dietro l’altare maggiore: dipinto murale con un angelo che tiene le mani del Bambino (sembra antico), al lato sinistro angelo che assiste alla nascita, a destra angelo sul sepolcro, tutti gli angeli hanno le ali spiegate. I dipinti della cupola – poco visibili per il buio - sono di Aronne Del Vecchio, alla base della cupola scritte che richiamano la presenza degli angeli nella vita di tutti i giorni. Pio XI volle dedicare la chiesa agli Angeli Custodi per sostituirla con la omonima distrutta in centro per la costruzione di via del Tritone.

     Per diversi anni, sulla scalinata della chiesa si è tenuta una rievocazione storica della secessione della plebe romana

     La parrocchia ha ricevuto la visita di Giovanni Paolo II il 6 aprile 1986. Durante l’omelia il Papa chiese di pregare per lui che la settimana successiva sarebbe andato in visita alla sinagoga di Roma, la prima visita di un papa nel tempio ebraico.

     Il 4 febbraio 2006 si sono svolti nella chiesa i funerali di Romano Mussolini, ultimogenito di Benito, abitante a Talenti, apprezzato jazzista, erano presenti la madre donna Rachele, il deputato Alessandra Mussolini, la moglie del fratello Vittorio morto da qualche anno, il ministro Alemanno, i politici Buontempo e La Russa, l’attore Lino Banfi visibilmente commosso. La salma è stata poi tumulata nella cappella di famiglia a Predappio.

domenica 18 ottobre 2020

Poche chiare porole

 


Una pedalata nei film di Fellini

      Oggi con gli amici di VediROMAinBici abbiamo fatto una splendida pedalata dentro ai film di Fellini, genio assoluto del cinema mondiale, siamo passati nei luoghi di Roma da lui amati e nei quali ha girato alcuni suoi film.

          Considerato uno dei maggiori registi della storia del cinema, nell’arco di quarant’anni ha “ritratto” una piccola folla di personaggi memorabili. Definiva se stesso “un artigiano che non ha niente da dire, ma sa come dirlo”. Ha lasciato opere ricche di satira e velate di una sottile malinconia, caratterizzate da uno stile onirico e visionario non è inquadrabile in un genere ben definito, è un poeta visionario che fa dell’autobiografia una cifra stilistica. I titoli dei suoi film, come “La strada”, “Le notti di Cabiria”, “La dolce vita”, “8 e mezzo”, “Amarcord” sono diventati dei luoghi comuni, citati in lingua originale in tutto il mondo.

     Quattro suoi film hanno vinto il premio Oscar, 12 volte candidato, nel 1993 gli è stato conferito il premio Oscar alla carriera. Ha vinto la Palma d’oro al Festival di Cannes nel 1960 e il Leone d’oro alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1985.

     Partiti da largo Corrado Ricci siamo andati subito a Fontana di Trevi, luogo simbolo del film “La dolce vita”. E’ impossibile non ricordare la scena del film in cui Anita Ekberg si immerge nella fontana e chiama il protagonista Marcello Mastroianni, lui la segue come ubriacato dalla sua bellezza. Quel giorno faceva un freddo terribile, per convincere Mastroianni ad entrare nella fontana, sotto il vestito di scena, gli fecero indossare una vera e propria tuta da sub. Ma siccome aveva ancora freddo gli fecero bere una intera bottiglia di vodka.

     La seconda tappa è stata via Veneto. Altro simbolo della “Dolce vita”, il mito degli anni Sessanta scandito dalla presenza dei paparazzi, attori, attrici e registi di Hollywood, la strada è presente nel film ma venne ricostruita negli studi di Cinecittà, difatti era pianeggiante, mentre nella realtà è in salita verso porta Pinciana. Sono gli anni della Hollywood sul Tevere, si potevano incontrare Sophia Loren, Anita Ekberg, Ava Gardner, John Wayne, Burt Lancarster, Frank Sinatra, nel 1957 Walter Chiari insegue il fotografo Tazio Secchiaroli, viene immortalato da un altro paparazzo, il termine paparazzo è il simbolo del mestiere il cui nome viene ripetuto più volte nel film “La dolce vita”.

     La terza tappa è stata la Stazione Termini che figura in cinque film di Fellini. Ne “Lo sceicco bianco” (1952) la stazione è la prima tappa del viaggio di nozze. Nel film “I vitelloni” (1953) Franco Interlenghi vagheggia di fuggire dalla provincia e giunge a Roma proprio alla stazione Termini. Nel film “Le notti di Cabiria” (1957) qui avviene l’appuntamento nel quale Cabiria viene abbindolata brutalmente. Ancora nel film “Roma” (1972) un alter ego del regista giunge a Roma proprio a Termini. Infine nel film “Ginger e Fred” (1986), l’anziana Masina  giunge nell’infernale ressa della stazione Termini quando arriva in città per esibirsi in televisione con Mastroianni.

     La quarta tappa è stata alle Terme di Caracalla, qui la protagonista de “Le notti di Cabiria” svolge la sua attività di prostituta. Qui la protagonista – tutta contrita – vede passare la processione notturna diretta al Santuario del Divino Amore.


     La quinta e ultima tappa è stata in via Alba Longa Una targa al civico 13 ricorda la prima abitazione romana di Fellini, nel 1939; nell’androne foto del film “Roma” (1972) ambientato in questa strada, anche se ricostruito in studio. La targa è stata posta il 16.3.19. “La notte si trasformava in un enorme ristorante all’aperto con il tram che passava scampanellando”. Era il tram 9 che da via Mondovì raggiungeva la stazione Tiburtina. Qui abbiamo incontrato un condomino che si è fatto promotore della istallazione di una lapide a ricordo della presenza di Fellini nello stabile.

     E’ stata una pedalata molto interessante, che ha ricordato uno dei maggiori registi mondiali.

Sei romano de Roma se...

 sai come si chiama e dove si trova la chiesa che vedi sotto.

Nella foto di ieri il palazzo di corso Sempione angolo viale Tirreno dove si trova il Bar Russo, famosa cornetteria.

sabato 17 ottobre 2020

Il bar Parnaso

    Finalmente una bella giornata dopo tre di pioggia, con tanti danni alla città. Approfittiamo per fare un salto ad un punto panoramico di Roma che pochi conoscono. Panorama su Roma? Tutti pensiamo al Gianicolo, oppure alla terrazza del Pincio che sovrasta piazza del Popolo, ma anche il Campidoglio. Invece no, noi inforchiamo la bici e andiamo ai Parioli, precisamente in piazza delle Muse. Qui c’è un panorama di Roma con una angolatura particolare.


   La bella notizia che ci spinge qui è che a fine ottobre riapre il celebre bar Parnaso di piazza delle Muse con 400 mq di giardino e 350 di interni. Bellissima la veduta su Roma e i monti lontani. Era frequentato da Cossiga, Renzo Arbore e Mariangela Melato, Sergio Castellitto e famiglia, Antonio Tajani, lo scrittore Alessandro Piperno, Bud Spencer, Monica Bellucci e Nino Benvenuto. Marco Lodoli ricorda che negli anni Settanta questa piazza e piazza Euclide era presidiata dai fascisti, ma gli anni di piombo sono lontani. Godiamoci questo panorama!

Sei romano de Roma se...

 sai come si chiama e dove si trova il palazzo che vedi sotto.

Nella foto di ieri l'ufficio postale di viale Mazzini, del 1933, dell'architetto Armando Titta.

venerdì 16 ottobre 2020

A piedi sulla via Appia Antica fino a Brindisi

      Spesso andiamo in bici sulla via Appia Antica, è il più bel percorso pedonale e ciclabile d’Europa, la pista ciclabile lungo il Tevere è bellissima ma qui si respira la storia.

     La via Appia Antica è un tesoro che appartiene all’umanità, per i valori artistici, storici, naturalistici è un’oasi di pace di grande valore. Qui sono venuti gli stranieri del Grand Tour, qui sono passati Goethe e tanti altri. Questo luogo meraviglioso è stato devastato, l’abbiamo ricoperta di tangenziali, parcheggi, supermercati, cave, acciaierie. Sbarrata con cancelli, camuffata con altri nomi, quattro quinti del suo tracciato è finito in mani private.

     Dopo l’unità d’Italia si sono accorti di lei urbanisti, storici, archeologi, fotografi, scrittori, giornalisti. Ma essa chiedeva solo di essere lasciata in pace. E così un giorno quattro esploratori sono partiti a piedi per percorrerla tutta dall’inizio a Brindisi. Questo viaggio si è concluso il 13 giugno 2015, dopo 611 Km e 29 giorni di cammino, quasi un milione di passi. Gli esploratori sono stati: Riccardo Carnovalini, guida e fotografo; Paolo Rumiz, giornalista; Alessandro Scillitani, fil-maker; Irene Zambon assistente alla logistica e cartografia. Da questo viaggio ne è stata tratta una mostra fotografica che si tiene – fino al 31 dicembre – al Casale di Santa Maria Nova che si trova all’interno della villa dei Quintili con ingresso dalla via Appia Nuova o dalla via Appia Antica. Un bel modo per conoscere l’Appia e la sua storia da un nuovo punto di vista.

Sei romano de Roma se...

 sai come si chiama e dove si trova l'ufficio postale che vedi sotto.

Nella foto di ieri la pista ciclabile di viale Angelico nel quartiere Della Vittoria.

giovedì 15 ottobre 2020

Un parco che nessuno conosce

      Se abitate nel quartiere Tuscolano di Roma, andate all’arco di Travertino, proprio alle spalle del parcheggio multipiano realizzato in corrispondenza della stazione della metro A, si trova un parco che non ha nome e nessuno conosce, nemmeno gli abitanti del quartiere. Ci sono panchine, alberelli, aree per la sosta, un’area predisposta forse per spettacoli, un’altra coperta da una bella tettoia in legno, un’area cani. Peccato che manca un’area giochi per bambini. Merita una visita, lo chiameremo parco di via Collegentilesco, dalla strada di accesso.





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 sai come si chiama e dove si trova la pista ciclabile che vedi sotto.


Nelle foto di ieri il garage che si trova in viale Angelico 32.

mercoledì 14 ottobre 2020

La splendida collezione Torlonia

      In bici, schivando la pioggia, oggi raggiungiamo palazzo Caffarelli, sul Campidoglio, dove è aperta al pubblico la splendida collezione Torlonia di marmi dell’età classica. Si è fatta una scelta di 96 marmi su oltre 600 in collezione. Questa raccolta fu iniziata da Alessandro Torlonia, lo stesso banchiere che si fece costruire villa Torlonia sulla via Nomentana (poi residenza di Mussolini), in essa confluirono per acquisto collezioni già esistenti: quella di busti del banchiere Vincenzo Giustiniani (1564-1637), quella del cardinale Rodolfo Pio di Carpi (1500-1564), quella dello scultore Bartolomeo Cavaceppi (seconda metà del Settecento). Ma qui si trovano anche opere d’arte provenienti dalle tenute della famiglia Torlonia: la Caffarella, la villa dei Quintili sull’Appia Antica, la zona di Porto presso Fiumicino. Tutte queste opere erano collocate nelle settanta sale del palazzo Torlonia di via della Lungara (Trastevere), purtroppo negli anni Settanta vennero ammassate nei sotterranei del palazzo per farne un centinaio di appartamenti.

     Tra i pezzi forti della collezione ci piace ricordare: la Fanciulla di Vulci, la Hestia Giustiniani, copia romana da originale ellenistico del V secolo a.C. la tazza in marmo greco con le Fatiche di Ercole, il rilievo votivo proveniente dall’Appia Antica e il bassorilievo con la veduta del porto di Ostia con indicazioni utili della marineria romana. Bisogna ricordare che prima di essere esposte tutte le opere sono state restaurate con il contributo di Bulgari.

     La mostra è aperta tutti i giorni dalle ore 9,30 alle ore 19,30 fino al 29 giugno. Necessaria la prenotazione.

Informazioni utili

 


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 sai come si chiama e dove si trova il garage che vedi sotto.




Nella foto di ieri la cappellina di San Lazzaro in via Trionfale.

martedì 13 ottobre 2020

Finito il restauro della fontana delle Rane

      La passeggiata di oggi ci porta al quartiere Coppedè, tra viale Regina Margherita e via Nemorense. Costruito dall’architetto Gino Coppedè tra il 1919 e il 1926, è un incredibile incrocio di linguaggi architettonici che ben ci riportano nell’atmosfera borghese di inizio Novecento. “E’ un tardo episodio liberty, del tutto anacronistico e spaesato. La decorazione è sovrabbondante e fantastica, vi prevalgono gli elementi neo medioevali e manieristici”. Da Irene de Guttry, Guida di Roma moderna, Ed. De luca. Ilaria Beltramme in “101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita”, ed. Newton, 2007, invita a visitare il quartiere Coppedè (pag.278).

     Al centro del quartiere c’è piazza Mincio con la fontana delle Rane. E’ stata realizzata negli anni 1920 – 24, presenta quattro grandi conchiglie sorrette da coppie di uomini inginocchiati. Si tratta di una rivisitazione in chiave ironica della fontana delle tartarughe in piazza Mattei. Otto esemplari del simpatico anfibio compaiono sul bordo del catino superiore, mentre in atto di spiccare un salto gettano zampilli d’acqua nella vasca. Altre quattro rane, più grandi, ritornano al centro delle valve di conchiglia tenute da coppie di giovani che con le gote gonfie spruzzano l’acqua nel bacino più basso polilobato.

     E’ un vero piacere vedere questo angolo di Roma tornato come nuovo aperto e godibile per tutti!

Sei romano de Roma se...

 sai come si chiama e dove si trova la cappella che vedi sotto.

Nella foto di ieri via Silvio Pellico nel quartiere Della Vittoria, nei pressi di piazza Mazzini.