Sai come si chiama e dove si trova l edificio che vedi sotto.
Nella foto di ieri il monumento ai ravennati che bonificarono Ostia e la resero vivibile. Si trova nella piazza omonima nel centro di Ostia.
Sai come si chiama e dove si trova l edificio che vedi sotto.
Nella foto di ieri il monumento ai ravennati che bonificarono Ostia e la resero vivibile. Si trova nella piazza omonima nel centro di Ostia.
Come ogni anno, anche quest'anno VediROMAinBici ha organizzato una lunga pedalata da Roma a Ostia, ma con il fresco. Un successo, che allegria! Nella foto eccoci giunti alla fine della Colombo.
sai come si chiama e dove si trova il monumento che vedi sotto.
Nella foto di ieri il monumento ai caduti che si trova ad Osti davanti alla chiesa Regina Pacis.
Una bellissima notizia per tutti gli amanti di Roma, restaurate tutte le fontane e il parco di Colle Oppio. Un luogo bellissimo nel cuore di Roma, con vista Colosseo.
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sai come si chiama e dove si trova il monumento che vedi sotto.
Nella foto di ieri il monumento a Pier Paolo Pasolini di Pietro Consagra che si trova ad Ostia in piazza Anco Marzio.
Assolutamente da non perdere la mostra che si tiene in questi giorni a palazzo Bonaparte sul Novecento italiano, una splendida collezione che proviene dalla racconta delle Assicurazioni Generali. Nelle foto sotto: Umberto Boccioni, Le due amiche; Giovanni Fattori, Tori al tombolo; Roberto Melli, Il gasometro a porta San Paolo.
sai come si chiama e dove si trova il monumento che vedi sotto.
Nella foto di ieri il punto in cui era lo stabilimento Roma a Ostia.
Lo stabilimento Roma era stato progettato dell’architetto Giovan Battista Milani[1], una
costruzione rotonda con i pali di fondazione nel mare, in cemento armato senza
intonaci che si sarebbero deteriorati con la salsedine, era detto il
“Panettone”. Era collegato alla terraferma da un pontile lungo 60 metri La posa
della prima pietra avvenne il 10 agosto
[1] Giovan Battista Milani (1873-1940) ha progettato la chiesa di San Lorenzo da Brindisi a via Sicilia nel 1910-12, la Facoltà di Ingegneria a San Pietro in Vincoli nel 1925, e ancora ville e palazzi.
Roma ha un nuovo, bellissimo museo sulla sua storia millenaria. Lo si deve all'Università di Tor Vergata, si chiama MAUT cioè museo archeologico Universitario del Territorio. In esso sono esposti con i più moderni criteri museografici i ritrovamenti archeologici del quadrante Est di Roma venuti alla luce durante le opere di urbanizzazione di quell'area. Aprirà a settembre.
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sai come si chiamava lo stabilimento che si trovava in questo punto del lungomare di Ostia.
Nella foto di ieri il liceo Scientifico Enriquez di Ostia.
Era chiuso da 13 anni, accoglierà tra i 350 e i 400 alunni con nuove aule, laboratori, palestra con abbattimento delle barriere architettoniche, rinnovati impianti e pannelli fotovoltaici. Anche la corte interna è stata riqualificata a giardino. Il giardino esterno sarà aperto al quartiere con un impianto sportivo.
Nella foto d'epoca un'immagine di Spinaceto del 1971.
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sai come si chiama e dove si trova il liceo che vedi sotto.
Nella foto di ieri lo stabilimento balneare Kursaal che si trova su lungomare Lutazio Catulo ad Ostia.
Venne progettato da Attilio La Padula e Pier Luigi Nervi, del 1950, “l’invenzione strutturale della copertura a ombrello si accompagna a una concezione dello spazio interno come fenomeno luminoso”[1]. Lo stabilimento si segnala per il caratteristico trampolino[2] a forma di k, demolito nel 1972, ricostruito e reinaugurato il 13 giugno del 1997 in legno lamellare. La piscina olimpionica è forse con acqua salata[3]. Questo stabilimento “riassume in se il sogno dello svago, il riposo lontano dalla città, il kursaal è l’università dell’estate a Roma”[4]. Negli anni è stato frequentato da Anna Magnani, Alberto Sordi, Fred Buongusto, Carlo Pedersoli in arte Bud Spencer e Pelè. Recentemente è stata inaugurata all’interno la discoteca Barkabar (musica house e dance con un privè per vedere la pista dall’alto[5]). E’ stato spesso ripreso nel cinema, fra i tanti titoli: “L’automobile” di Alfredo Giannini con Anna Magnani, “Mamma mia che impressione” di Dino Risi e “Belle ma povere” sempre di Dino Risi, “I vitelloni” di Fellini; “Tre di troppo” (2023) diretto da Fabio De Luigi con lo stesso regista e Virginia Raffaele.
[1] Da Guida di Roma del Tci 93. E’ menzionato anche in de Guttry, Roma moderna.
[2] “Il trampolino del
Kursaal nei giorni più azzurri sembra davvero un timbro” da Abbate, Roma.
Guida non conformista alla città, ed. Cooper, 2007. Per Marco Lodoli: “Tutti
noi romani abbiamo in comune un luogo fortemente simbolico che in un attimo ci
ha spiegato chi siamo e cosa vogliamo… è il trampolino del Kusaal da cui ci
siamo lanciati prima da
[3] L’informazione che la piscina olimpica sia con acqua di mare da: Passeggiate Romane, opuscolo A.p.t.
[4] Da Fulvio Abbate, Roma. Guida non conformista alla città, ed. Cooper, 2007.
[5] Da Repubblica del 30 agosto 2008.
Il municipio ha presentato il progetto di riqualificazione del piazzale del Verano, diventerà una grande area pedonale con più verde e viabilità rivista, diventerà un luogo di attività culturali. Per tale progetto sono investiti 4 milioni di euro.
sai come si chiama e dove si trova lo stabilimento balneare che vedi sotto.
Nelle foto di ieri il giardino Simone Renoglio al centro di viale delle Repubbliche Marinare a Ostia. Simone Renoglio era un vigile del fuoco morto per soccorrere un sommozzatore incastrato nella diga di Castel Giubileo sul Tevere il 13 gennaio 2003.
Un'importante novità alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di viale delle Belle Arti a Roma. La Galleria espone un'opera di Maurizio Cattelan dal titolo "Sunday" del 2024, acquistata con il sostegno PAC (Piano per l'Arte Contemporanea) del Ministero della Cultura. Cattelan è uno dei più importanti e controversi artisti italiani, è nato a Padova nel 1960. Tra le opere più celebri "La nona ora" (1999) nella quale si vede un meteorite che colpisce il papa Giovanni Paolo II; "HIM" un'immagine di (2001) Hitler inginocchiato e contrito, come per chiedere scusa (opera venduta per 17 milioni di dollari); L.O.V.E. (2010), una grande mano intenta nel saluto fascista ma non quattro dita mozzate posta davanti alla Borsa di Milano, un atto osceno verso la finanza (LOVE sta per Libertà Odio Vendetta Eternità.
Una splendida notizia per tutti gli amanti di Roma e della sua storia millenaria. E' stato completato il restauro del ninfeo di Egeria e della chiesetta di Sant'Urbano. Entrambi due luoghi magici di Roma che si trovano in Caffarella.
Il Ninfeso di Egeria è una grotta artificiale in
prossimità di una sorgente d'acqua minerale acidula. Era preceduta da un
portico che si specchiava in un bacino nel quale si raccoglieva l'acqua
sorgiva. Faceva parte del Triopio di Erode Attico. Oggi la vediamo così grazie
ai restauri del 1999. Nella nicchia in fondo si trova una statua distesa del
dio Almone, senza testa. Il lago che si trova di fronte è completamente
ricoperto di “lenticchia d’acqua”. Sulla parete di fondo cresce il capelvenere.
Il canale ottocentesco in muratura che costeggia la passerella in metallo,
apparteneva ad un canale più esteso che serviva ad alimentare la mola del
mulino che sorge accanto al sepolcro di Annia Regilla. Di questo luogo ci hanno
lasciato ricordi scritti Goethe (di cui esiste un disegno fatto a mente), Byron, Stendal, Lorrain e
Chateaubriand. Hanno dipinto questo luogo Piranesi e Ettore Roesler Franz.
“Probabilmente è in questo luogo che viene
allestito un fastoso banchetto che ha come illustre ospite l’imperatore Carlo
V” da Sara Fabrizi, Storia di Appio San Giovanni, ed. Typimedia, anno 2020,
pag.78.
La chiesetta di Sant'Urbano fu eretta da Erode Attico come tempio a Cerere, la dea delle messi corrispondente a Demetra dei greci, in seguito fu intitolata anche a Faustina Maggiore moglie divinizzata dell'imperatore Antonino Pio, ma molto più probabilmente il nome è riferito a Faustina Minore, figlia di Antonino Pio e Faustina Maggiore, moglie di Marco Aurelio. Faceva parte del Triopio, villa e tenuta agricola del II secolo d.C. costruita da Erode Attico, aveva questo nome in ricordo del re Triopas di Tessaglia che aveva osato tagliare la legna del bosco sacro a Demetra e per questo punito con una fame insaziabile. Il nome era un avvertimento verso possibili ladri. Del tempio pagano si conservano addirittura le tegole del sottotetto. In origine era sollevato su un podio con sette gradini al centro di un grande terrazzamento rettangolare che oggi si individua a fatica. La platea era cinta da portici. In laterizio non è solo il corpo dell'edificio (cioè il muro perimetrale, il timpano e la costruzione interna) ma anche la decorazione della parte alta della facciata (mensole, cornici, dentelli e ovuli), secondo l'uso tipico del II secolo d.C. Il tempio ha quattro colonne sulla facciata, le colonne, i capitelli corinzi e l'architrave sono in marmo pentelico, un marmo bianco proveniente dalla Grecia e le cui miniere appartenevano ad Erode Attico. Il muro tra le colonne è dovuto al restauro del 1634 quando nella facciata si era aperta una crepa visibile ancora oggi.
Superati pochi gradini si entra in un atrio utilizzato fino a pochi anni fa come abitazione del guardiano. Qui vi era la statua di Cerere rubata agli inizi degli anni Ottanta. Si entra in una grande stanza che era la cella del tempio, stranamente grande e luminosa. Qui vi erano le statue delle due dee a cui era dedicata e forse quella di Annia Regilla. Era un luogo sacro riservato al sacerdote. All'interno è conservato un piccolo altare rotondo di marmo rinvenuto nel giardino nel 1616 nel quale si legge una iscrizione in greco dedicata a Dioniso che fece supporre che il tempio fosse a lui dedicato.
Nel VI secolo fu convertito in chiesa cristiana e dedicato a Sant'Urbano vescovo il cui corpo era sepolto al quarto miglio della via Appia. Il restauro più importante fu compiuto dal cardinale Francesco Barberini nel 1634. Gli affreschi che ornano i riquadri risalgono all'XI secolo, ma furono rimaneggiati nel Seicento da papa Urbano VIII Barberini. Attraverso una piccola scala si scende alla cripta, le dimensioni ridotte e la sua posizione sotto l'altare provano che essa fu costruita per essere una "Confessione", cioè luogo per conservare le reliquie. Il tetto con la volta a botte era decorato da una serie di stucchi ottagonali e quadrati contemporanei a quelli delle tombe dei Valeri e dei Pancrazi nelle tombe della via Latina. Di tutti gli stucchi ottagonali è rimasto proprio quello centrale che raffigura due persone in rilievo una delle quali interamente conservata: è una donna nobilmente vestita. Forse l'apoteosi di Annia Regilla. “La donna porta ai piedi delle calzature con la punta rialzata, tipici della cultura etrusca. Un dettaglio che sembra rimandare alle origini etrusche della famiglia di Anni Regilla[4]. L'affresco della Crocifissione reca la firma frater Bonizzo e la data 1011. Gli affreschi appartengono allo schema tipico del periodo medioevale. Le 34 scene distribuite lungo le pareti rappresentano episodi tratti dal Vangelo, dal martirio di San Lorenzo e di altri santi non ancora ben identificati.