lunedì 22 giugno 2026

Un appuntamento a cui non si può mancare

 


Soprattutto se sei romano di San Giovanni, Appio Latino o Tuscolano.

     La festa di San Giovanni, si è sempre tenuta sulla piazza e lungo il primo tratto di via Appia; si disponevano i tavoli delle osterie e i banchi di venditori di lumache. La ricetta caratteristica era quella delle “lumache al sugo”. Bisognava prenderle nelle vigne, poi metterle a spurgare per due giorni in un catino, insieme alle molliche di pane e foglie di lattuga fatte a pezzi, quindi lavaggio con acqua, aceto e un pizzico di sale. Nel frattempo si preparava il soffritto per il sugo. Le corna delle lumache rappresentavano discordie e preoccupazioni, mangiarle voleva dire distruggere le avversità, la cena avveniva tra profumi di spighetta e suoni di campanacci. Durante e dopo si ballava il Saltarello[1]. La festa si concludeva all’alba con l’arrivo del Papa per celebrare la messa e impartire la benedizione dalla loggia della basilica.

     In occasione della festa sfilavano dei carri allegorici e caricaturali che prendevano le mosse da ponte Lungo.

     “Quando arrivava la festa di San Giovanni la mamma ci preparava e si usciva senza dimenticare di mettere la scopa capovolta dietro la porta di casa per impedire l’ingresso delle streghe, che in quella notte, si diceva, girassero per la città. Noi bambini avevamo trombe, campanelli, lingue di Menelik e camminavamo tenendo coriandoli e stelle filanti. Le trattorie erano piene di gente in attesa dei carri allegorici che… raffiguravano parodie di personaggi allora in vista”[2]. “Le strade si riempivano di bancarelle, piene di cose tipiche di queste circostanze (spighette di lavanda, trombette, lingue di suocera, croccantini, zucchero a velo e altro ancora)”[3]. Sulla piazza di porta San Giovanni si tenevano corse al sacco e alberi della cuccagna. La festa traeva origine da una leggenda del 1782, secondo la quale Erodiade, moglie adultera di Erode Antipa, avrebbe istigato il marito a condannare a morte Giovanni Battista in quanto non ricambiata nel suo amore. Erodiade avrebbe chiamato a raccolta le streghe sui prati della basilica nella notte che precede la festa del santo (24 giugno). La notte di San Giovanni aveva anche un altro significato, propiziatorio e purificatorio, per i raccolti della terra. Al 23 giugno, due giorni dopo il solstizio d’estate, in tempo di mietitura, si tenevano le cerimonie in onore della dea Cerere, protettrice dei raccolti.

     Alla festa di San Giovanni era collegato il Festival della Canzone Romana, la cui prima edizione ci fu nel 1891, il proprietario dell’osteria Facciafresca (era più o meno al civico 20/24 della via) aveva fatto allestire un palco con l’orchestrina, ma tale fu la ressa che il palco crollò inghiottendo cantante e orchestrali. La manifestazione fu spostata al teatro Grande Orfeo sotto la Galleria Regina Margherita in quella che oggi è via Depretis, vinse “Le streghe” cantata da Leopoldo Fregoli in procinto di diventare il trasformista per eccellenza. L’idea del festival venne in mente a Edoardo Perino, editore del Rugantino, rivista fondata nel 1848, la cui direzione era di Gigi Zanazzo, voleva imitare il festival di Piedigrotta. Da allora ogni anno si tenne il festival, qualche volta si spostò al teatro Morgana ora Brancaccio o al cinema teatro Massimo dove oggi è Coin. Quante canzoni nacquero in questa occasione? Affacciate Nunziata (1893 considerata una delle più belle canzoni di fine secolo), Nina si voi dormite (1901), Appresso alla reale, Casetta de Trastevere, Vecchia Roma, Serenata Celeste, Barcarolo romano (di cesare Balzani del 1910), Chitarra romana (1934), Quanto sei bella Roma (1934). Il festival ha perso via via importanza come la stessa festa di San Giovanni. L’ultima edizione del concorso fu nel 1955, allora si impose Arrivederci Roma di Renato Rascel, scritta in lingua.


[1] Saltarello. Ballo tipico dell’Italia Centrale, si presenta come danza di coppia. E’ di origine rinascimentale, nel Seicento si diffuse negli ambienti popolari. E’ stato ripreso nell’ultimo movimento della Sinfonia opera 90 di Felix Mendelsshon (compositore tedesco dell’Ottocento).

[2] Festa di San Giovanni. Racconto di Maria Aprile nata nel 1913, dal libro: AA.VV. I nonni di Roma raccontano la storia, Comune di Roma, 2006, pag. 21.

[3] Festa di San Giovanni. Racconto di Charis Gattone nata nel 1908, dal libro: AA.VV. I nonni di Roma raccontano la storia. Comune di Roma, 2006, pag. 311.

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