La più famosa delle statue parlanti è
quella di PASQUINO che si trova nella piazza omonima. La statua fu
ritrovata casualmente duranti lavori stradali ai primi del Cinquecento, fu il
cardinale Oliviero Carafa a deciderne l’attuale collocazione ad angolo con
palazzo Braschi. Si tratta della replica
di un famoso gruppo scultoreo greco del III sec. a. C. raffigurante Menelao che
sorregge Patrolo. Michelangelo disse che era all’altezza dell’Apollo del
Belvedere. La base venne subito utilizzata per esporre pungenti satire anonime,
in prosa o versi, in italiano o in latino, contro i potenti del tempo, papi,
cardinali, nobili. Questi componimenti presero presto il nome di “pasquinate”. Tra
gli autori figura anche Pietro Aretino che si scagliò contro Adriano VI.
Particolarmente preso di mira dalle pasquinate era il sistema del nepotismo per
cui ogni nuovo pontefice cercava in ogni manera di favorire i membri della
propria famiglia.
A questo proposito Pasquino prese di mira Olimpia Maidalchini, cognata di Innocenzo X, che abitava nel vicino palazzo Pamphili di piazza Navona. Di lei disse: “Olim pia, nunc impia”. In un'altra la battezzò Pimpaccia, e con tale nome è passata alla storia. L’avida signora aveva un maestro di camera di nome Fiume. A Roma si indicavano le piene del Tevere con l’indice della mano puntato all’altezza del livello raggiunto dall’acqua. Appeso alla statua di Pasquino apparve un cartello con il disegno di una donna nuda somigliante ad Olimpia Maidalchini e un indice puntato all’altezza del sesso, seguiva la scritta “Qui arrivò Fiume”.
Quando morì Paolo III apparve il disegno della tomba del pontefice con sotto l’epitaffio:
In questa fossa a
guisa di orinale
giace Paolo III
e tu viator, pissagli addosso e vale.
Quando Pio IX stabilì il dogma dell’infallibilità papale, Pasquinò scrisse:
“INRI Io non riconosco infallibilità”.
Parlò di nuovo sullo stessa tema dicendo:
Il concilio è
convocato
I vescovi han
decretato
Che infallibili due
sono
Moscatelli e Pio IX.
Sulle scatole dei fiammiferi del tempo era scritto: Moscatelli Infallibili.
In occasione dei funerali per i caduti pontifici della battaglia di Castelfidardo (1860), tenutosi nella chies di Sant’Ignazio, Pasquino parlò:
Nella mente generale
Vari dubbi sono sorti
Se cotesto funerale
Sia pei vivi o pei
morti,
molti a creder son
proclivi
che sia fatto per i vivi.
Due giorni prima della presa di Porta Pia, Pasquino parlò ancora:
Santo Padre Benedetto
Ci sarebbe un poveretto
Che vorrebbe darvi un
dono:
quest’ ombrello. E’
poco buono,
Ma non ho nulla di
meglio
Mi direte: a che mi
vale?
“Tuona il nembo Santo
Veglio!
E se cade il temporale…”
Nel
Povera Roma mia de
Travertino!
T’hanno vestita tutta
de cartone
Pe’ fatte rimirà da ‘n imbianchino!
Sembra che il nome della statua derivi da
quello di un sarto del rione Parione famoso per la lingua mordace. Inutili
furono i tentativi del potere clericale di zittire Pasquino, ci provarono
Adriano VI, Sisto V e Clemente VIII.
Addirittura Benedetto XIII comminò la pena di morte, la confisca dei beni e
l’infamia del nome per chi fosse stato scoperto autore delle pasquinate.
Durante il conclave che elesse Pio VIII nel
1829 Pasquino fu sorvegliato a vista dai gendarmi.
La statua di Pasquino è stata restaurata
dal I Municipio del Comune, recintata e reinaugurata il 9.3.2010.
La statua di Pasquino si trova sulla
piazza omonima che prima era chiamata piazza di Parione, il nome del rione, si
è anche chiamata piazza de Librai per la presenza di botteghe di librai. Sulla
piazza si trova la chiesa della Natività di Gesù della fine del Seicento con la
facciata del 1862. E’ stata sede della Confraternita degli Agonizzanti e dei
condannati a morte. Una celebre stampa di Achille Pinelli rappresenta statua, e
chiesa da cui escono i confratelli. Da
almeno sette anni è diventata la chiesa dei Congolesi di Roma, dei loro riti ne
parla in un entusiastico articolo Marco Lodoli della sua rubrica “Isole” su la Repubblica.

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