lunedì 31 ottobre 2016

Forse non tutti sanno che a Roma...

   Ecco un nuovo splendido libro di Ilaria Beltramma che farà piacere a tutti gli amanti di Roma. 400 pagine di curiosità aneddoti, storie inedite, misteri, aneddoti storici e luoghi sconosciuti della città eterna.
L'immagine di copertina è tratta dal sito internet della casa editrice che si ringrazia.

   Storie minime, storie grandi, itinerari diversi all'interno della Roma più turistica: un libro miscellanea che parla della Città Eterna presentando le curiosità romane in forma aneddotica, ma sempre con rigore, fedele tanto alle ricerche storiche quanto alla tradizione popolare. Si parte dalla curiosità più antica, relativa alla nascita dell'Urbe, fino ad arrivare alla contemporaneità, dall'epoca antica al terzo millennio. Dai personaggi dimenticati, dalla Roma sparita alle prostitute romane, passando per la storia più "alta", fino a giungere ai laghi comparsi di recente e alla street-art: Forse non tutti sanno che a Roma... è un viaggio che conduce il lettore attraverso il passato, a volte ignorato, di alcuni monumenti, facendogli scoprire itinerari turistici meno battuti, che però raccontano, nel complesso, la storia della città e del suo volto dalle mille sfaccettature.
   Ilaria Beltramme, nata a Roma nel 1973, è famosa per aver scritto il libro "101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita", libro che ha venduto oltre 200.000 copie. Editore Newton Compton.
   Ilaria Beltramme, Forse non tutti sanno che a Roma... Newton Compton editore, € 5,90.

Sei romano de Roma se...

sai come si chiama e dove si trova il varco delle mura Aureliane che vedi sotto.

Nella foto di ieri porta San Sebastiano.
    La più imponente e tra le meglio conservate delle porte di Roma. Il nome originario era ovviamente porta Appia perchè da lì passava la regina viarum che iniziava da Porta Capena delle mura Serviane. Ebbe vari nomi porta Accia dal fiume Almone o Accia, poi porta Domine Quo Vadis, solo dopo la metà del XV secolo prese il nome attuale perchè conduceva alla basilica e alle catacombe di quel santo.
     Inizialmente aveva due porte tra due torri semicilindriche con copertura in travertino. In seguito le due torri furono ampliate e collegate all'arco di Druso in modo da formare un cortile interno e controporta. Ma fu con Onorio che prese l'aspetto attuale, ebbe un solo fornice, fu dotata di un attico rialzato nel quale si aprono due file di sei finestre ad arco e venne fornita di un camminamento di ronda scoperto e merlato. Le due torri ebbero una base quadrata rivestita di marmo. Stranamente mancano lapidi commemorative.
     Nelle vicinanze della porta esisteva un parcheggio per i mezzi di trasporto privati, una specie di parcheggio di scambio, ovviamente per chi poteva permetterselo. Sullo stipite sinistro della porta è incisa la figura dell'Arcangelo Michele mentre uccide un drago, a fianco si trova un'iscrizione in latino medioevale in caratteri gotici in cui viene ricordata la battaglia combattuta il 29 settembre 1327 (giorno di San Michele) dai romani ghibelli contro i guelfi del re di Napoli Roberto d'Angiò.
     Vi sono inoltre molte scritte incese dai pellegrini almeno fino al 1622, sono in parte leggibili, di fronte all'angelo c'è il monogramma di Cristo JHS con la croce sopra l'H, un certo Giuseppe Albani ha scritto tre volte il suo nome, fuori dalla porta a sinistra c'è anche una indicazione stradale: "DI QUA SI VA A S.GIO..." qualcuno o qualcosa l'ha interrotto.
     In occasione dell'ingresso in Roma dell'imperatore Carlo V Antonio da Sangallo addobbò la porta e tutto il percorso fino al Campidoglio con statue, colonne fregi. L'avvenimento è ricordato dalla scritta sopra l'arco: "CARLO V ROM. IMP. AUG. III. AFRICANO". Un altro corteo trionfale fu quello del 4 dicembre 1571 in onore di Marcantonio Colonna il vincitore della battaglia navale di Lepanto, in tale corteo sfilarono 170 prigionieri turchi in catena.
     Sulla sinistra ci sono i segni di una posterula (porta secondaria), gli stipiti non presentano segni di usura come se fosse stata usata pochissimo e poi richiusa.
     Nei primi anni Quaranta gli ambienti interni furono trasformati in casa di piacere dal gerarca fascista Ettore Muti, allora segretario del partito, di quella sistemazione rimangono i mosaici in bianco e nero.
     Oggi gli spazi interni ospitano il Museo delle Mura che documenta con modelli e materiale ritrovato nei lavori di restauro la storia millenaria delle mura. Il museo fu aperto al pubblico in via definitiva nel 1984 (gli ambienti era aperti al pubblico in maniera non continuativa), con l'attuale allestimento nel 1990. In occasone dei lavori di restauro compiuti in vista dell'Anno Santo è stata resa accessibile al pubblico la terrazza della torre Ovest tramite una scala a chiocciola. Vi si sono tenute anche mostre di artisti contemporanei. Purtroppo il camminamento coperto di circa 400 metri che congiunge con la via Cristoforo Colombo è chiuso per problemi di stabilità delle mura stesse dal 3 maggio 2011. E' aperto tutti i giorni dalle ore 9 alle 14, chiuso il lunedì.

     Dall'Anno Santo del 2000 la domenica e i giorni festivi la via è stata pedonalizzata e rappresenta un percorso di circa 15 Km riservato ai pedoni e ai ciclisti.

domenica 30 ottobre 2016

Chiese sconsacrate di Roma

   Nonostante la violenta scossa di terremoto delle ore 7,41, questa mattina si è tenuta una bellissima passeggiata per Roma in bici organizzata da VediROMAinbici. Eravamo in 32. Il tema della pedalata era: "Chiese sconsacrate di Roma".
Eccoci alla partenza.

Prima tappa alla chiesa di Santa Teresa del Bambin Gesù, 
in via di San Francesco di Sales, Trastevere. 
     La chiesa fu costruita su progetto di M. Brandi e consacrata in concomitanza con la canonizzazione di Teresa del Bambin Gesù (1925). Con l’annesso convento fu affidata alle cure delle Carmelitane Scalze per poi passare (1942) al ramo maschile che ne fecero la loro Curia generalizia. Alla fine della guerra tutto il complesso passò al Ministero della Difesa che ne è ancora oggi il proprietario (vi ha sede la Direzione Generale del Contenzioso Militare).

     La via ha uno strano percorso a L, inizia da via della Lungara, corre tra il carcere di Regina Coeli e la Casa Internazionale delle Donne, curva a 90° e prosegue parallelo al colle del Gianicolo fino a via delle Mantellate. Proprio nel punto della curva sorge la chiesa. Un vicolo si stacca da destra e torna sulla stessa strada, è il vicolo di San Francesco di Sales, protettore dei giornalisti. La via fu detta anche vicolo Lante alla Lungara perché costeggia la villa Lante al Gianicicolo. Al n. 17 vi abitò Santa Maddalena Sofia Barat.
     Vi hanno sede la Casa della Memoria e della Storia, la galleria d’arte Volume, la chiesa di San Francesco di Sales e quella del Sacro Cuore di Gesù (prima chiesa di Roma dedicata al Sacro Cuore, è del 1843, restauro nel 1963, è sede della Curia romana del Sacro Cuore). La chiesa di San Francesco di Sales, situata alla fine di via di San Francesco di Sales, ad angolo con via delle Mantellate, fu voluta da papa Clemente IX (Giulio Rospigliosi, papa dal 1667 al 1669), dopo il 1870 fu sconsacrata e adibita, con l’annesso convento, ad uffici della colonia penale di Roma. Il 22 novembre 2005, alla presenza del Ministro della Giustizia Castelli e di mons. Giuseppe Betori, segretario generale della Cei fu nuovamente consacrata.

Seconda tappa all'Oratorio del Gonfalone, nella omonima via, traversa di via Giulia.
     Si tratta della chiesa di Santa Maria Annunziata del Gonfalone ma è conosciuta come Oratorio del Gonfalone. Dal 1960 è sede del Coro Polifonico Romano che vi tiene periodicamante dei concerti.
     La chiesa venne costruita alla metà del Cinquecento[1] sulle rovine della chiesa di Santa Lucia Vecchia come oratorio dell’Arciconfraternita del Gonfalone che aveva sede nel palazzo adiacente. Il termine gonfalone fa riferimento al fatto che nel Trecento, nelle sue processioni, la Confraternita alzava la bandiera del Papa che allora era ad Avignone per ribadirne la sua sovranità sulla città. La facciata si deve a Domenico Castelli.
     L’oratorio è prezioso per i dipinti interni che ritraggono “Storie della Passione di Cristo”, serie di dodici affreschi opera dei principali esponenti del Manierismo romano. Sono di Livio Agresti: “L’impero di Cristo in Gerusalemme”, “L’ultima cena” e “Il viaggio al Calvario”; di Cesare Nebbia: “L’orazione nell’orto”, “La coronazione di Spine”, “L’Ecce homo”; di Raffaellino da Reggio “La cattura di Gesù”; di Federico Zuccari[2] la “Flagellazione”; di Daniele da Volterra[3] “La Crocifissione” e la “Deposizione dalla Croce”; di Marco da Siena “La Resurrezione”; di Matteo da Lecce “Il David”. Nel soffitto ligneo vi è un’opera intagliata di Ambrogio Bonazzini raffigurante “La Vergine e i santi Pietro e Paolo”.
     Nei sotterranei dell’oratorio sono visibili i resti della cappella di Santa Lucia che la confraternita usava come luogo di sepoltura.

     La via prende nome dall’oratorio sede di una confraternita potentissima tanto che poteva liberare annualmente due prigionieri e far sposare cento nubili con una buona dote. Ebbe anche un certo potere politico se, fuggito nel 1350 Cola di Rienzo, questa creò governatore Giovanni Cerrone che riportò l’ordine nella città. Al civico 29 è l’ingresso al museo di Criminologia.


[1] Costruzione dell’Oratorio: 1547- 1580 per Rendina – Paradisi, Le strade di Roma, Newton, pag. 641.
[2] Federico Zuccari. (Sant'Angelo in Vado nelle Marche 1539 - Ancona 1609) pittore di stile manierista, la sua opera maggiore è il Giudizio Universale nella cupola di Santa Maria del Fiore a Firenze, a Roma ha lavorato nella chiesa della Trinità de Monti, nell'Oratorio del Gonfanlone, in San Marcello al Corso. Ha lavorato in palazzo Farnese di Caprarola. La "Casa dei mostri" in via Gregoriana a Roma (Trinità de Monti) è stata da lui progettata come sua residenza. Sue opere sono nei principali musei del mondo. Era fratello minore di Taddeo.
[3] Daniele da Volterra. detto Braghettone. Daniele Ricciarelli (Volterra 1509-Roma1566), pittore e scultore. Si educò con il Sodoma e il Peruzzi, poi a Roma con Perin del Vaga. Realizzò le Storie di Fabio Massimo nel palazzo Massimo, nella Deposizione della Cappella Orsini nella chiesa della Trinità de Monti l'artista sembra orientato verso la monumentalità e l'articolazione plastica delle figure michelangiolesche. Ha realizzato un busto di Michelangelo ora al museo del Bargello, il soffitto mediano di San Giovanni in Laterano. Intervenne nella sala Regia in Vaticano. Resta famoso per aver ricorperto i nudi di Michelangelo nella cappella Sistina, da cui il soprannome.



Terza tappa in via di Grottapinta (zona Campo de Fiori) dove è la chiesa di Santa Maria di Grottapinta.
     La chiesa è stata costruita sulle fondazioni del teatro di Pompeo. Non si conosce quando venne costruita, venne chiamata San Salvatore in Arco in riferimento al vicino “Passetto del Biscione” che era affrescato e dava l’idea di una grotta dipinta. Nel Medioevo i ruderi di epoca romano erano chiamati grotte. Di certo la chiesa esisteva prima del 1186, quando una bolla di papa Urbano III la affidò alle cure della basilica di San Lorenzo. Nel 1599 gli Orsini, che abitavano nel palazzo posto alle spalle, promossero lavori di restauro per cui fu chiamata Cappella Orsini, nel 1725 fu rinnovato l’altare maggiore e due altari laterali dedicati a San Giovanni Battista e al Santissimo Crocifisso. La chiesa e il vicino palazzo divennero sede dell’Ospizio di Tata Giovanni, quando fu da questi abbandonato, nel 1926, la chiesa fu abbandonata, sconsacrata e ridotta a magazzino (di un falegname) quindi teatrino di mimi. Oggi è spazio espositivo e vi si tengono conferenze. L’interno è stato diviso in due sale sovrapposte di uguale grandezza, notare il campaniletto a vela.

     L’andamento a semicerchio della strada ricorda che le case sono sorte sulle fondamenta del teatro di Pompeo, il primo in muratura, inaugurato nel 55 a.C. da Gneo Pompeo dopo i suoi trionfi militari. Nelle cantine delle case sono cospicui resti dei muri in opera reticolata, cunei che sostenevano le gradinate della cavea.

Quarta tappa al tempio di Portunus che è stato per secoli la chiesa di Santa Maria Egiziaca.
     Essa venne costruita all’interno del tempio di Portuno. Da un’epigrafe scoperta nel 1571 si ricava che l’antico tempio venne trasformato in chiesa sotto il papa Giovanni VIII nell’anno 872 o 873. Il nome di Santa Maria Egiziaca, santa egiziana del III secolo, patrona delle prostitute, è attestato dal 1492, divenne comune nel secolo successivo. Papa Pio V, nel 1571 la concesse agli armeni che vi edificarono anche l’ospizio per accogliere i pellegrini provenienti dalla loro terra. Questi avevano perso la loro chiesa a causa della costruzione del ghetto, Clemente XI (1700-21) fece restaurare e abbellire la chiesa. Negli anni Venti del Novecento la chiesa fu sconsacrata per ripristinare il tempio romano, tutti i suoi arredi vennero trasferiti nella chiesa di San Nicola da Tolentino che divenne la nuova chiesa nazionale armena. L’ospizio venne demolito.
     Benchè sia stato ripristinato il tempio, all’interno si trovano ancora pitture altomedioevali che raffigurano schiere di santi e storie della Vergine Maria ed altri più recenti con storie della santa egiziana.

     Il tempio di Portuno è di età repubblicana, venne costruito dove si trovava il Foro Boario, vicino al Tempio di Ercole Vincitore o Ercole Invitto (indicato popolarmente tempio di Vesta) e al porto tiberino. Venne a lungo chiamato “Tempio della Fortuna Virile”.

Una foto ricordo della passeggiata di oggi.

Ultima tappa nella chiesa di Santa Marta in piazza del Collegio Romano.
   

Sei romano de Roma se...

sai come si chiama e dove si trova la porta delle mura Aureliane che vedi sotto.


Nella foto di ieri porta San Paolo.
     Tra le più imponenti e meglio conservate, resa caratteristica per la vicinanza con la Piramide Cestia. Il luogo è caro alla memoria dei romani perchè luogo di difesa della città in occasione dell'armistizio dell'8 settembre 1943, è diventato il simbolo della Resistenza romana.
     Prima e dopo la Piramide Cestia esistevano due porte vista l'intensità di traffico che intercorreva tra Roma e Ostia. La porta a Ovest della Piramide venne presto chiusa perchè da qui si accedeva ai Granai che si trovavano alla Marmorata (Testaccio) ed erano meglio raggiungibili da porta Portese.
     Ovviamente il nome primitivo era porta Ostiense per la via Ostiense[1] che ne usciva. E' altrettanto ovvio che prese il nuovo nome perchè da questa porta si usciva per andare sulla tomba dell'apostolo Paolo, ovvero alla basilica di San Paolo fuori le Mura. Con Onorio (401-403) le due porte furono ridotte ad una, per meglio difendere la posizione, mentre nella controporta rimasero due porte. Come per le altre porte fu creata una fila di finestre per dare luce alla camera di manovra. La nuova porta fu più alta di un metro sul livello stradale che nel frattempo di era alzato. Contemporaneamente le due torri laterali vennero rialzate, munite di finestre e merli. La lapide commemorativa che Onorio era solito collocare sopra il passaggio rimase sul posto almeno fino al 1430, ora è dispersa.
     Nel 549 gli Ostrogoti di Totila riuscirono a penetrare da qui per il tradimento della guarnigione.
     All'interno della porta si trova il Museo della via Ostiense con le ricostruzioni dei porti di Ostia e dei monumenti ritrovati lungo la via.
     Il luogo fu teatro dei combattimenti (10 settembre 1943) tra militari italiani (Granatieri di Sardegna) e cittadini romani contro i tedeschi che volevano occupare Roma dopo l'armistizio e la fuga del re a Brindisi nella parte liberata d'Italia. L'avvenimento segnò l'inizio della Resistenza romana. Più lapidi ricordano i combattimenti che rivestirono più un valore simbolico. In occasione dei 150 anni dell'Unità d'Italia (2012) sul piazzale a sinistra della Piramide è stato ricollocato un piccolo monumento che ricorda l'8 settembre.
      Il 6 luglio 1960 si tenne una manifestazione dei partiti di sinistra per protestare contro i fatti di Genova dove le proteste contro il governo Tambroni, sostenuto dal MSI, si erano unite alle proteste per il congresso che il MSI voleva tenere nella città di Genova medaglia d'oro durante la Resistenza. Tali manifestazioni erano state fortemente represse. La manifestazione di Roma non era autorizzata, il corteo appena giunto da viale Aventino venne attaccato dai reparti celere e da un reparto di polizia a cavallo guidata da Raimondo d'Inzeo. In seguito alle percosse riportate morirà la guardia Antonio Sarappa, due mesi dopo all'ospedale militare del Celio.
     Ogni anno in occasione del 25 aprile si tengono cerimonie pubbliche e manifestazioni in ricordo della Liberazione.
    
     L'aspetto della porta è caratterizzato dalle due torri a base semicircolare o di ferro di cavallo e dall'uso del travertino. All'interno si trova la controporta che fu edificata da Massenzio, è l'unica esistente insieme a quella di porta Asinaria. Sorgeva così una piccola fortificazione in cui alloggiava la guarnigione militare e la stazione dei gabellieri per la riscossione del pedaggio sulle merci. E' un edificio nel complesso asimmetrico e irregolare con il fornice esterno non in linea con i due interni, le due torri sono poco più alte della facciata.
     Sulla torre Est è presente un'iscrizione a memoria dei lavori che Benedetto XIV effettuò dal 1749 per il restauro di tutto il perimetro. Intorno al 1920 la porta fu isolata dalle mura Aureliane per agevolare il traffico cittadino che aumentava sempre di più in una zona dalle caratteristiche popolari con forti insediamenti industriali (Mattatoio, Mercati Generali, Porto Fluviale, Centrale Montemartini, Gazometro ed altri). Il tratto di mura che collegava la porta alla Piramide Cestia andò distrutto a causa di un bombardamento durante la Seconda Guerra Mondiale, al suo posto venne costruita una strada che oggi porta il nome di Raffaele Persichetti, uno dei caduti negli scontri con i tedeschi del 10 settembre 1943.


[1] Via Ostiense. Strada consolare romana univa la città al suo porto Ostia. Oggi è la SS8.

sabato 29 ottobre 2016

Tornerà a vivere presto il Museo della Civiltà Romana all'Eur.


   Il bellissimo Museo della Civiltà Romana è purtroppo chiuso da gennaio 2014 perché inagibile. Si tratta di un museo molto particolare, non presenta pezzi originali, ma permette di ricostruire la storia di Roma nelle sue varie sfaccettature attraverso calchi e ricostruzioni. 
   Finalmente è stata aggiudicata la gara per rimettere a norma e riqualificare le sale. Lavori dureranno 16 mesi, più sei mesi per i collaudi, la ditta che eseguirà i lavori è la Sicobe srl, l'importo degli stessi è di 1,3 milioni di euro, con un ribasso del 35%. Una volta terminati i lavori e riaperto al pubblico il museo potrebbe tornare ad ospitare il Planetario ora a villa Torlonia e il museo dell’Astronomia.


Visita ai luoghi più belli di Roma

Le biblioteche di Roma, organizzano una serie di visite guidate in città gestite dall'associazione culturale artefacto. Per questo fine settimana segnaliamo alcune visite veramente eccezionali, in luoghi poco conosciuti ma belli e importanti:
OGGI ALLE ORE 16
Ciclo "Dio sopra gli dei" San Bartolomeo all'isola.
Appuntamento in piazza San Bartolomeo all'Isola.
OGGI ALLE ORE 20
Apertura esclusiva Sotterranei di piazza Navona e visita alla piazza.
Appuntamento in via di Tor Sanguigna.

DOMENICA ALLE ORE 11
Ciclo Grandi residenze imperiali: Villa Adriana
Appuntamento in largo Margueerite Yourcenar 1 Tivoli.
DOMENICA ALLE ORE 16
Rione Regola secondo itinerario, tra via Giulia e via dei Cappellari.
Appuntamento in piazza Farnese.
LUNEDI 31 OTTOBRE ORE 15
Santo Stefano Rotondo.
Appuntamento nella via omonima n.7.
MARTEDI 1 NOVEMBRE ORE 11
A piedi nel ghetto (Rione Sant'Angelo).
Appuntamento in piazza Mattei.

Per partecipare alle visite guidate è necessaria la prenotazione, la tessera bibliocard, quella delle biblioteche comunali, e consultare il sito bibliotu.it o quello dell'associazione culturale artefactoroma.it.

Sei romano de Roma se...

sai come si chiama e dove si trova la porta delle mura Aureliane che vedi sotto.


Nella immagine di ieri porta San Pancrazio. 
     Si trova alla sommità del Gianicolo ed è fortemente legata al ricordo della repubblica Romana con gli eroici combattimenti dei garibaldini per difenderne la libertà dai francesi. Le mura di Aureliano compivano - al di là del Tevere - una sorta di triangolo - qui ci troviamo alla punta di quel triangolo.
     La via Aurelia[1] vetus usciva dalla città proprio da questa porta che prese il nome di Aurelia. La via Aurelia iniziava da ponte Emilio poi detto ponte Rotto, seguiva la costa tirrenica fino alla Liguria e oltre per finire ad Arles. Il vicino sepolcro del martire cristiano Pancrazio, della chiesa e delle catacombe fece assume alla porta il nome attuale (testimoniata fin dal V secolo). Dell'aspetto originario non si conosce nulla, doveva essere simile alle altre restaurate e ampliate da Onorio. Nel Seicento Mattia De Rossi, discepolo di Bernini, ne progettò la ricostruzione in occasione della costruzione delle mura Gianicolensi volute da Urbano VIII. In occasione dei combattimenti in difesa della Repubblica Romana la porta venne distrutta dai bombardamenti francesi. Venne ricostruita da Virginio Vespignani nel 1854, una lapide sull'attico ricorda l'avvenimento. Nel 1870 da qui entrarono le truppe del generale Nino Bixio già luogotenente di Garibaldi nell'impresa dei Mille. La struttura ospitava sia il presidio militare che gli uffici del dazio.
     Nell'interno si trova il Museo della Repubblica Romana e della Memoria Garibaldina costituito in occasione dei 150 anni dell'Unità (2012), che permette di ripercorrere l'evoluzione degli avvenimenti europei e italiani del 1848 - 49, si avvale di materiale multimediale, sono esposti cimeli garibaldini, busti, dipinti oltre a plastici delle aree di combattimenti. Il museo si pone come punto di raccordo delle testimonianze del Risorgimento presenti sul Gianicolo ma anche a Roma con il Museo del Risorgimento, il Museo di Roma a Palazzo Braschi e il Museo Napoleonico.



[1] Via Aurelia. Oggi strada statale n 1. Fu costruita nel III sec. a.C.dal Console Aurelio Cotta per unire Roma con Cerveteri, poi proseguita in tempi differenti.

venerdì 28 ottobre 2016

Avremo una stazione - museo!

   Presto avremo a Roma una stazione della metro C che sarà anche un museo, anzi una archeo-stazione. Si tratta della stazione di San Giovanni.
Sotto piazzale Appio sorgerà
la archeo-stazione.

   Lo ha detto il sovrintendente Francesco Prosperetti. E’ stato definito un allestimento interno che racconta, anche attraverso l’esposizione di alcuni reperti, le scoperte archeologiche avvenute durante i lavori. La realizzazione è affidata a Roma metropolitane.
   Una buona notizia per la nostra città e per i quartieri Tuscolano e Appio Latino che hanno tanto da raccontare!

Sei romano de Roma se...

sai come si chiama e dove si trova la porta delle che vedi sotto.
Nelle foto di ieri porta San Giovanni.
     E' la porta da cui esce la via Appia Nuova, dopo alcune centinaia di metri, si dirama a sinistra la via Tuscolana[1] per Frascati. Voluta da papa Gregorio XIII[2], come recita la lapide posta sul lato esterno, fu progettata da Giacomo della Porta o più probabilmente Giacomo del Duca, entrambi collaboratori di Michelangelo. La tradizione insiste sul primo nome, tale architetto morì nei pressi della porta per una indigestione di meloni e cocomeri fatta durante una gita ai Castelli.
     Venne aperta nel 1574, come recita la lapide, quando si decise un nuovo tracciato della via Appia Antica (qui chiamata via Campana) e in un programma di ristrutturazione del Laterano. In conseguenza di ciò la porta Asinaria, di epoca romana, venne chiusa.
     Il disegno della porta la fa somigliare all'ingresso di una villa più che ad una struttura difensiva, mancano le torri laterali. Un mascherone sovrasta l'arco.
     Ai primi del Novecento la città cominciò ad estendersi oltre la porta per cui si rese necessario aprire altre porte laterali, venne interrato un corso d'acqua che passava subito fuori la porta stessa.
     Da questa porta il 4 giugno 1944 le truppe liberatrici anglo americane entrarono in Roma tra due ali di folla festanti.

    Porta San Giovanni resta cara nel ricordo dei romani per le feste legate alla notte di San Giovanni, il 23 giugno, detta la "notte delle streghe". Secondo la leggenda il fantasma di Erodiade, che aveva convinto il marito Erode Antipapa a far decapitare Giovanni Battista, riuniva tutte le streghe sui prati del Laterano. Per scacciarle i romani organizzavano una festa con fuochi artificiali per metterle in fuga. In questa occasione era tradizione mangiare le lumache le cui corna simboleggiano discordia. Celebre il festival della Canzone Romanesca nel quale vennero lanciate canzoni di grande successo. A questo è legato il nome di Romolo Balzani. Recentemente il IX Municipio ha cercato di rivitalizzare questa festa con esiti modesti.



[1] Via Tuscolana. E' una via medioevale che conduceva a Tuscolo oggi Frascati. Non è certa l'esistenza di una via romana.
[2] Papa Gregorio XIII. Ugo Boncompagni, bolognese. Legò il suo nome alla riforma del calendario, contribuì a far trionfare la Controriforma in Polonia, potenziò l'università dei gesuiti che prese il nome di Gregoriana. Approvò la nascita di un Conservatorio di musica a Roma. Morì nel 1585.

giovedì 27 ottobre 2016

Ecco il Giro d'Italia n. 100.

   E' stato presentato il Giro d'Italia n. 100. L'anno prossimo partirà dalla Sardegna, dove si correranno le prime tre tappe, quindi trasferimento in Sicilia con una tappa che avrà il suo arrivo sull'Etna a quota 1.892 (siamo solo alla quarta tappa). Il Giro si correrà dal 5 al 28 maggio 2017, avrà quattro arrivi in salita, cinque tappe di alta montagna, due crono individuali, la seconda l'ultimo giorno a Milano con arrivo in piazza Duomo. In tutto i corridori dovranno fare 3.572 Km, durante il percorso vi saranno delle tappe che renderanno aomaggio a Fausto Coppi, Gino Bartali, Marco Pantani, Ercole Baldini e Felice Gimondi. Ci sarà spazio per una iniziativa in favore delle popolazioni colpite dal terremoto del 24 agosto.
   Unica nota negativa, almeno per noi romani, è che il Giro non farà tappa a Roma, nè passerà dal Lazio. Chi lo vorrà vedere nel punto più vicino alla nostra città, potrà andare a vedere la crono Foligno-Montefalco in Umbria.
   Speriamo che presto il Giro torni a Roma.
Il logo del Giro d'Italia 2017 è tratto dal sito della gazzetta.it
che si ringrazia.

Roma protagonista nel film: "L'allieva".

   In queste sere Roma la fa da protagonista nella televisione. In prima serata su Rai Uno, dal 27 settembre, è in onda il film "L'allieva", completamente ambientato a Roma. La serie televisiva è tratta dai romanzi L'alieva, Sindrome da cuore in sospeso e Un segreto non è per sempre di Alessia Gazzola. Il film si articola in 11 episodi.
   La protagonista del film è Alice Allevi, interpretata da Alessandra Mastronardi, una studentessa di medicina indecisa sul proprio futuro. Dopo la morte della badante di sua nonna scopre la sua strada: studiare medicina legale. Frequentando l'Istituto di Medicina Legale si imbatterà nel dottor Claudio Conforti, interpretato da Lino Guanciale, del quale si infatuerà e con cui si creerà una forte intesa.

Il villino liberty del Pigneto in cui si svolge la storia.

   Roma è il palcoscenico della storia. L'abitazione della protagonista è al Pigneto, in via Braccio da Montone 21, dove si trova un bellissimo villino liberty. L'istituto di Medicina Legale non è altro che un bellissimo edificio neoclassico di via Gramsci, vicinissimo alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna.
L'Accademia Britannica nei pressi della facoltà di architettura,
nella finzione è la sede dell'Istituto di di Medicina Legale.


Sei romano de Roma se...

sai come si chiama e dove si trova la porta delle mura Aureliane che vedi sotto.

Nella foto di ieri porta Portese.
     Si tratta di una delle porte delle Mura Gianicolensi volute da papa Urbano VIII Barberini nel 1644 per includere nel perimetro delle mura di Roma anche il Gianicolo troppo vicino al Vaticano. Il progetto fu redatto dall'architetto Marcantonio De Rossi, padre di Mattia De Rossi[1], il quale riuscì ad avere l'incarico grazie all'interessamento di Donna Olimpia Maidalchini cognata del papa. Anche la porta si deve al De Rossi, ma fu terminata dopo la morte del papa, quindi su di essa si trova lo stemma di Innocenzo X Pamphili.
     L'aspetto generale è comunque quello di una porta incompiuta e con uno stile diverso dalle altre per le nicchie vuote, le maestose colonne, la balconata invece del cammino di ronda. Mancano inoltre le due torri laterali. Dalla porta inizia la via Portuense[2] che oggi conduce a Fiumicino anche se è più usata l'autostrada.
     La porta Portese delle mura Aureliane si trovava qualche centinaio di metri più a Sud, all'incrocio dell'attuale via Portuense con via Bezzi.

     Nelle vicinanze si trovava il porto di Ripa Grande, all'interno delle mura per una questione di dazio, tale porto è scomparso con la costruzione degli argini del Tevere. Sempre all'interno delle mura si trova l'Ospizio di San Michele utilizzato in parte come carcere minorile fino al 1938, ospizio di poveri vecchi e bambini abbandonati. Il progetto del palazzo è di Ferdinando Fuga. Oggi è sede del Ministero dei Beni Culturali con l'Istituto Centrale per il Catalogo, la scuola e i laboratori dell'Istituto Superiore per il Restauro. Oltre la porta si trovava l'Arsenale Pontificio della metà del Settecento sul quale vi è il progetto della Sovrintendenza di trasformarlo in un museo del fiume Tevere. Davanti alla porta, ogni domenica mattina, si tiene il mercato di Porta Portese. Si tratta di un mercato di generi vari, anche usato, di antiquariato, di vestiario, di stampe e libri antichi, di biciclette nuove e usate. Tale mercato si è installato in questa zona dagli anni del dopoguerra quando si praticava la "borsa nera". Celebre è la canzone degli anni Settanta di Claudio Baglioni intitolata "Porta Portese" che offre un affresco vivo della situazione del mercato.



[1] Mattia De Rossi. Ingegnere e architetto del Seicento allievo del Bernini. Collaborò per la nuova balaustra di ponte sant'angelo, direzione dei lavori pavimento del portico di San Pietro, perizia tecnica sulla cupola di san Pietro. Il padre Marcantonio aveva lavorato oltre a questa porta all'abbazia di San Martino al Cimino.
[2] Via Portuense. Strada consolare fatta costruire alla fine del I secolo per collegare la città con Portus, il nuovo porto voluto da Claudio poichè quello di Ostia era insufficiente la traffico mercantile. Oggi è la strada provinciale n.1.

mercoledì 26 ottobre 2016

Una bella chiesa, in un angolo appartato!

  Una bella notizia ci arriva da una chiesa poco conosciuta, si trova in un angolo appartato di Roma, se ne sta sola soletta, vuole essere cercata, scoperta. Forse solo gli abitanti di Monteverde Vecchio e i frequentatori di villa Doria Pamphili, la conoscono. Parliamo della chiesa di San Pancrazio. E' stato scoperto un affresco del Seicento, sembra del giovane Pietro da Cortona. Rimuovendo la tela di Palma il Giovane del 1615, per restaurarla, si sono scoperti gli affreschi sottostanti. Claudio Strinati, tra i massimi esperti di pittura romana tra Cinquecento e Seicento, vede gli affreschi e li data al 1600-1625, forse di un Pietro da Cortona pre barocco.



Sei romano de Roma se...

sai come si chiama e dove si trova la porta delle mura Aureliane che vedi sotto.
Nella foto di ieri porta Pinciana. Si trova in cima a via Veneto.
     Il suo nome deriva dalla gens Pincia che possedeva il colle omonimo. Anticamente era chiamata porta Salaria Vetus perchè da qui usciva la via Salaria[1], nel medioevo si chiamò porta Belisaria perchè secondo una leggenda il generale bizantino Belisario, ormai vecchio e cieco, mendicava nei pressi della porta, si tratta di una leggenda infondata perchè il generale morì ricco, unico dato certo, nei pressi della porta aveva il quartier generale.
     La porta fu aperta dall'imperatore Onorio nel 403 ingrandendo una posterula e realizzando le due torri laterali a base semicircolare. L'unico arco in laterizio venne ampliato e rinforzato. Questa porta e tutto il tratto di mura fino a Castro Pretorio videro i combattimenti tra Belisario e Vitige il re dei Goti. Il generale bizantino riuscì vittorioso con poche migliaia di uomini contro l'esercito dei goti forte di 150.000 soldati. Di quel periodo è la croce greca incisa sul lato esterno dell'arco della porta. Nel 1808 risulta murata, venne riaperta nel 1887 con l'urbanizzazione dei rioni Ludovisi e Sallustiano e la distruzione della splendida villa Ludovisi. A quella data sono da attribuire i due fornici laterali.
     Negli anni Sessanta la porta è stata impacchettata dall'artista Christo per alcuni mesi, alla Gnam si conservano ancora i disegni del progetto. Questa forma di arte contemporanea si chiama land-art, l'artista bulgaro voleva impacchettare il Colosseo ma non gli venne dato il permesso.




[1] Via Salaria. Strada consolare romana che collegava con il mar Adriatico (passando per Rieti e Ascoli Piceno), giungeva presso l'attuale San Benedetto del Tronto. Oggi è la SS4.

martedì 25 ottobre 2016

Una buona notizia per la Caffarella

   Il parco Regionale dell'Appia Antica, il parco Regionale dei Castelli Romani e l'associazione di volontariato Comitato per il Parco della Caffarella, venerdì 21 ottobre, hanno sottoscritto il manifesto di intenti verso il Contratto di Fiume per l'Almone. Con esso i promotori si impegnano a lavorare alla costruzione di un Contratto di Fiume.

   Questo può essere finalmente lo strumento per raggiungere obiettivi specifici legati da un lato al miglioramento della qualità dell'ecosistema, dall'altro al miglioramento della capacità di gestione e monitaraggio, con effetti indiretti ma significativi nel lungo termine sull'ambiente fisico e il benessere dei cittadini.

Sei romano de Roma se...

sai come si chiama e dove si trova la porta delle mura Aureliane che vedi sotto.
Nella foto di ieri porta Pia.
E' la porta di Roma da cui esce la via Nomentana[1], fu costruita per volere di papa Pio IV Medici[2] (da cui il nome) su disegno di Michelangelo tra il 1561 e il 1565, si tratta dell'ultima opera dell'artista. La porta Nomentana di epoca romana si trovava poche centinaia di metri più a Est.
     Secondo il Vasari Michelangelo presentò al papa tre progetti, tutti belli, per cui venne scelto il più economico. Siccome l'artista aveva ottantacinque anni lasciò la realizzazione dell'opera ai suoi collaboratori. Nel 1853 la porta venne ricostruita su progetto di Virginio Vespignani[3]. Per un maggiore effetto scenico la porta era quindi un po' arretrata rispetto alla linea delle mura alla quale era collegato con due tratti di muro obliqui sovrastati dalla stessa merlatura della porta, era ad una sola arcata. Le stampe fino al 1577 raffigurano una torre sul lato esterno della porta, poi appare mozzata.
     La facciata esterna ospita due statue fiancheggiate da quattro colonne con le statue di sant'Agnese e di Sant'Alessandro, messe per volontà di Pio IX. Le due statue furono danneggiate dai cannoneggiamenti per aprire la breccia nel 1870. Restaurate, furono ricollocate nel 1929.
     L'edificio interno - che era utilizzato come ufficio doganale - è adibito a Museo Storico dei Bersaglieri, perchè fu questo corpo ad aprire il varco nelle mura e ad entrare in città nel 1870. Qui si trova la monumentale tomba di Enrico Toti, eroe della prima Guerra Mondiale.
    
Di fronte alla porta è il monumento al Bersagliere di Publio Morbiducci del 1932. Il luogo è sovente utilizzato dal Partito Radicale per le sue manifestazioni, una di queste si tiene sempre il 20 settembre nella ricorrenza della breccia.



[1] Via Nomentana. Strada consolare romana collegava  Roma con Mentana. Oggi è SP.
[2] Pio IV Medici. Giovanni Angelo Medici di Marignano. La sorella fu madre di San Carlo Borromeo, Margherita Medici. Discendente di un ramo milanese dei Medici. Conclude il Concilio di Trento, emana la "Professio Fidei Tridentinae" il 13 nov. 1564. Diede incarico a Michelangelo di disegnare porta Pia. E' sepolto in Santa Maria degli Angeli.
[3] Virginio Vespignani. Architetto collaboratore di Poletti è stato molto attivo durante il pontificato di Pio IX soprattutto in opere di restauro essendo di formazione accademica. Suo il quadriporti del Verano, i restauri a porta San Pancrazio e Porta Pia. E' morto nel 1882.

lunedì 24 ottobre 2016

Non c'è pace per i ciclisti romani


   Ancora un ciclista travolto da un'auto, ancora una volta un grave incidente su una pista ciclabile nel punto di intersezione con la strada pubblica. A farne le spese questa volta è stato un uomo di 35 anni in viale Angelico nella notte tra venerdi e sabato scorsi. L'uomo in bici è stato travolto da una Fiat 500, l'autista si è fermato a prestare soccorso. Il ciclista è stato trasportato al Policlinico Gemelli dove è ricoverato in terapia intensiva.
   Possibile che non si riesce a fermare questa strage! Eppure Comune e Regione hanno progetti e idee lodevoli in favore dei ciclisti. Speriamo che facciano presto, questa sta diventando una emergenza!

Sei romano de Roma se...

sai come si chiama e dove si trova la porta delle mura Aureliane che vedi sotto.

Nella foto di ieri porta Metronia.
Nelle mura Aureliane era un posterula, una porta secondaria, come la Pinciana e la Asinaria, e tale rimase anche con i lavori di potenziamento fatti da Onorio nel 402. Il fornice senza stipiti ne architravi è ancora visibile da entrambi i lati sebbene sia murato. La porta fu praticamente inutilizzabile da quando nel 1122 il papa Callisto II utilizzò tale porta per far passare il fosso dell'Acqua Mariana che proveniva da Squarciarelli, scorreva tra Appia e Tuscolana, passava da porta Furba e dall'attuale piazza San Giovanni e via Sannio. Una volta entrato in città passava dal Circo Massimo e da lì confluiva nel Tevere dove era la Cloaca Massima.
     Il popolo chiamò quest'acqua da Mariana in Marana e con tale termine indicò tutti i corsi d'acqua minori che si trovavano a Roma e nelle immediate vicinanze.
     A memoria dei successivi lavori di restauro di questo tratto di mura vi sono due lapidi sul lato interno della porta, una è del 1157, in piena epoca comunale (Arnaldo da Brescia), l'altra del 1579. Anche se non sono ben leggibili, notare una curiosità: su entrambe è riportato il nome di Nicola Mannetto, due discendenti di una stessa famiglia.
     Le arcate laterali furono aperte nei primi anni del Novecento in vista dell'espansione urbanistica della zona. In quegli anni si andò formando, subito fuori dalla porta una vera e propria baraccopoli di gente poverissima e malfamata. La zona venne sgombrata negli anni Venti / Trenta in seguito alla construzione del quartiere. Nei giardini subito fuori la porta è sistemato un semplicissimo monumento ai caduti della Prima Guerra Mondiale del quartiere.

     Per quanto riguarda il nome sembra che l'originale Metrovia fosse derivata da Metrobius o Metronianus proprietario terriero della zona. Secondo alcuni autori il nome poteva essere derivato da porta Gabiusa, perchè attraverso l'attuale via Gallia si poteva raggiungere Gabii sulla via Prenestina dove oggi è l'Osteria dell'Osa, Ponte di Nona.

domenica 23 ottobre 2016

Lapidi che ricordano le piene del Tevere

   Nonostante il tempo brutto, VediRomainbici è riuscita a realizzare la pedalata che aveva organizzato per questa mattina, tema: "Le lapidi delle piene del Tevere". Eravamo in 32, non è piovuto, a tratti è uscito il sole.
Prima della partenza da largo Corrado Ricci.

Prima tappa la fontana dell'Acqua Acetosa.

Sosta per un caffè al Centro Sportivo Giulio Onesti.


Due lapidi insolite a piazza del Popolo che ricordano le piene del Tevere.


Una lapide che con stile essenziale ricorda la piena del Tevere in via dell'Arancio.


Sei romano de Roma se...

sai come si chiama e dove si trova la porta delle mura Aureliane che vedi sotto.
Nella foto di ieri porta Maggiore.
     E' l'unica porta di Roma a due fornici, serviva per permettere il passaggio della via Prenestina[1] e Labicana (poi Casilina[2]). In questo punto di Roma convergono ben 8 acquedotti degli 11 che portavano l'acqua alla città antica. Si trova in un'area ricca di reperti archeologici.
     Fu costruita sotto l'imperatore Claudio nel 52 per consentire all'acquedotto Claudio di scavalcare le due strade consolari. E' realizzata in opera quadrata di travertino con i blocchi in bugnato rustico secondo lo stile dell'epoca inserite in edicole con timpano e semicolonne corinzie. L'attico è diviso da marcapiani in tre fasce. Le due superiori corrispondono ai canali degli acquedotti Anio Novus (il più alto) e Aqua Claudia.
     Da Aureliano fu inserita nel percorso delle mura, la porta prese il nome anche di Praenestina o Labicana. Fu fortificata ai tempi di Onorio che fece costruire un bastione cilindrico tra le due porte e da torri quadrate ai lati, le due porte erano sormontate da finestrelle ad arco, oggi ricollocate nei giardinetti.
     Durante l'assedio dei Goti di Vitige le porte furono murate per limitare il numero di porte da difendere, così la porta Labicana risulta quasi sempre chiusa.
     Nel 1838 papa Gregorio XVI fece restaurare la porta demolendo la struttura onoriana, forse anche perchè asimmetrica, ripristinando l'assetto di Aureliano come dice una scritta all'estrema sinistra. Ma gli archi erano così grandi: sei metri di larghezza per 14 di altezza che l'eventuale difesa risultava problematica. Si provvide quindi a restringere le due aperture. Nel corso di questi lavori venne alla luce il SEPOLCRO DEL FORNAIO EURISACE, probabilmente un liberto arricchito, e di sua moglie Atistia, databile al 30 a.C.
     Nel 1915 il Comune effettuò altri lavori per la sistemazione del piazzale demolendo la struttura ottocentesca. Il 4 giugno 1944 da questa porta entrarono le truppe liberatrici anglo americane che avevano sfondato il fronte a Cassino (anche da porta San Giovanni e porta San Sebastiano).
     Nel 1956 altri lavori di restauro portarono alla luce il basolato romano delle due strade, su di essi è possibile vedere i solchi lasciati dal passaggio dei carri.



[1] Via Prenestina. Strada consolare romana così detta perchè conduceva e conduce a Palestrina, fu anche chiamata Gabi perchè inizialmente arrivava a Gabi (Osteria dell'Osa). Oggi è una strada provinciale.
[2] Via Casilina. Strada consolare che univa a Casilinum oggi Capua passando nella valle del Sacco. Inizialmente arrivava a Labicum (per questo detta via Labicana) oggi Montecompatri qui confluiva nella via Latina. Oggi è la SS6 giunge a Pastorano in prov. di Caserta dove si congiunge con l'Appia.

sabato 22 ottobre 2016

Una vasta area della Caffarella non è protetta e valorizzata.

Ben volentieri facciamo proprio l'appello del Comitato per il Parco della Caffarella.

Cari amici Caffarellari,
vi chiediamo di sostenerci per un grave problema che riguarda sempre il nostro parco: si tratta di 11 ettari di aree di grandissimo pregio della Caffarella, con accesso da via Appia Antica (la zona del laghetto e del Domine Quo Vadis , del sepolcro di Geta, dell'Acquataccio, del probabile luogo dove c'era il tempio di Marte, ecc.) che dal 2005 sono  state espropriate, ma poi nel 2007 lasciate dal Comune in detenzione precaria ai vecchi proprietari. Ovviamente per avere questi documenti abbiamo perso un intero anno visto che dal 2014 stiamo tallonando il Comune di Roma attraverso continui accessi agli atti. 
Se il Comune non si riprende  le aree espropriate si rischia fra qualche anno l'usocapione, cioè non solo noi contribuenti  abbiamo pagato, ma poi le aree in questione verranno di fatto regalate ai vecchi proprietari. Per far cessare la detenzione precaria è sufficiente che il Comune scriva una lettera . Tutto qui e basta. Ma il Dipartimento Patrimonio del Comune da 9 anni non effettua questo banale atto, per gli stessi motivi per cui nel 2007 ha lasciato solo queste aree della Caffarella in detenzione precaria ai precedenti proprietari.
Per ulteriori informazioni leggete il link sottostante
Un caro saluto
Associazione di volontariato Comitato per il Parco della Caffarella

Sei romano de Roma se...

sai come si chiama e dove si trova la porta delle mura Aureliane che vedi sotto.

Nella foto di ieri porta Latina.
E' una delle porte meglio conservate delle mura Aureliane, il suo nome deriva dalla via Latina[1] che vi usciva. Secondo una antica leggenda qui si sarebbe nascosto il dio Saturno (latens) dopo essere stato detronizzato da Giove.
     La porta ha ancora l'aspetto dato da Onorio che ne ridusse l'ampiezza: da m 4,20 a 3,37 attuali, come ridusse l'altezza da 6,55 a 5,65 ovviamente per motivi difensivi. Al centro dell'arco, sul lato esterno abbiamo il monogramma di Costantino, sul lato opposto la croce greca. La porta è affiancata da due torri a pianta semicircolare con feritoie, quella di sinistra ha la base con una pianta diversa dell'alzato a dimostrazione che subì rimaggiamenti di rilievo. Secondo alcune fonti potrebbe essere ciò che rimane della tomba dell’imperatore Domiziano (che dopo la morte subì la “damnatio memorie”). Al di sopra cinque finestre ad arco che corrispondono alla camera di manovra. Esisteva un cortile interno con controporta. Nel 1408 la porta fu chiusa per interramento dal re Ladislao di Napoli nel 1408 come la porta Asinaria, fino al 1669 (intervento del cardinale Giulio Gabrielli) passò periodi di chiusura piuttosto lunghi perchè la vicina porta San Sebastiano assorbiva tutto il traffico. Per tutto l'Ottocento la porta rimase chiusa, venne riaperta solo nel 1911, una foto dei primi del Novecento testimonia questo stato.
     Nelle vicinanze si trova l'Oratorio di San Giovanni in Oleo e la Basilica di San Giovanni a Porta Latina. Subito fuori le mura si trovano una serie di villini che risalgono a prima della "Grande Guerra".
     Il tratto di passeggiata tra porta Latina e porta Metronia è stato pedonalizzato dal Comune di Roma nell'aprile del 2009, trasformato a giardino, con sentieri, luoghi per la sosta, pista ciclabile collegata con quella di via delle Terme di Caracalla. Tale intervento è stato possibile perchè l'area è stata liberata dal mercato "Metronio" che ha trovato posto in una nuova e moderna struttura in piazza Epiro. L'area è illuminata[2].



[1] Via Latina. Antica strada consolare romana che usciva da porta Capena insieme alla via Appia ma, molto più antica di questa era un tracciato preistorico percorso anche dagli Etruschi per commerciare e colonizzare la Campania. Un tratto di via Latina è conservato nel Parco delle Tombe Latine, presso via dell'Arco di Travertino, altri tratti sono nel Parco degli Acquedotti e sui castelli nell'attuale via Anagnina sotto Tuscolo. Percorrendo la valle del Sacco arrivava fino a Capua. In parte il suo percorso coincise con la successiva via Labicana.
[2] Parco Metronio. La notizia della riqualificazione da: la Repubblica del 02.11.09.

venerdì 21 ottobre 2016

Sampietrini si - sampietrini no!

   Il primo municipio, quello del centro storico, ha chiesto al Comune, la possibilità di togliere i sampietrini dalle strade di grande scorrimento, resterebbero solo nelle aree pedonali. Si chiede di poter pavimentare in asfalto: via Nazionale, via Cola di Rienzo, via IV Novembre e via Garibaldi.
Sampietrini al Pantheon.

Sampietrini e fontanella (due simboli di Roma)
a piazza del Fico.

   Si riaccende così il dibattito tra i favorevoli e i contrari al sampietrino. Certamente il sampietrino costituisce un simbolo di Roma, fa parte della nostra storia. Indubbiamente sono più belli dell'asfalto. Io, che amo profondamente questa nostra stupenda città, penso che dovrebbero rimanere solo nei vicoli del centro storico e nelle piazza e strade che sono pedonali o a bassa densità di traffico. Durante il governo comunale del sindaco Veltroni i sampietrini sparirono dai lungoteveri, anche lì ci fu un dibattito, tra favorevoli e contrari, alla fine fu deciso di toglierli e per me fu una decisione giusta! Non è successo altrettanto per via Nazionale, dove la strada è stata ripavimentata a sampietrini, ma in breve è tornata sconnessa. Anche se a malincuore io dico che nelle strade di grande scorrimento è giusto sostituire il sampietrino con l'asfalto, per una semplice questione di praticità.
Sampietrini e lastricato romano in via Appia Antica.