La chiesa di Santa Sabina figura su tutti i libri di storia dell'arte. Da pochi giorni dispone di una nuova illuminazione notturna.
Rappresenta il tipo più perfetto di basilica cristiana del V secolo. La chiesa fu fondata da Pietro d’Illiria tra il 422 e il 443 su la casa di Sabina, nobile convertitasi al cristianesimo per gli insegnamenti di un suo schiavo e martirizzata sotto Adriano. Nel 1222 Onorio III la dette a San Domenico per il suo ordine che eresse il campanile e il chiostro (ancora appartiene ai domenicani). Restauri condotti nel 1914-19 e nel 1936/38 da Antonio Munoz le ridiedero il volto antico.
Si passa nell’atrio dove si trovano i battenti della porta principale della chiesa in cipresso del V secolo, su di essa rimangono 18 scene del Vecchio e del Nuovo Testamento mischiate tra loro. In alto a sinistra si riconosce la crocifissione di Cristo tra i due ladroni, prima raffigurazione conosciuta di questo evento. Segue la guarigione del cieco, la moltiplicazione dei pani e dei pesci, le nozze di Cana in un unico riquadro. Nella terza colonna l’Epifania, l’ascensione, Cristo preannuncia la negazione di Pietro e Tre episodi dell’Esodo degli Ebrei. Le scene sono separate da una fascia decorativa a grappoli e foglie d’uva.
Secondo la guida di Roma “Sorprendente Roma” di suor Anne Cecile Brame del 2022, nei battenti della porta c’è un’immagine del volto dell’imperatore Napoleone quando venne restaurata sotto il dominio francese a Roma. Al posto del volto di un faraone nella formella della storia di Mosè c’è quello di Napoleone.
L’interno è suddiviso in tre navate divise da 24 colonne corinzie. A sinistra dell’ingresso, ad angolo, su colonna antica, una pietra a forma di ciambella, detta “la pietra del diavolo”, perché secondo un’antica tradizione venne scagliata contro san Domenico raccolto in preghiera che non voleva accogliere le lusinghe del diavolo. Ovviamente lo mancò. In controfacciata fascia a mosaico del V secolo con due donne che rappresentano la chiesa di Gerusalemme con l’Antico Testamento e la Chiesa Romana con il nuovo, sopra la porta un frammento di iscrizione (attribuito a Paolino da Nola) commemora Pietro d’Illiria e papa Celestino I in essa si afferma la supremazia del vescovo di Roma. Lungo la navata centrale sopra e ai lati delle arcate raro fregio di marmi policromi del V secolo, anche nell’abside. Il soffitto ligneo è dell’ultimo restauro. Al centro della navata centrale pietra tombale di uno dei primi generali domenicani Munoz de Zamora (1380). La schola cantorum con gli amboni è stata ricostruita con vari pezzi antichi dal V al IX secolo ritrovati nel pavimento e nei muri. Nel catino “Cristo assiso sul monte, circondato dagli Apostoli, affresco di Taddeo Zuccari del 1560, restaurato da Vincenzo Camuccini nel 1836.
Nella navata destra colonna interrata per 2/3, indica il livello della più antica costruzione. La cappella di San Giacinto reca la pala d’altare: “Vergine e San Giacinto” (1600) di Lavinia Fontana. Nella navata sinistra si trova la cappella d’Elci o di Santa Caterina con la “Madonna del Rosario”, capolavoro del Sassoferrato (1643).
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