Il 17 aprile ricorre l'anniversario del Rastrellamento del Quadraro. Giuste le iniziative del municipio per ricordare tale avvenimento. Il quartiere era noto come covo di
partigiani, di renitenti alla leva, di oppositori al regime. Da questo all'alba
del 17 aprile 1944 vennero deportati nei campi di concentramento in Germania
947 uomini. Per entità fu il secondo rastrellamento di Roma dopo quello del
Ghetto del 16 ottobre 1943.
Nei giorni precedenti la tensione tra
popolazione ed occupanti era cresciuta per lo sbarco degli alleati ad Anzio (22
gennaio), si temeva una insurrezione cittadina. A questo si aggiunge la
mancanza di viveri per cui i tedeschi decisero di anticipare il coprifuoco alle
ore 16 per gli abitanti del Quadraro, Torpignattara, Centocelle e Quarticciolo.
Pochi giorni prima, il 10 aprile - lunedì di Pasqua - in una trattoria della
zona Giuseppe Albano detto "il gobbo del Quarticciolo" uccise tre
soldati tedeschi.
Il 17 aprile, a partire dalle ore 4 del mattino iniziò il rastrellamento con un imponente schieramento di forze, le vie di accesso vennero bloccate, le case vennero passate al setaccio una a una. Vennero rastrellate circa 2.000 persone, tutti uomini tra i diciannove e i cinquanta anni, ammassati in un cinema della zona, quindi portati a Cinecittà per la selezione. Alcuni riuscirono a fuggire. Il parroco di Santa Maria del Buon Consiglio Gioacchino Rey si adoperò per far pervenire agli arrestati generi di conforto e biglietti, da questi ultimi fu possibile redigere un elenco dei deportati che furono 744 (tutti uomini tra i 14 e i 65 anni, vedi testimonianza di Pietro De Angelis in: Musu Polito, Roma ribelle, ed. Teti, 1999, pag. 297.). Le circa mille persone reclutate, divise in quattro gruppi vennero portati a Cinecittà, quindi in treno fino al campo di internamento di Terni e di nuovo trasferite al campo di transito di Fossoli presso Carpi dove rimasero due mesi (testimonianza di Giorgio Giovannini, 16 anni all’epoca del rastrellamento). Il 24 giugno vennero arruolati come "operai volontari" nei campi di concentramento in Germania (molti a Ratibor in Polonia, Giorgio Giovannini a Badlauterberg in Hars). Solo la metà tornò al Quadraro. Per anni l’evento è stato dimenticato, tanto che a tutt’oggi non esiste un elenco preciso dei deportati né si conosce la cifra esatta dei morti. Nessuno dei 744 deportati è stato considerato dallo Stato italaino come perseguitato politico, nessuno ha ricevuto riconoscimenti.

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