giovedì 10 giugno 2021

Sei romano de Roma se...

 sai come si chiama e dove si trova il quartiere che vedi sotto.


Nella foto di ieri il quartiere INA Casa Tiburtino.

     Il quartiere Ina Casa Tiburtino (detto anche Tiburtino IV) sorge al Km 7 della via Tiburtina tra via Diego Angeli e via Lucatelli, fu costruito tra il 1949 e il 1954, fu progettato da Ludovico Quaroni[1] e Mario Ridolfi (capigruppo).

     Il quartiere Ina Casa Tiburtino fa parte del quartiere Collatino di Roma (Q XXII) che si sviluppa tra Tiburtina e Prenestina, via di Portonaccio e viale Palmiro Togliatti. Oggi il quartiere fa parte del IV Municipio del Comune di Roma che ha sede in via Tiburtina n. 1163. Le strade del quartiere sono intitolate a giornalisti.

     Area totale mq 88.000, area coperta mq 17.068, alloggi realizzati 771, vani 4.006.

     Spetta a Mario Ridolfi[2] e a Ludovico Quaroni coordinare un gruppo di giovani per la costruzione del primo quartiere Ina Casa romano: il Tiburtino. Progettazione ed esecuzione si svolgono in un clima di grandi aspettative, tipico del dopoguerra. Le perplessità sorgono in seguito. Quaroni definirà il Tiburtino “il paese dei barocchi”, Ridolfi non andrà mai più a vederlo. Nel 1974 in un’intervista a Controspazio n. 3 Ridolfi ricorda: “Avevo fatto il tracciato stradale, dato la posizione degli edifici. Mi ero raccomandato che i progetti seguissero l’andamento del terreno… di non alterare il carattere ambientale… volevamo dare un carattere paesano…”. Il populismo neorealista del Tiburtino nasce dalla consapevolezza di un ruolo sociale dell’architettura; alla retorica, alle manie di grandezza, all’autoritarismo del regime fascista si contrappone ora una modestia artigiana. Il dato reale è comunque quello di contenere i costi, usare materiali italiani; la dimensione “paese” offre la soluzione più economica e semplice.

    Nelle case in linea: strutture portanti in muratura di blocchi regolari di tufo con ricorsi in mattoni intonacate esternamente; nelle case a torre: struttura in cemento armato e tamponatura in forati intonacati. I colori degli esterni erano basati su due o tre gradazioni di “terre romane”. Ridolfi progetta quattro case a torre di sette piani, tre edifici a schiera di tre piani, tre edifici a quattro piani, quattro edifici a quattro e cinque piani nella zona centrale e i negozi. Quaroni e Fiorentino progettano l’edificio in linea a doppia T nella zona centrale.

     Tra via Tiburtina, via Diego Angeli e via Cesana ci sono le “Case a ballatoio”, si tratta di una tipologia di case a schiera di tre piani con un alloggio a piano, questo gira intorno a un patio da cui prende luce. Gli alloggi ai piani superiori sono distribuiti da un ballatoio, una sorta di strada sopraelevata. L’insieme reinventa le case cinque seicentesce dell’alto Lazio.

     In via dei Crispolti abbiamo le “Case in linea” di Quaroni e Fiorentino. Il lungo corpo snodato, elemento centrale del quartiere , è formato dall’assemblaggio di più corpi edilizi, a volte con leggeri slittamenti, altre con decise rotazioni. I punti di cerniera sono risolti , ad esempio, con le scale triangolari che smistano gli alloggi sfalsati in altezza. Le logge, ora esagonali, ora rettangolari, o di altra foggia, creano effetti volumetrici e chiaroscurali diversificati sulle facciate.

     Tra via Diego Angeli e via Luigi Cesana si trovano le tre “Case a torre”, alte sette piani, queste fanno da contrappunto alle case a schiera basse e vogliono rappresentare un elemento di eterogenità nel quartiere.

 

     Il quartiere è stato definito da alcuni critici “neorealista” per le contemporanee ricerche cinematografiche e artistiche per l’effettiva povertà dei mezzi tecnici dovuta al contenimento dei costi e per l’attenzione alla vita delle classi popolari.



[1] Ludovico Quaroni. (Roma1911-1987) La piazza dell'E42 oggi Marconi con altri, il quartiere INA Casa Tiburtino al settimo chilometro della Tiburtina, il quartiere "La Martella" a Matera, la palazzina la Tarataruga in via Innocenzo X con Carlo Aymonino nel 1951, il complesso polifunzionale a Grosseto in piazza Rosselli, la Chiesa Madre di Gibellina (1972), il quartiere di Casilino 23. A lui è intitolata la facoltà di architettura di Valle Giulia.

[2] Mario Ridolfi. (1904-)  Il palazzo postale di piazza Bologna nel 1933, il palazzo oggi della FAO nel 1938 con altri, intensivo in via Cesare Baronio 32 nel  1942, il quartiere INA Casa Tiburtino con altri, otto case a torre per INA assicurazioni tra viale Etiopia, via Galla e Sidama, via Adua e via Tripolitania con W. Frankl nel 1951-54. La palazzina Mancioli in via Lusitania 29 nel 1953, nel 1966 asilo nido e scuola elementare a Spinaceto.

 


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