domenica 11 maggio 2014

Costruzioni moderne nel centro storico: innovazione, mimetismo e riuso.

Il tema dell’ escursione di oggi con gli amici di VediROMAinbici è stata:
“Costruzioni moderne nel centro storico di Roma: innovazione, mimetismo, riuso”, eravamo in 37, naturalmente tutti in bici.



Non è facile per un architetto progettare un edificio nel centro  storico della città, in uno spazio circondato da edifici dalle solenni facciate classiche, a volte di alto valore architettonico, come chiese o palazzi firmate dai grandi architetti del passato.
Che scelta fare?
Ci sono due strade:
  • Progettare un “edificio timido” che si mimetizza nel contesto preesistente, senza turbare, senza gridare, al limite un “falso storico” come già si è fatto nell’800
  • Ovvero fare una scelta coraggiosa, progettare un edificio decisamente moderno che si distingue fortemente nel contesto, rispettando tuttalpiù le dimensioni volumetriche e il colore dell’intorno, un edificio che grida il diritto e la libertà del progettista di esprimere l’architettura del suo tempo.
In entrambi i casi il progettista sarà sottoposto a un processo e alle critiche degli uni o degli altri, come è avvenuto di recente per l’edificio decisamente innovatore dell’Ara Pacis dell’archistar Richard Meier.
I conservatori hanno sempre sostenuto che la moderna architettura, caratterizzata da stilemi così diversi dal passato, altera l’unica, esclusiva morfologia, la  singolare identità dei centri storici.
A ciò gli aspiranti al moderno hanno sempre replicato che non si deve imbalsamare la città storica e tanto meno la si deve camuffare da città medievale.


Il dibattito tra innovatori e conservatori si svolge in Italia a partire  dal 1885 quando molte città italiane, Milano, Torino, Firenze, Napoli adottano il piano di risanamento come era stato già fatto per Parigi, sotto la guida del  barone Haussman, prefetto della Senna, tra il 1853 e il 1870 con la demolizione di edifici e la realizzazione dei grandi viali alberati (boulevard)
Francesco Crispi -  presidente del Consiglio (1887-91) -  intende procedere alla riorganizzazione urbanistica di Roma divenuta capitale:  districare il labirinto della città barocca, con demolizioni e raddrizzamento delle direttrici di traffico principali.
Vengono realizzate Via Cavour, Via Arenula, Via Nazionale, piazza della Repubblica Via Tomacelli, piazza Venezia, Via del Tritone, Corso Vittorio Emanuele II.
Con l’apertura di queste nuove strade vengono realizzati importanti edifici pubblici in stile neoclassico: il Palazzo delle Esposizioni (1883)  e la sede della Banca d’Italia in via Nazionale; il monumento a Vittorio Emanuele II (1885-1911) a piazza Venezia; i palazzi porticati di piazza Esedra (1887-1898  di Gaetano Koch) e la fontana delle Naiadi del 1901 e molti altri edifici pubblici e privati non meno importanti.
Nel ventennio fascista si continua il percorso di rinnovamento urbanistico con l’intento di isolare ed evidenziare i grandi monumenti storici: vengono realizzati  via dei Fori Imperiali, la via del Mare, via della Conciliazione, piazza Augusto Imperatore.
Per i nuovi edifici da realizzare si decide la scelta innovativa proposta dall’architetto Marcello Piacentini: lo stile monumentale che richiama lo stile neoclassico semplificato, cioè depurato di qualsiasi ornamento.




Oggi abbiamo visitato cinque edifici moderni costruiti negli ultimi 50 anni tra il 1960 e il 2013


  • Il recentissimo Megastore H&M in via del Corso dell’arch. Fuksas che è un esempio di “riuso”, in sostanza è un  edifico moderno che non si vede perché chiuso all’interno del preesistente edifico completamente svuotato, ma che conserva le quattro facciate originarie.
  • Passando per piazza Flaminio daremo uno sguardo fugace all’edificio Banca popolare di Milano e poi per Corso d’Italia al Jolly hotel Vittorio Veneto, due edifici che richiamano i motivi architettonici dei due più importanti edifici che seguono nella visita.
  • L’edificio multifunzionale di via Campania degli  architetti Passarelli; a suo tempo suscitò molto scalpore e Bruno Zevi, entusiasta, dedicò l’intera  pubblicazione del numero 122/1965 della rivista L’architettura; come potrete vedere è ancora, dopo 50 anni, un edificio modernissimo, veramente eccezionale e coraggioso.
  • Il magazzino della Rinascente degli architetti Franco Albini e Franca Helg (1957 – 61) tra via Salaria e Corso Italia, costruito nel 1960-61, un edificio dall’architettura molto innovativa per quegli anni.
  • L’edificio multifunzionale a piazza Santa Maria Maggiore, angolo via Gioberti, un  esempio di corretto inserimento in un contesto storico architettonico di grande rilevanza: una via di mezzo tra innovazione e mimetismo, che riprende in parte e timidamente, lo stile del palazzo  La Rinascente di Franco Albini
  • Il recente edificio multifunzionale di Piazza Vittorio Emanuele: un esempio di architettura mediocre di mimetismo, a mio giudizio, che tuttavia ha il merito di non turbare il “continuum architettonico” della piazza.

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