giovedì 19 maggio 2016

Credevo di sapere tutto sul Vittoriano, invece!

   Credevo di sapere tutto sul Vittoriano, invece NO! Per un amante di Roma, della sua storia, dell'arte, conoscere piazza Venezia con il Vittoriano è una delle prime cose da sapere. Invece questi giorni ho scoperto che sotto il Vittoriano esiste un rifugio antiaereo dell'ultima guerra mondiale.
   I sotterranei vennero scoperti nel 1888, dopo la posa della prima pietra, vennero conservati e mantenuti agibili fino ad essere utilizzati come rifugi antiaerei nell'ultima guerra. Sabato 21 e domenica 22, come ogni fine settimana, il Polo Museale del Lazio apre al pubblico i sotterranei con resti archeologici di età traianea. Ci sono due appuntamenti alle ore 11 e alle ore 12, bisogna presentarsi mezz'ora prima all'ingresso principale.
   Questa è veramente una novità per Roma.


Il MONUMENTO A VITTORIO EMANUELE II, è detto anche VITTORIANO o ALTARE DELLA PATRIA.

     Grandiosa mole dell’arch. Giuseppe Sacconi, iniziato nel 1885 per celebrare il cinquantenario dell’unità nazionale e inaugurato nel 1911. Il calcare di Botticino (Brescia) usato nella costruzione, di un bianco freddo e abbagliante non si armonizza con la tinta calda e dorata del travertino, la pietra dominante a Roma; né il monumento riesce ad ambientarsi nella scenografia delle rovine circostanti.

     Un’ampia scalinata sale all’ALTARE DELLA PATRIA e si divide poi in due rampe che, girando dietro l’altare, si ricongiungono alla statua del re, si aprono nuovamente per sboccare su un vasto ripiano, dominato dal porticato a esedra che corona l’edificio.

     Nell’esedra di destra la fontana del Tirreno di Pietro Canonica, in quella di sinistra l’Adriatico di E. Quadrelli. Davanti a quest’ultima i resti della tomba di Caio Publicio Bibulo, del I sec. a. C. importante caposaldo della della topografia di Roma antica: si trovava infatti fuori della cerchia delle mura Serviane (come è noto era vietato seppellire in città).

     Alle testate della scalinata due grandi gruppi allegorici in bronzo dorato: Il pensiero di Giulio Monteverde a sinistra e L’azione di Francesco Jerace a destra.

     Sul primo ripiano l’ALTARE DELLA PATRIA, vasta e armoniosa composizione architettonica e scultorea con nel mezzo, contro un’edicola la solenne statua di Roma, verso cui convergono, in altorilievo i Cortei trionfali del lavoro, a sinistra, e dell’Amor patrio a destra, opere dello scultore Angelo Zanelli. Ai piedi della statua di Roma si trova, dal 1921, la TOMBA DEL MILITE IGNOTO, la salma di un soldato sconosciuto morto nella prima guerra mondiale, costantemente guardata da due sentinelle armate.

     Le scale salgono ai due portali del Museo del Risorgimento, quindi proseguono fino alla STATUA EQUESTRE DI VITTORIO EMANUELE II di Enrico Chiaradia, alta e lunga 12 metri, in bronzo già dorato. Poggia su un basamento con le statue delle città italiane di Eugenio Maccagnani.

     Segue un altro grande ripiano con otto are con i simboli araldici delle città italiane liberate nella guerra 1915-18 e in mezzo un masso del monte Grappa.

     Sovrasta il grandioso PORTICO in curva, composto di 16 colonne alte 15 metri; nell’attico le statue delle regioni d’Italia, alte cinque metri. Dal portico meraviglioso panorama di Roma.

     Sopra i propilei spiccano due colossali quadrighe di bronzo con Vittorie alate, opera di Carlo Fontana e di Paolo Bartolini (1908).

     Alla fine della Grande Guerra venne deciso di onorare tutti i soldati morti in guerra per la patria tumulando in questo luogo uno dei tanti caduti italiani di cui non si conosceva l’identità. Venne scelta la madre di un volontario delle terre irredente, che aveva disertato l’esercito austriaco, caduto in combattimanto senza che il corpo fosse stato ritrovato: Maria Bergamas. Alla donna venne dato l’incarico di scegliere una salma tra undici tutte non identificate. La cerimonia avvenne ad Aquileia il 26 ottobre 1921, la donna passò davanti alle salme, giunta davanti ad una non riuscì più a proseguire, si accasciò al suolo pronunciando il nome del figlio: Antonio. Tale feretro fu collocato su un affusto di cannone e, accompagnato da reduci decorati di medaglia d’oro, fu deposto su un carro ferroviario.

     Le altre dieci salme furono tumulate nel cimitero di guerra collocato nel prato dietro la basilica di Aquileia. Il viaggio venne effettuato a velocità ridotta, il convoglio si fermò in molte stazioni dove la gente ebbe modo di onorarlo. Una folla strabocchevole lo attese anche per ore. A Roma venne accolta dal Re, dai rappresentanti dei combattenti, delle vedove e delle madri dei caduti, inoltre erano presenti le bandiere di tutti i reggimenti, si fermò nella chiesa di Santa Maria degli Angeli, finalmente il 4 novembre 1921 venne tumulata nel Vittoriano.

     Negli anni Trenta il feretro venne traslato nella cripta interna al Vittoriano costruita con rocce provenienti dalle montagne in cui si combattè la prima guerra mondiale: il Grappa, il Carso e altre.

     All’interno del Vittoriano si trovano l’ISTITUTO PER LA STORIA DEL RISORGIMENTO ITALIANO, con ingresso dal lato destro, e il MUSEO DEL RISORGIMENTO, recentemente riordinato, con ingresso dal lato sinistro, in via di San Pietro in Carcere. E’ anche sede di mostre temporanee.

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