domenica 1 maggio 2016

Primo maggio a dispetto delle previsioni meteo

A dispetto delle previsioni meteo che avevano messo pioggia tutto il giorno e temporali intorno alla ore 11, oggi è stata una bella giornata di sole, a tratti nuvolosa, ma tiepida. Siamo stati molto bene con gli amici di VediROMAinbici, eravamo in 21, abbiamo visitato le ville di Roma recentemente restaurate dal comune e re-inaugurate il 21 aprile, Natale di Roma.
Eccoci alla partenza di largo Corrado Ricci,
sono le ore 9 - 9,30, siamo in 21.

Prima tappa al rinnovato parco di Colle Oppio.
 
     Il colle Oppio, insieme al Fagutale (oltre via Cavour- Monti) e al Cispio (dove si trova Santa Maria Maggiore)  fa parte del colle Esquilino, il più alto ed esteso tra i sette colli di Roma.
     Fu sede di uno dei villaggi che diede origine a Roma, in età neroniana fu occupata dalla Domus Aurea, su di essa sorsero le terme di Tito e quelle di Traiano. Nel medioevo, la zona rimase disabitata sorsero le chiese di San Pietro in Vincoli e San Martino ai Monti. Subito dopo il 1870 l’area venne destinata a giardini pubblici e fu più tardi inserita nel grandioso progetto di tutela della zona monumentale. Il primo nucleo del parco fu realizzato tra il 1928 e il 1932 dall’arch. Raffaele De Vico[1]. Il giardino si impernia sull’incrocio di due grandi assi viari: viale Mizzi[2] e viale della Domus Aurea dotati di ingressi monumentali arricchiti da una serie di fontane, tra queste il grande ninfeo con decorazioni in tufo realizzate da Giorgiutti e le due fontane affacciate sul via Labicana. La più importante è la fontana delle anfore. Nei viali si trova la statua di Alfredo Oriani[3], opera di Ercole Drei[4] del 1935. La sistemazione del settore superiore del colle, comprendente i resti delle terme di Traiano, si deve a Antonio Munoz[5] e venne realizzata tra il 1935 e il 1936.
     Era un luogo di ritrovo per le manifestazioni operaie prima dell’avvento del fascismo. Qui nel 1922 si tenne l’ultima manifestazione del Primo Maggio, prima che il fascismo ne vietasse la celebrazione.
     E’ stato restaurato nel marzo del 2016 nell’arco degli interventi per impermeabilizzare la Domus Aurea. Da allora si è deciso di chiudere di notte i cancelli di Colle Oppio, un modo per tutelare il parco di 11 ettari[6] con vista Colosseo e sottrarlo al degrado. Il provvedimento dopo la riqualificazione da 309.000 €. Sono stati restaurati i viali, i lampioni, le fontane e i nasoni, sono stati effettuatei degli interventi di ingegneria ambientale per evitare il dilavamento delle colline verso il Colosseo, è stato ripristinato il roseto e sistemato il pozzo per l’irrigazione dei giardini.


[1] Raffaele de Vico. Parco di Villa Glori nel 1924, giardino di piazza Mazzini nel 1925, monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale al Verano nel 1926, il serbatoio dell'Acqua a Porta Maggiore nel 1927, ingresso di Colle Oppio, serbatoio dell'acqua dello zoo, sistemazione ampliamento dello zoo, parco Nemorense in piazza Crati nel 1930, parco Savello all'Aventino nel 1932, uccelliera dello zoo nel 1935, sistemazione arborea dei giardini del laghetto dell'Eur nel 1960.
[2] Fortunato Mizzi (1844-1905) Uomo politico maltese, strenuo sostenitore dell’italianità di Malta. Avvocato, fondò il giornale Malta. Malta è indipendente dal 1964.
[3] Alfredo Oriani. Scrittore, storico e poeta nato a Faenza nel 1852, morto a Casola Valsenio nel 1909. La sua fama di scrittore si deve ai trattati di storia e politica come “Fino a Dogali” del 1889, in questa e nelle altre affermò la sua idea di stato forte che regola la vita sociale con ampi poteri. Tra le opere letterarie: Gelosia del 1894 e Vortice del 1899. Uno dei suoi ultimi lavori Bicicletta del 1902, una raccolta di novelle. Lasua opera fu apprezzata da Benedetto Croce, il fascismo vide in lui un precursore. Mussolini curò l’edizione completa delle sue opere. A Roma gli era dedicato un istituto magistrale con sede a piazza Indipendenza 7 oggi Liceo Macchiavelli, esiste un Istituto Comprensivo e una piazza a Monteverde Vecchio.
[4] Ercole Drei. (Faenza 1886 - Roma1973) Soprattutto scultore ma anche pittore e disegnatore. Studiò all'Accademia di Firenze dove insegnava Fattori. Dal 1913 a Roma, ha abitato a villa Strohl Fern dal 1921 alla morte. Prende parte alla Secessione Romana e alle Biennali di Venezia. Dopo la prima guerra mondiale rielabora alcuni soggetti in base ai canoni classici dell'essenzialità formale e dell'equilibrio compositivo.  Bassorilievi per il ponte Duca d'Aosta a Roma, la stele per il lavoro nei campi nel giardino dell'Eur, il Seminatore alla Galleria d'Arte Moderna di Roma Capitale. Presente alla Quadriennale romana. Sue opere nella chiesa di Don Bosco a Roma, per la facciata della galleria Colonna.
[5] Antonio Munoz  (1884-1960) architetto e storico dell'arte, fu sovrintentendente alle antichità del Lazio, a lui si deve la sistemazione di diverse zone del centro storico durante gli sventramenti del fascismo: via dell'Impero, via dei Trionfi, largo Argentina, mausoleo di Augusto. La sua opera più importante fu il restauro di Santa Sabina. Fu primo direttore del museo di Roma a via dei Cerchi. Restaurò molte chiese di Roma.
[6] Un ettaro = 10.000 mq.

Seconda tappa a villa Aldobrandini.
 
     L’ingresso è da via Mazzarino 11, dal 1926 è proprietà dello Stato italiano. E’ un giardino pensile racchiuso da muraglioni. Nel Novecento il palazzo e parte del giardino furono assegnati all’Istituto Internazionale per l’Unificazione del Diritto Privato.
     La storia di questa villa inizia nel 1566 quando monsignor Giulio Vitelli, originario di città di castello, acquistò una vigna in località monte Magnanapoli. Secondo una schema diffuso nel Cinquecento la villa comprendeva: il casino, il giardino segreto e un parco che arrivava fino a palazzo Pallavicini Rospigliosi (ancora non esistente). L’architetto Carlo Lambardi[1] vi fece lavori di restauro e abbellimento come il portone d’ingresso ad angolo con via Panisperna. Nei primissimi anni del Seicento la villa fu acquistata da papa Clemente VIII per donarla al nipote Pietro Aldobrandini. Giacomo della Porta[2] dotò il palazzo di scale e logge e di una facciata sul giardino. Il giardino stesso fu arricchito con alberi di alto fusto in parte ancora esistenti, statue, vasi, cippi, sedili, alcune fontane e una peschiera oggi non più esistente.
     Ai piani superiori era ospitata una ricchissima collezione di opere d’arte lasciate in eredità da Lucrezia d’Este duchessa d’Urbino. Vi erano quadri di Giovanni Bellini, Tiziano, Dosso Dossi, della scuola veneta e ferrarese, oltre a Raffaello e ambiente romano. “Le nozze aldobrandini”, pittura romana ad affresco, di epoca augustea, venute alla luce all’Esquilino nel 1601 sono ora ai musei vaticani. La villa passò ai Pamphili e ai Borghese che spostarono la collezione nelle proprie gallerie.
     Tra il 1811 e il 1814 la villa fu sede del governatore francese di Roma, con la restaurazione tornò agli Aldobrandini che la tennero fino al 1926 quando passò allo Stato ormai ridotta per l’apertura di via Nazionale. Negli anni Trenta Piacentini aggiunse un corpo neocinquecentesco su via Panisperna. La scalinata di ingresso su via Mazzarino si deve a Cesare Valle (1938).
        E’ stata restituita alla cittadinanza, il 21 aprile 2016 in occasione del Natale di Roma, era chiusa dal 2013. Grazie ai fondi Arcus, la società per lo sviluppo dell’arte, della cultura e dello spettacolo. L’Arcus ha ripristinato l’impianto idrico delle fontane fermo da anni, recuperato specie botaniche in via di estinsione, rinnovato gli arredi, restaurato la pavimentazione e messo a norma gli affacci. La sovrintendenza è interventua su marmi antichi, statue e fontane ora totalmente riqualificate.
     Esiste una imponente villa Aldobrandini a Frascati voluta sempre da Clemente VIII per il nipote Pietro Aldobrandini. Anch’essa si deve a Giacomo della Porta a cui subentrarono Carlo Maderno e Giovanni Fontana. Nella villa affreschi del Domenichino, Zuccari e Cavalier d’Arpino.


[1] Carlo Lambardi o Lombardi autore della facciata di Santa Francesca Romana, di palazzo Costaguti in piazza Mattei (dove si trova la fontana delle Tartarughe) e di villa Aldobrandini.
[2] Giacomo della Porta (Genova 1533 - Roma 1602), architetto e scultore, allievo e aiuto del Vignola, costruì la chiesa del Gesù a Roma, la chiesa di Santa Maria ai Monti, la fontana di piazza Colonna, la fontana del Tritone, la fontana delle Tartarughe in piazza Mattei, le fontane minori in piazza Navona. E’ passato alla storia per aver realizzato la cupola di Michelangelo in San Pietro dopo la morte del grande artista, sua la facciata di palazzo Altemps.
 

Eccoci sull'Aventino al roseto comunale.

Ancora un'immagine del roseto comunale.

Finalmente ultima tappa: il giardino degli Aranci.
 
Cinto dalle mura del castello dei Savelli del sec. XIII (costruito a sua volta su un castello dei Crescenzi del sec. X) per cui è chiamato anche parco Savello. E’ stato realizzato da Raffaele De Vico nel 1932, là dove era l’orto dei domenicani della vicina chiesa di Santa Sabina, presenta uno dei panorami più belli e conosciuti di Roma. Ha una estensione di mq 7.800. Il giardino è piantato ad aranci con riferimento all’arancio piantato da San Domenico, fondatore dell’ordine, conservato nel vicino chiostro di Santa Sabina e visibile tramite un foro nel muro perimetrale del chiostro. E’ un giardino simmetrico, il viale centrale – che porta al belvedere – è stato intitolato a Nino Manfredi (Castro dei Volsci 1921 – Roma 2004), ciociaro di origine ma romano di adozione. Nella parte destra (per chi entra) vi era la fontana di piazza Montanara di Giacomo della Porta, collocata nel 1973 in piazza San Simeone ai Coronari. La piazza centrale è stata intitolata a Fiorenzo Fiorentini, un attore romano che ha recitato per più stagioni in questo luogo. L’ingresso principale del giardino fu arricchito, nel 1937 con portale di villa Balestra sulla Flaminia. D’estate vi si tengono spettacoli teatrali all’aperto, in particolare di teatro romano classico o romanesco.
     A sinistra dell’entrata si trova una fontana (vasca termale romana) con mascherone, formata con materiale di spoglio, proviene dal Campo Vaccino.
     Restaurato grazie al gruppo Fondazione Sorgente Group e riaperto per il Natale di Roma il 21 aprile 2016. Spesi 250 mila euro, lavori per 5 mesi. Il giardino degli Aranci, ha nuove panchine in travertino e ghisa e nuovi cestini, sistemati gli arbusti, le aiuole e il brecciolino. Nuovo l’impianto di irrigazione. La fondazione si occuperà anche della manutenzione.
Eccoci in Caffarella: che spettacolo! Un gregge di pecore,
sullo sfondo il Bosco Sacro.

Finalmente la meritata sosta alla fonte dell'Acqua Santa
per i panini, le fave con il pecorino. E' stata una bellissima giornata!

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