lunedì 23 marzo 2015

Sei romano de Roma se...

sai come si chiama e dove si trova il monumento nella foto.


Le foto di ieri erano al quartiere Unrra Casas di San Basilio.
     Il quartiere venne costruito tra il 1949 e il 1955, recupera i modi della comunità rurale cercando di sviluppare i rapporti di vicinato, ma questo quartiere si differenzia perché inserisce alcuni elementi dell’architettura scandinava. Ciò che è maggiormente studiato è l’impianto urbanistico con i suoi spazi aperti tra le case, quasi a metà strada tra campagna e città. Al centro si trova l’area per i servizi collettivi: centro sociale, asilo nido, negozi dell’architetto Serena Boselli.

     Il terreno su cui sorge il quartiere si sviluppa su una superficie di 8,5 ha e venne ceduto gratuitamente dal Comune di Roma; vi vennero costruiti 180 alloggi, per circa 900 abitanti, dotati ciascuno di un orto-giardino di 150-200 mq. Le case sono in muratura e coperte a tetto. I colori originali non sono stati mantenuti: gli intonaci erano rossi, violacei e gialli, come pure le fasce bianche alle finestre, gli infissi bianchi e le opere in ferro nere. Data l’esiguità dei finanziamenti si preferì realizzare un piccolo progetto con un carattere esemplare.
     “Ancora oggi nella sterminata periferia romana questo villaggio riesce a mantenere quel suo particolare carattere un po’ irreale di insediamento suburbano che lo sviluppo della città non ha sostanzialmente intaccato”.

     L’UNRRA (United Nations Relief and Rehabilitation Administration) era un’organizzazione delle Nazioni Unite, con sede a Washington, istituita nel 1943 per assistere economicamente e civilmente i paesi usciti gravemente danneggiati dalla II guerra mondiale. Venne sciolta il 3 dicembre 1947. I fondi provenivano da stati che non avevano subito devastazioni durante l’ultimo conflitto mondiale. In un secondo momento la sua opera fu estesa ai paesi sconfitti. L’Italia fu ammessa nel 1946, l’ente esercitava le sue funzioni tramite commissioni provinciali presiedute dal prefetto.
     Tale ente ebbe un ruolo nella progettazione dei quartieri di Matera che dovevano ospitare gli abitanti espulsi dai Sassi. I primi quartieri: Serra Venerdì e Platani sono opera dell’arch. Luigi Piccinato, il borgo rurale La Martella, staccato dalla città, è opera di Ludovico Quaroni, dotato di servizi e parrocchiale.

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