mercoledì 4 novembre 2015

Fontana di Trevi è tornata a splendere dopo 17 mesi

Eccola! E' tornata, la nostra fontana di Trevi, la più bella del mondo è tornata a splendere dopo 17 mesi di restauri, pagati dalla maison Fendi 2 milioni e200 euro. In questi 17 mesi hanno lavorato 36 restauratori al lavoro per 516 giorni, 36 operai, 27 tecnici, 10 vigilantes. Oltre 100 le lampade a led installate dall’Acea. La fontana più monumentale di Roma, resa più imponente e fragorosa dalle limitate dimensioni della piazza è tornata al suo splendore.


      Nel 19 a.C. Agrippa fece costruire per le sue terme un canale di 20 Km che condusse a Roma l’Acqua Vergine, cosiddetta perché vuole la tradizione che una fanciulla (Virgo) ne mostrasse la sorgente ai soldati assetati. Niccolò V[1] fece riparare i danni che avevano ostruito per otto secoli le condutture e fece costruire da Leon Battista Alberti la vasca terminale (1453), la fontana fu quindi restaurata da Urbano VIII[2] (con le entrate della tassa sul vino, per cui Pasquino disse: “Urban poi che di tasse aggravò il vino, ricreò con l’acqua il popol di Quirino”). Infine Clemente XII[3] bandito un concorso per un monumentale “mostra”, ne affidò l’esecuzione a Nicolò Salvi[4], che ne fece il suo capolavoro (1732-62). Ebbe tre inaugurazioni, nel 1735 da parte di Clemente XII, poi con Benedetto XIV, infine con Clemente XIII nel 1762. E’ antica usanza dei forestieri buttare una monetina nella vasca per assicurarsi il ritorno a Roma.


[1] Niccolò V, Tommaso Parentucelli (Sarzana 1397 – Roma 1455) papa dal 1447. Nello stemma due chiavi incrociate. Insigne umanista dovette subire la caduta di Costantinopoli nel 1453.
[2] Urbano VIII, Maffeo Barberini (Firenze 1568 – Roma 1644). Nello stemma tre api in campo blu. Inaugurò il baldacchino berniniano di San Pietro, fece costruire palazzo Barberini, la fontana del Tritone, il palazzo della Propaganda Fide utilizzando il Pantheon e il Colosseo come cave.
[3] Clemente XII, Lorenzo Corsini 1652 – 1740) papa dal 1730. Stemma a strisce diagonali con banda orizzontale. Per risanare le finanze ripristinò il gioco del lotto. Fece costruire la facciata di San Giovanni in Laterano, il palazzo della Consulta sul Quirinale, pavimentò strade, acquistò la collezione Albani per il museo Capitolino, condannò la Massoneria. La sua tomba è in San Giovanni in Laterano.
[4] Nicolò Salvi, (Roma 1697 – 1751) architetto italiano allievo di Antonio Canevari. Arrivò tardi a questo lavoro dopo gli studi di matematica e filosofia. Anche a causa delle sue malferme condizioni di salute eseguì solo quest’opera, la chiesa di Santa Maria in Gradi a Viterbo e una cappella a San Giovanni Battista con il Vanvitelli, allestita a Sant’Antonio dei Portoghesi, benedetta dal papa e inviata in Portogallo via mare.
      Famosa in tutto il mondo, l’opera del Salvi si concretizza nella felice fusione dell’architettura e della plastica con elementi naturali, le rocce e l’acqua. Il prospetto largo 20 metri, alto 26 corrispondente al lato minore del palazzo dei duchi di Poli, aggetta nel mezzo con l’imponenza di un arco di trionfo costituito da un ordine di quattro colonne corinzie addossate a lesène, sormontato da un grandioso attico ornato da statue e coronato da balaustrata con ricco fastigio; le sue ali laterali hanno due piani di finestre tra lesène, e attico.
     Dal nicchione centrale si stacca la colossale figura dell’Oceano, trascinato sul cocchio a conchiglia da due cavalli marini, il cavallo sfrenato e il cavallo placido, guidati da tritoni. La scogliera si estende a coprire la base del palazzo, mentre l’acqua scroscia rimbalzando  sui bacini e nella gran vasca (80.000 metricubi di acqua al giorno, che alimentano le fontane delle piazze Farnese, Navona, di Spagna e il ninfeo di villa Giulia). Nella nicchia sinistra l’Abbondanza di Filippo Valle[1], sopra Agrippa approva il disegno dell’acquedotto, rilievo di Andrea Bergondi; nella nicchia a destra la Salubrità di Filippo Valle, sopra La vergine indica la sorgente ai soldati, rilievo di Giovan Battista Grossi; contro l’attico statue delle stagioni. Sul fastigio lo stemma Corsini sorretto da geni alati di P. Benaglia. Davanti alla fontana si incurva una gradinata con sedili, formante una specie di cavea.


[1] Filippo Valle (Firenze 1698 – Roma 1768) scultore, lavorò alla cappella Corsini in Laterano, al palazzo della Consulta sul Quirinale e ha Sant’Ignazio.
    Nel cinema è stata protagonista più volte, la più celebre è in una scena de “La dolce vita” di Federico Fellini, del 1960 con Anita Ekberg e Marcello Mastroianni; anche in Tototruffa del 1961 il famoso comico cerca di vendere la fontana ad un ignaro turista.
   Nell’ottobre 2007 è stata oggetto di una performace-protesta dell’artista Graziano Cecchini che si definisce “futurista”, ha colorato l’acqua di rosso () come protesta contro il mercato globale.
   Nel 2013, Fendi ha messo a disposizione 2,5 milioni di euro per il suo restauro e per le Quattro Fontane.

Nessun commento:

Posta un commento